Il caso Epstein travolge Andrea, ma l'ex duca aveva incassato quindici milioni da un oligarca

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La tempesta giudiziaria e mediatica che si è abbattuta su Andrew Mountbatten-Windsor, fratello di re Carlo III, non accenna a placarsi, anzi, con il passare dei giorni emergono dettagli sempre più complessi e potenzialmente devastanti per l'immagine della monarchia britannica. L'arresto avvenuto il giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, con conseguente rilascio dopo circa dodici ore di interrogatorio da parte della Thames Valley Police, rappresenta solo l'ultimo, clamoroso capitolo di una vicenda iniziata con le frequentazioni del principe con il finanziere Jeffrey Epstein. Le accuse, per ora, si concentrano su un presunto abuso d'ufficio e sulla condivisione di informazioni riservate con l'amico miliardario, quando Andrea ricopriva il ruolo di inviato speciale per il commercio internazionale del Regno Unito. Ma è sul fronte economico che la posizione dell'ex duca di York appare oggi più vulnerabile e moralmente insostenibile.

Una dettagliata inchiesta condotta dalla BBC, e riportata da diverse testate, ha infatti ricostruito i retroscena di una transazione immobiliare che solleva interrogativi inquietanti sulla provenienza del denaro finito nelle tasche del principe. La villa di Sunninghill Park, nel Berkshire, residenza donata dalla regina madre per le nozze con Sarah Ferguson, venne venduta nel 2007 per quindici milioni di sterline, una cifra che all'epoca apparve immediatamente fuori mercato. L'acquirente, emerso solo anni dopo grazie al lavoro dei giornalisti, era Timur Kulibayev, oligarca kazako nonché genero dell'allora presidente autoritario del paese, Nursultan Nazarbayev. L'aspetto più grave, emerso ora, è che il magnate per concludere l'affare utilizzò, almeno in parte, un prestito proveniente da Enviro Pacific Investments, una società che la magistratura italiana, in procedimenti conclusisi nel 2016 e nel 2017, aveva collegato a un sistema di tangenti e corruzione per l'aggiudicazione di lucrosi contratti nel settore petrolifero.

La cifra pattuita per la proprietà, tra l'altro, superava di circa tre milioni di sterline il prezzo richiesto e di ben sette milioni il valore stimato dell'immobile, una costruzione in mattoni rossi che la stampa britannica non aveva esitato a paragonare a un supermercato Tesco per la sua discutibile estetica. Sebbene non vi siano prove che Andrea fosse a conoscenza dell'origine di quei fondi, gli esperti di antiriciclaggio interpellati dalla emittente britannica hanno sottolineato come l'operazione presentasse numerosi campanelli d'allarme: la posizione di Kulibayev come pubblico ufficiale in un governo straniero noto per la corruzione sistemica, l'utilizzo di complesse società offshore con sede in paradisi fiscali e la palese sproporzione tra il prezzo pagato e il reale valore di mercato dell'immobile avrebbero dovuto imporre verifiche ben più approfondite da parte dei legali che curarono la pratica per conto della famiglia reale. Di fatto, l'ex principe ha intascato una somma ingente, superiore ai diciassette milioni di euro, proveniente da un circuito finanziario quantomeno opaco, legato a doppio filo con la corruzione internazionale.

La ferma reazione di Carlo e l’ammissione di William

Di fronte a questa valanga di rivelazioni, che seguono la diffusione di vecchie fotografie e di email imbarazzanti con Epstein, re Carlo III ha rotto gli indugi, assumendo una posizione di netta e pubblica distanza dal fratello minore. Il sovrano, attraverso un raro e gelido comunicato di Buckingham Palace, ha fatto sapere che la giustizia deve seguire il suo corso, offrendo al contempo piena collaborazione alle forze di polizia. Una presa di posizione che segue i provvedimenti già adottati nei mesi scorsi, quando ad Andrea erano stati tolti titoli, privilegi e persino la sicurezza finanziaria legata al suo status reale, oltre alla possibilità di continuare a risiedere nella lussuosa tenuta di Royal Lodge. La linea della fermezza, volta a blindare l'istituzione monarchica isolando il membro “scomodo” della famiglia, è stata fatta propria anche dal Principe e dalla Principessa di Galles, che si sono detti profondamente preoccupati per le implicazioni dello scandalo, con un pensiero rivolto soprattutto alle vittime di Epstein.

Tuttavia, il peso emotivo di questa crisi senza precedenti traspare dalle stesse parole dell'erede al trono. Incontrando il pubblico e i giornalisti in occasione degli EE Bafta Film Awards, tenutisi il ventidue febbraio, William ha lasciato cadere la maschera della compostezza reale per un attimo. Alla domanda se avesse visto il film “Hamnet”, la sua risposta è stata rivelatrice: “Ho bisogno di stare calmo e in questo momento non lo sono”. Un'ammissione che, nella sua semplicità, racconta lo stato d'animo di un uomo proiettato verso un futuro da monarca, ma costretto a fare i conti con il discredito gettato sull'intera famiglia dallo zio e con le ripercussioni che tutto ciò avrà sulla tenuta e sul destino stesso della Corona. I principi di Galles, presenti alla serata di gala, hanno dovuto affrontare il pubblico nella fase più delicata per le sorti della royal family, consapevoli che ogni loro gesto e parola vengono ora scrutinati con una lente di ingrandimento.

L’ombra della corruzione e la linea di successione

La vicenda della vendita di Sunninghill Park non è solo una macchia sul passato, ma getta un'ombra lunga sul presente, portando per la prima volta il sospetto di un coinvolgimento, seppur indiretto, con i proventi di attività criminose. La domanda che circola negli ambienti investigativi e tra i commentatori più attenti è se i consulenti legali e finanziari che all'epoca seguivano Andrea abbiano effettivamente condotto tutte le verifiche dovute per scongiurare il rischio di riciclaggio, come imposto dalla legge britannica fin dal 2004. La mancata identificazione pubblica del proprietario dell'offshore che acquistò la villa, all'epoca non obbligatoria per legge ma certamente una prassi poco trasparente, contribuì a mantenere celata per anni l'identità del vero acquirente. L'ex ministro laburista Margaret Hodge, che si occupa di anticorruzione per il governo, ha dichiarato alla BBC di essere rimasta “assolutamente scioccata” dalle rivelazioni, sostenendo che queste accuse meriterebbero di essere indagate a fondo dal Parlamento e dalle agenzie nazionali competenti, perché nessuno, nemmeno un reale, può essere considerato al di sopra della legge.

Il nodo cruciale, adesso, riguarda il futuro formale di Andrew Mountbatten-Windsor all'interno della linea di successione. Nonostante la privazione di tutti i titoli e i privilegi, l'ex duca di York rimane tecnicamente all'ottavo posto nell'ordine di successione al trono. Una posizione puramente formale, certo, ma che la gran parte dell'opinione pubblica, come certificano i sondaggi, giudica ormai intollerabile. Per una sua rimozione, tuttavia, non basterebbe un decreto reale: sarebbe necessario un intervento legislativo specifico da parte del Parlamento di Westminster, un passo delicato e politicamente complesso che trasformerebbe una questione dinastica in un dibattito nazionale sull'identità e le regole della monarchia. Il governo, guidato da Keir Starmer, osserva con attenzione la situazione, mentre membri dell'opposizione, come il ministro della Difesa intervistato dalla BBC, hanno già definito l'esclusione del principe come “la cosa giusta da fare”.

Il sovrano prova a tenere la barra dritta

In questo clima di tempesta perfetta, re Carlo sta cercando in tutti i modi di trasmettere un messaggio di continuità e stabilità. È noto che il sovrano, nonostante la diagnosi di cancro e le terapie in corso, si sia sempre rifiutato di rallentare i propri impegni pubblici. Tuttavia, lo stillicidio di rivelazioni sul fratello e lo shock dell'arresto hanno messo a dura prova anche la sua resistenza. Il monarca si è concesso qualche giorno di pausa, ritirandosi nella tenuta di Sandringham, per poi tornare alla ribalta con la regina Camilla, partecipando a eventi pubblici come la London Fashion Week, dove è apparso sorridente ma visibilmente provato. Una strategia, quella di mostrare il sovrano al lavoro, volta a rassicurare i sudditi e a scindere, nell'immaginario collettivo, la figura del re dalle colpe del fratello. Resta da vedere se questo tentativo di arginare i danni sarà sufficiente a placare le richieste di chiarezza che arrivano da più parti e a dissipare i dubbi sollevati dai flussi di denaro, opachi e controversi, che hanno arricchito le casse di un membro della famiglia reale.

Description: L'arresto del principe Andrea e l'inchiesta della BBC sulla vendita di una villa a un oligarca kazako gettano nuova luce sullo scandalo Epstein e mettono a dura prova la monarchia.

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