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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta d'emergenza dell'amministrazione Trump di far entrare in vigore, prima delle elezioni di midterm del 3 novembre, l'ordine esecutivo che avrebbe limitato fortemente il voto per posta. La decisione, presa lunedì senza motivazioni dettagliate come da prassi per le questioni urgenti, ha scatenato la reazione furiosa del presidente, che martedì ha affidato al suo social Truth un attacco durissimo contro i nove giudici.

«La Corte Suprema ha davvero deluso il nostro Paese», ha scritto Trump, definendo la sentenza «orribile e fortemente politicizzata».

La norma voluta dalla Casa Bianca avrebbe imposto al Servizio Postale americano di consegnare le schede elettorali solo agli elettori che comparivano in liste pre-approvate dagli stati, utilizzando buste standardizzate con codici a barre tracciati a livello federale. Il piano, firmato da Trump a marzo, prevedeva che il USPS potesse rifiutarsi di recapitare le schede non conformi ai nuovi standard o associate a elettori non presenti nei registri federali.

L'amministrazione ha difeso la misura come strumento necessario a prevenire frodi elettorali, tesi che i critici hanno definito priva di fondamento e che le autorità hanno più volte smentito.

La Corte ha motivato il rifiuto osservando che è «improbabile che l'amministrazione abbia successo nel merito della sua contestazione». Il giudice Brett Kavanaugh, nominato da Trump nel suo primo mandato, ha concordato con la maggioranza sottolineando che applicare le nuove regole a poche settimane dal voto «sarebbe arbitrario e capriccioso», pur lasciando aperta la possibilità di sostenere la posizione dell'amministrazione in future controversie.

Solo i giudici conservatori Samuel Alito e Clarence Thomas hanno espresso dissenso, definendo la sfida legale una «Hail Mary pass» destinata a fallire. Ventiquattro stati a guida democratica e il Distretto di Columbia avevano fatto causa per bloccare l'ordine, sostenendo che avrebbe violato il diritto costituzionale degli stati di organizzare le elezioni come ritengono opportuno.

Il voto per posta negli Stati Uniti non è una novità: le sue origini risalgono alla Guerra Civile, quando fu introdotto per consentire ai soldati al fronte di esprimere la propria preferenza. Dagli anni Ottanta la pratica si è progressivamente diffusa, e nel 2024 circa il 29 per cento degli elettori americani ha scelto questa modalità, una percentuale superiore ai livelli pre-pandemia. Otto stati e il Distretto di Columbia conducono ormai elezioni interamente per corrispondenza.

Le rilevazioni indicano che a utilizzare il voto postale siano in misura maggiore gli elettori democratici, circostanza che ha alimentato le resistenze repubblicane.

Il procuratore generale Todd Blanche ha dichiarato che l'amministrazione «si conformerà alla decisione della Corte Suprema, come facciamo sempre», aggiungendo però che Trump «ha ogni diritto, e anzi dovrebbe, comunicare le sue preoccupazioni sulla Corte Suprema ogni volta che ne ha». La sentenza rimuove l'incertezza per i funzionari elettorali proprio mentre in diversi stati sono già in corso le operazioni di invio delle schede per le elezioni di midterm, che rinnoveranno l'intera Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato

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