Zendaya ricicla l’abito degli Oscar (ed è sempre più sposa): come è cambiata
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Alcune scelte, sulla passerella effimera del red carpet, pesano più di altre. E non ci si riferisce, qui, al valore intrinseco del tessuto o alla caratura dei gioielli che lo accompagnano, quanto piuttosto alla capacità di un abito di farsi veicolo di una narrazione che travalica i confini, solitamente angusti, della cronaca mondana. Zendaya, alla première losangelina di The Drama - film a tema matrimoniale che la vede condividere il set con Robert Pattinson e che approderà nelle sale italiane il primo aprile - ha operato una scelta di questo tipo, decidendo di ripescare dall’armadio della memoria un capo che aveva già segnato, undici anni fa, la sua ascesa nel firmamento delle stelle di Hollywood. Si tratta dell’abito bianco, firmato Vivienne Westwood, che la attrice, allora appena diciottenne, indossò sul tappeto rosso degli Oscar nel 2015. Un gesto che, lungi dall’essere un semplice atto di riciclo o un vezzo da amante del vintage, si configura come una dichiarazione d’intenti precisa, un filo rosso - o meglio, bianco - che cuce insieme due momenti cruciali della sua carriera e, forse, della sua vita privata. La scelta, come la stessa interprete ha tenuto a precisare al suo arrivo, non è stata casuale, ma ragionata a tavolino con lo stylist Law Roach, ispirandosi al detto anglosassone che vuole la sposa circondata, il giorno delle nozze, da qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato e qualcosa di blu. Quell’abito, nella strategia comunicativa messa in atto dalla coppia, rappresenta appunto il qualcosa di vecchio.
Un ritorno alle origini tra memoria e significato
L’abito in questione, un bustier in satin bianco caratterizzato da drappeggi morbidi e da una silhouette scultorea che gioca con le trasparenze e gli scolli, non era un capo qualunque nell’armadio di Zendaya. Quando lo indossò per la prima volta, agli Oscar del 2015, l’allora giovane star Disney fece molto più di una semplice apparizione: lanciò un messaggio potente abbinando quell’eleganza classica a un peinado, delle treccine raccolte a formare delle lunghe dreadlocks, che divennero immediatamente oggetto di commenti discriminatori da parte di alcuni opinionisti televisivi americani. La vicenda, come è noto, scatenò un’ondata di solidarietà e diede alla stessa Zendaya l’occasione per rivendicare con forza e intelligenza il diritto alla propria identità culturale e alla libertà di espressione, trasformando quello che poteva essere un episodio spiacevole in un momento di affermazione personale e collettiva. Recuperare oggi quel vestito, in un contesto completamente diverso e con una maturità artistica e personale che il tempo e i successi (si pensi a Dune o alla serie Euphoria) le hanno regalato, significa quindi riappropriarsi di quella memoria e riconsegnarla al pubblico con una consapevolezza nuova. Il peinado, questa volta, è un più sofisticato wet look, i gioielli Chopard sono di una preziosità ancora più evidente, ma la sostanza del messaggio rimanda a un percorso di crescita in cui la moda diventa linguaggio.
Il gioco dei rimandi tra finzione cinematografica e realtà
Se la memoria corre al 2015, l’occhio, però, non può fare a meno di proiettarsi sul presente e, in particolare, su ciò che quel bianco nuziale sembra suggerire. Da quando, ai Golden Globes del 2025, un anello comparso al dito della attrice ha fatto scattare la ridda di voci su un presunto matrimonio segreto con Tom Holland, ogni sua apparizione pubblica viene scrutinata alla ricerca di indizi. La scelta di presentarsi alla prima di un film che parla di crisi pre-matrimoniali - la pellicola diretta da Kristoffer Borgli esplora infatti le tensioni e le crepe che emergono in una coppia di fidanzati alla vigilia delle nozze, giocando con i toni della commedia nera e del thriller psicologico - con un abito da sposa non è passata inosservata. Anzi, ha volutamente alimentato l’equivoco, giocando sulla sovrapposizione tra la vita privata dell’interprete e quella della Emma Harwood, la libraia della Louisiana che interpreta nella pellicola. La scelta di riproporre un abito già visto, inoltre, assume una valenza ulteriore se inserita in un più ampio discorso di sostenibilità e di consapevolezza del proprio impatto mediatico: in un'epoca di consumismo sfrenato e di fast fashion, ripresentarsi con un capo d'archivio, per giunta così carico di significati, rappresenta una rottura degli schemi consueti del red carpet e una lezione di stile che va oltre la semplice apparenza.
La moltiplicazione dei segnali in un racconto corale
La strategia comunicativa adottata da Zendaya per il lancio di The Drama non si è limitata, del resto, a questo singolo, seppur significativo, episodio. Solo qualche giorno prima, l'attrice era apparsa a un altro evento con un abito che riprendeva fedelmente un celebre modello indossato da Sarah Jessica Parker in Sex and the City, quasi a voler istituire un dialogo a distanza con un'altra icona della cultura pop e a ribadire la propria appartenenza a un club esclusivo di muse della moda. E nell'arco di una settimana, ben tre look differenti, tutti rigorosamente bianchi, hanno contribuito a creare un'atmosfera volutamente sospesa, in cui l'immaginario bridal si mescola alla promozione del film, confondendo le acque e moltiplicando gli interrogativi. L’abito di Vivienne Westwood, in questo caleidoscopio di messaggi, rappresenta il tassello più prezioso, quello che riassume in sé la complessità del personaggio e la sua capacità di gestire la narrazione pubblica con un controllo maniacale di ogni dettaglio. L'operazione è talmente perfetta che persino la scelta di dichiarare, a pochi giorni dall'evento, che le voci di nozze sono solo voci, finisce per apparire come un ulteriore, sofisticato livello di un gioco di specchi in cui è ormai impossibile distinguere la realtà dalla finzione.




