Lamine Yamal, la lesione che ferma la corsa e il conto alla roccia per il mondiale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il Barcellona trattiene il fiato, e non potrebbe essere altrimenti, quando al 40’ del match contro il Celta Vigo ha visto il suo gioiello, Lamine Yamal, accasciarsi sull’erba subito dopo aver trasformato il calcio di rigore dell’1. La scena, per chiunque abbia familiarità con la meccanica di questi stop improvvisi, era inequivocabile: il giovane attaccante non ha esultato, anzi, ha subito chiamato il cambio tenendosi la coscia sinistra, quella stessa gamba che un istante prima aveva scaricato a terra tutta la potenza del tiro. Il responso degli esami, arrivato nella giornata di giovedì, ha poi confermato i peggiori sospetti clinici, diagnosticando una lesione al bicipite femorale della gamba sinistra. Un verdetto, questo, che chiude anzitempo la sua avventura in campionato con una battuta d’arresto che gli farà saltare il Clasico e le restanti sei giornate di Liga, ma che – almeno stando al comunicato ufficiale del club – non dovrebbe pregiudicare la sua partecipazione alla rassegna iridata.

La dinamica, quel gesto che inganna e il peso specifico di un singolo movimento

Proprio la dinamica dell’accaduto, paradossalmente, è ciò che più preoccupa gli esperti del settore. Non si è trattato di uno scontro o di un movimento anomalo; il guasto è avvenuto durante l’esecuzione di un gesto tecnico che Lamine Yamal ha ripetuto migliaia di volte. Abbiamo interpellato a questo proposito il dottor Paolo Torneri, fisioterapista sportivo e fondatore di FisioScience, per tentare di comprendere i contorni di questo recupero lampo: “Durante il calcio di rigore, il bicipite femorale viene sottoposto a una contrazione eccentrica violentissima – spiega l’esperto –, ovvero si contrae mentre viene stirato per decelerare la gamba dopo l’impatto. Se a questo si aggiunge la fatica accumulata o un picco di tensione massima, il tessuto cede”. Il paradosso è che il gol è stato segnato, la prestazione è stata impeccabile fino a quel punto, ma il, in una frazione di secondo, ha detto basta.

Il rebus della riabilitazione, un percorso tra biologia e scadenze improrogabili

La nota ufficiale del Barça parla di un “trattamento conservativo” e di un rientro previsto proprio per l’inizio del Mondiale, il cui esordio della Spagna è fissato per il 15 giugno. Tuttavia, come spesso accade nella medicina sportiva, il confine tra il “potercela fare” e il “dovercela fare” è labilissimo e insidioso. Il rischio, come sottolinea il dottor Torneri, non è tanto quello di non essere fisicamente presenti sul terreno di gioco, quanto quello di non esserlo nelle condizioni ottimali per competere. “Il tasso di recidiva per questo tipo di lesioni si aggira intorno al 30% entro l’anno, e la maggior parte di queste ricadute si concentra proprio nelle prime settimane dopo il rientro – aggiunge il fisioterapista –. La cronobiologia della guarigione non può essere compressa a piacimento. Arrivare in tempo è un conto, arrivare pronti a sprintare e cambiare direzione senza paura è tutt’altra storia”.

La pressione dei tempi e la sindrome del rientro anticipato

In questo contesto, l’età del giocatore gioca un duplice ruolo. Da un lato, i diciotto anni di Yamal garantiscono una capacità rigenerativa e una velocità di riparazione dei tessuti che un atleta trentenne si sognerebbe. Dall’altro, però, proprio la giovane età potrebbe spingere lo staff medico a forzare i tempi, consapevoli che il Mondiale rappresenta per lui una vetrina irrinunciabile. Il percorso di riabilitazione – che nella fase acuta prevede il controllo del dolore e dell’infiammazione con carichi dolci per evitare l’atrofia, per poi passare a un lavoro progressivo di rinforzo eccentrico fino alla riproduzione del gesto atletico completo – richiede rigore quasi maniacale. La domanda che aleggia negli spogliatoi non è se Yamal potrà esserci, ma se quando tornerà sarà ancora lo stesso giocatore esplosivo che abbiamo ammirato; perché, come dimostrano innumerevoli casi nel calcio d’élite, una frettolosa corsa contro il tempo è spesso la peggiore consigliera.

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