Chernobyl, dopo l'attacco il sarcofago è danneggiato ma la radioattività resta stabile
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Redazione Esteri
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Il grande incendio divampato all'1:50 di notte lo scorso 14 febbraio, dopo che un drone esplosivo ha colpito la struttura di protezione del reattore numero 4, ha riportato Chernobyl al centro di una preoccupazione globale, sebbene i monitoraggi non abbiano registrato, da allora, dispersioni anomale di materiale radioattivo. L'allarme, persistente nelle ultime ore, nasce da una valutazione tecnica dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, la quale ha dichiarato che lo scudo protettivo, noto come New Safe Confinement, non è più in grado di assolvere alla sua funzione primaria di contenimento. Quel deterioramento, causato direttamente dall'attacco, rende necessaria una ristrutturazione completa e tempestiva dell'imponente struttura, costruita per sigillare i resti del disastro del 1986.
Il danno strutturale e la risposta immediata
L'impatto del velivolo, attribuito dalle autorità ucraine alla Russia, ha provocato un foro di sei metri nel tetto della cupola, un danno grave a uno dei sistemi di contenimento più delicati al mondo. Gli operai ucraini, intervenuti con rapidità, sono riusciti a spegnere le fiamme e a sigillare la breccia in tempi che possono definirsi record, un'operazione che ha evitato il propagarsi immediato di conseguenze più gravi. Questa riparazione d'emergenza, tuttavia, non è stata giudicata sufficiente dagli esperti internazionali, i quali sottolineano come l'integrità strutturale complessiva della copertura sia stata compromessa in modo significativo, vanificandone la piena efficacia.
La situazione radiologica sotto costante monitoraggio
Nonostante la gravità del danno meccanico, i dati raccolti mostrano una situazione radiologica stabile, con livelli di radiazione che rientrano nella norma per l'area. La nube di polvere radioattiva, che molti temevano potesse sollevarsi dalle macerie del reattore ancora sepolto, non si è materializzata, così come non si sono verificate reazioni a catena nel materiale fissile residuo. La tenuta del vecchio "sarcofago" sovietico sottostante, insieme alle condizioni del combustibile nucleare esausto, sembrano aver resistito allo shock dell'attacco, un fatto che ha senza dubbio limitato le conseguenze immediate dell'incidente.
Le valutazioni in corso e il futuro della struttura
Proprio la settimana scorsa, gli ispettori dell'AIEA hanno avviato l'ultima di una serie di valutazioni tecniche approfondite sulla sicurezza dell'intero complesso, esaminando nel dettaglio l'entità delle lesioni e la capacità della struttura di resistere nel medio periodo. La loro conclusione, che parla di una perdita della funzione primaria di sicurezza, delinea uno scenario in cui l'opera di messa in sicurezza, costata miliardi e considerata una delle imprese ingegneristiche più ambiziose al mondo, deve essere in parte ripensata e consolidata, sotto la pressione di una guerra che ha trasformato un sito di memoria in un potenziale bersaglio.




