La procura di Bologna sentirà Roberto Savi dopo le rivelazioni sui “servizi” e la “commissione” dell’omicidio in armeria

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO

Redazione Interno Redazione Interno   -   La lunga scia di sangue lasciata dalla Banda della Uno Bianca, che tra il 1987 e il 1994 seminò terrore tra Bologna, la Romagna e le Marche con 24 omicidi e oltre cento feriti, torna a inquietare le stanze della giustizia: i magistrati del capoluogo emiliano, che già da tre anni conducono indagini suppletive su quei fatti, hanno deciso di ascoltare nuovamente Roberto Savi, l’ex assistente capo della polizia di Stato condannato all’ergastolo, dopo la sua intervista rilasciata a "Belve Crime".

La trasmissione, andata in onda su Rai 2, ha rotto un silenzio durato trentadue anni – fatta eccezione per le aule giudiziarie – offrendo al pubblico la versione "fuori verbale" del capo della banda, fredda e a tratti beffarda, che ora la Procura, sotto la guida di Paolo Guido, intende vagliare con attenzione per verificare la fondatezza di affermazioni ritenute inquietanti dagli stessi legali delle vittime. altarimini +3

Gli appuntamenti all’Altare della Patria e la "copertura" dei non delinquenti

Roberto Savi, soprannominato "il corto" e detenuto nel carcere di Bollate, ha descritto con un filo di voce, che spesso lasciava spazio a silenzi carichi di sottintesi, un meccanismo di protezione in grado di eludere le forze dell’ordine per anni.

"Ci sentivamo sicuri di muoverci", ha dichiarato, spiegando che "personaggi che non sono dei delinquenti" si sarebbero inseriti nelle dinamiche del gruppo garantendo una copertura investigativa.

Ma è il particolare logistico a gelare il sangue, che pure è abituato a cronache nere di questo calibro: Savi racconta di viaggi settimanali nella Capitale, con tanto di appuntamento fisso nei pressi dell’Altare della Patria e della celebre "fontanellina", dove incontrava queste figure. "Quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere.

E poi ci hanno fatto prendere", ha detto, suggerendo una regia occulta capace non solo di nascondere i fuggitivi, ma anche di gestirne la cattura a proprio piacimento.

Per i pubblici ministeri, che hanno già acquisito il girato integrale di circa tre ore, quelle parole rappresentano i mattoni di un mosaico ancora incompleto: il fine è capire se si tratti solo di fantasie di un ergastolano che cerca visibilità, di un avvertimento cifrato lanciato a vecchi complici rimasti in ombra, o di una verità inconfessabile. sardies +3

La rapina in armeria come esecuzione e il fantasma del "terzo uomo"

Non solo coperture passive, ma anche presunte "commissioni". Nella puntata, Savi ha ribaltato la sentenza riguardante il duplice omicidio del 2 maggio 1991 nell’armeria di via Volturno a Bologna, dove persero la vita la titolare Licia Ansaloni e l’ex carabiniere Pietro Capolungo.

Mentre i giudici avevano archiviato l’episodio come una rapina degenerata, l’ex poliziotto ha sferrato un colpo duro: "Ma chi va a rapinare pistole?", ha ironizzato per poi affermare che l’obiettivo reale non era il denaro o le armi, ma l’eliminazione di Capolungo.

"Lui era un ex dei servizi particolari dei carabinieri", ha dichiarato Savi, accennando a un movente legato a "cose intrallazzate" e a un giro di armi che l’ex militare avrebbe voluto contrastare.

Quest’ultimo punto, in particolare, ha scatenato la reazione sdegnata di Alberto Capolungo, figlio della vittima e presidente dell’associazione dei familiari, il quale ha bollato come "assolutamente falso" il presunto passato del padre nei servizi, definendo l’intera operazione televisiva "disgustosa e sospetta".

I legali Alessandro Gamberini e Luca Moser hanno subito annunciato che chiederanno alla Procura di approfondire proprio questo aspetto, dato che se l’anziano Capolungo avesse avuto davvero contatti con l’intelligence, Savi dovrebbe spiegare come lo sapesse.

Ai pm preme anche accertare l’esistenza di esecutori materiali mai individuati: gli identikit e le impronte digitali raccolti sulla scena di via Volturno, così come per la strage del Pilastro (dove furono giustiziati tre giovani carabinieri) e per l’agguato di Castel Maggiore, non corrisponderebbero del tutto ai soli fratelli Savi.

Per questa ragione, l’inchiesta in corso utilizza sofisticati software di Intelligenza Artificiale per rileggere i vecchi faldoni e ricostruire volti rimasti offuscati nelle immagini d’archivio. lastampa +3

Bugie, messaggi e la lettura del linguaggio non verbale del capo

Nell’attesa che gli inquirenti fissino un nuovo interrogatorio, probabilmente nel carcere di Bollate, l’attenzione si concentra sullo strano comportamento di Savi durante l’intervista: una tattica che i suoi osservatori considerano carica di intenzionalità. "Si presenta dimesso, con voce flebile, quasi smemorato.

Poi, improvvisamente, si accende", hanno osservato i legali delle famiglie delle vittime.

Nel racconto, il killer si lascia scappare dettagli chirurgici – quando vuole – come il nomignolo "il siciliano" per indicare il brigadiere Domenico Macauda, già condannato per depistaggio, mentre in altri passaggi finge di non ricordare gli assassini dei giovanissimi colleghi Stasi ed Erriu.

C’è poi il riferimento a Eva Mikula, all’epoca compagna del fratello Fabio: Savi ha rivelato che fu proprio la lingua lunga del congiunto a trasformarla in una testimone, un’affermazione che la diretta interessata ha accolto con la consapevolezza di essersi salvata per miracolo: "Detto da lui che i testimoni li uccideva, sono una sopravvissuta", ha dichiarato la donna.

Secondo l’analisi degli avvocati Gamberini e Moser, il gesto più eloquente di Savi però non è stato verbale: quando ha parlato del fratello Fabio chiamandolo "infame", ha accompagnato le parole con un pollice che mimava un taglio alla gola.

Un avvertimento, secondo i legali, o forse un messaggio chiaro lanciato a chi ancora oggi, dopo trent’anni, è in libertà e potrebbe temere che il "corto" stia per collaborare. sardies +3

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.