Commerzbank, il governo tedesco apre alla vendita del 12,7% a Unicredit
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Redazione Economia
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Il governo tedesco, stando a quanto riportato da alcune delle principali agenzie di stampa internazionali, sembrerebbe pronto a compiere un passo indietro sulla propria partecipazione in Commerzbank, aprendo alla possibilità di cedere il suo 12,7% del capitale a Unicredit.
Questa indiscrezione, che arriva a poco più di un mese dalla chiusura dell'offerta pubblica di scambio che ha permesso a Piazza Gae Aulenti di raggiungere una posizione complessiva nel capitale della banca tedesca di Francoforte pari al 47,59% (che equivale al 49,65% dei diritti di voto), segnerebbe una potenziale svolta nelle complesse trattative tra l'istituto guidato da Andrea Orcel e Berlino.
L'apertura non sarebbe però incondizionata, perché la cancelleria guidata da Friedrich Merz porrebbe una condizione precisa e dirimente al perfezionamento dell'operazione: la necessità che i vertici dei due istituti, Unicredit e Commerzbank, raggiungano preventivamente un accordo quadro su una strategia industriale comune per il futuro della banca tedesca.
La condizione di Berlino e l'asse con il management di Commerzbank
Il possibile cambio di rotta del governo tedesco, che per mesi aveva osteggiato l'avanzata dell'istituto italiano criticandone le modalità, talvolta definite aggressive o inopportune, sembra rispondere a una logica precisa: preservare l'attuale management di Commerzbank come interlocutore privilegiato e decisivo nel progetto di integrazione.
Secondo quanto ricostruito, l'esecutivo tedesco non intende negoziare l'uscita dal capitale azionario della banca contro il parere del CEO Bettina Orlopp e del consiglio di amministrazione, che hanno sempre manifestato la volontà di rimanere al timone per guidare la transizione.
La posizione ufficiale di Berlino, come confermato da un portavoce, rimane quella di ritenere indispensabile un accordo tra i due istituti come presupposto per affrontare ogni altro aspetto della vicenda, compresa la cessione della quota pubblica che il governo detiene sin dai tempi del salvataggio durante la crisi finanziaria del 2008-2009.
Il valore della posta in gioco e i dialoghi in corso
Il pacchetto azionario del 12,7% detenuto dallo Stato tedesco rappresenta una posta economica di primo piano, con un valore che, ai prezzi correnti di Borsa, supera abbondantemente la soglia dei 5 miliardi di euro. Per Unicredit, che si appresta a consolidare la propria posizione di azionista di maggioranza di fatto, acquisire questa quota permetterebbe di superare agevolmente la soglia del 60% del capitale, consolidando in maniera definitiva il controllo della banca tedesca e superando l'attuale situazione di stallo.
Fonti vicine al dossier riferiscono che il dialogo tra Andrea Orcel e Bettina Orlopp, insieme ad altri dirigenti, è già stato avviato e proseguirebbe in questa fase; un confronto che potrebbe richiedere diversi mesi per giungere a una soluzione condivisa, data la distanza ancora esistente sulle scelte industriali e, in particolare, sul ridimensionamento della rete internazionale di Commerzbank, un punto su cui Orlopp ha espresso una ferma opposizione.
Il contesto e gli iter autorizzativi
Questa possibile inversione di rotta da parte di Berlino si colloca in un contesto politico che aveva già registrato, nelle settimane scorse, alcune timide aperture da parte del cancelliere Friedrich Merz, il quale aveva dichiarato di non voler impedire una fusione e di accettare le decisioni degli azionisti.
Sul fronte regolatorio, la partita rimane subordinata al via libera della Banca Centrale Europea sul cambio di controllo, un'approvazione attesa per la seconda metà di ottobre, dopo che una valutazione preliminare non avrebbe rilevato motivi di obiezione all'operazione.
Il governo tedesco, sebbene non abbia ancora confermato ufficialmente il cambio di linea, considera ora la vendita della partecipazione una possibilità concreta, a patto che l'offerta di Unicredit sia accompagnata da adeguate garanzie sul futuro ruolo di Commerzbank nel finanziamento dell'economia tedesca e sulla centralità di Francoforte come piazza finanziaria.
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