Emanuele Filiberto di Savoia chiede alla Sacra Rota l’annullamento del matrimonio con Clotilde Courau

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Poche settimane fa, lo stesso principe aveva ufficializzato la separazione dall’attrice francese, durata un ventennio, ammettendo però che la crisi era in realtà iniziata quattro anni prima, sebbene fosse stata gestita lontano dai riflettori.

Ora, stando a quanto riportato dal settimanale «Oggi», l’erede di Casa Savoia – che ha dichiarato di sentirsi «profondamente legato al Pontefice romano» – avrebbe confidato ai suoi più stretti collaboratori l’intenzione di fare ricorso al Tribunale della Rota, quello stesso tribunale che per secoli ha giudicato le cause matrimoniali delle dinastie regnanti. vanityfair +2

La motivazione, ufficialmente, risiederebbe nella volontà di sciogliere il vincolo contratto nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli nel 2003, ma il contesto in cui matura la scelta è tutt’altro che puramente religioso.

Da qualche mese, e in particolare dopo un viaggio a Tokyo che ha segnato il ritorno in pubblico della coppia, Emanuele Filiberto ha riallacciato la relazione con l’imprenditrice messicana Adriana Abascal, una donna che non ha mai nascosto la propria fede cattolica e che, anzi, aveva posto fine alla loro storia lo scorso dicembre proprio perché lei – come aveva fatto sapere attraverso i social – non intendeva interpretare la parte dell’amante di un uomo sposato. oggi +2

Il peso delle clausole religiose e il blocco della fede

È proprio questo scoglio confessionale a rendere la vicenda giudiziaria più complessa di un semplice divorzio.

Se due persone infatti possono ottenere lo scioglimento del matrimonio civile in tribunale, per la Chiesa il sacramento resta valido finché non viene dimostrato che, al momento dello scambio del consenso, qualcosa non ha funzionato dal punto di vista ontologico.

«Da mille anni la mia Casa è cattolica», ha fatto sapere il principe a chi gli è vicino, quasi a voler giustificare questa scelta drastica come un atto di coerenza dinastica oltre che personale.

Adriana Abascal, dal canto suo, non ha mai cambiato versione: la sua educazione le impedisce di convivere con un uomo il cui matrimonio non sia stato dichiarato nullo, e questa rigidità (definita da alcuni benpensanti come un ricatto affettivo) ha di fatto costretto il principe a muoversi su due tavoli paralleli.

Da un lato quello del tribunale civile, dove la separazione ormai è cosa nota, dall’altro quello della Rota Romana, dove i tempi sono però ben più lunghi e le prove da fornire – come la mancata volontà di procreare o l’incapacità di intendere e volere al momento delle nozze – devono essere schiaccianti. bluewin +2

Il viaggio a Tokyo e il ruolo defilato di Vittoria

La nuova fase della relazione è stata resa pubblica durante un soggiorno giapponese lo scorso maggio, quando il principe e l’imprenditrice hanno preso parte a eventi benefici legati agli Ordini Dinastici di Casa Savoia.

Emanuele Filiberto ha documentato l’intero viaggio attraverso i propri profili social, condividendo storie e immagini che lo ritraevano accanto alla nuova compagna tra mostre d’arte e cene di gala, ma qualcuno ha notato un’assenza ingombrante: Vittoria, la figlia maggiore del principe nata dal matrimonio con Courau, c’era, ma non è mai apparsa in foto insieme ad Adriana.

Questa scelta (che potrebbe essere una semplice questione di rispetto verso la madre o una precisa strategia comunicativa) ha alimentato l’idea che la famiglia allargata stia ancora cercando un equilibrio.

Una cosa comunque appare certa: dopo la breve crisi dello scorso dicembre quando l’imprenditrice aveva pubblicato e poi cancellato un criptico messaggio di addio, oggi i due sembrano aver trovato una quadra.

E la richiesta alla Sacra Rota rappresenta l’ultimo, necessario tassello per trasformare un ritorno di fiamma in un’unione legittimata anche agli occhi di Dio. oggi +2

Procedura lunga, ma senza i tempi biblici del passato

Prima della riforma voluta da papa Francesco, ottenere una dichiarazione di nullità era un percorso a ostacoli che poteva durare anni, se non decenni, e richiedeva spesso due sentenze conformi per poter eventualmente risposarsi in chiesa.

Oggi il cosiddetto «processo breve» può concludersi in trenta giorni se sussistono determinate condizioni – come la manifesta mancanza di fede di uno dei coniugi – mentre il procedimento ordinario difficilmente supera i dodici mesi.

Va però ricordato che la decisione della Sacra Rota non ha effetto automatico sullo stato civile in Italia, a meno che non segua una procedura di delibazione davanti alla Corte d’Appello, la quale verifica che nel processo canonico siano stati rispettati i diritti di difesa.

Per Emanuele Filiberto, che nel frattempo è apparso in Giappone con la figlia Vittoria accanto ma mai assieme alla matrigna, la posta in gioco è altissima: non si tratta solo di chiudere un capitolo sentimentale iniziato due decenni fa, ma di scriverne uno nuovo che sia conforme alla tradizione cattolica della sua casata.

E Clotilde Courau, che l’ex marito definisce ancora «madre strepitosa delle mie figlie», osserva da Parigi questa evoluzione senza per ora commentare pubblicamente. La palla passa ora ai tribunali ecclesiastici, dove il sangue blu e le ragioni del cuore dovranno scontrarsi con il rigido diritto canonico. bluewin +2

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