Autista sospeso dopo aver lasciato bambino di 11 anni nella neve: “Mi fa male il cuore”
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Redazione Interno
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Un autista di bus, sospeso dal servizio, ha chiesto pubblicamente scusa per aver lasciato a piedi, sotto una fitta nevicata, un bambino di undici anni che doveva percorrere sei chilometri per raggiungere la propria abitazione. L’episodio, risalente allo scorso 27 gennaio a San Vito di Cadore, ha immediatamente sollevato un’ondata di polemiche, spingendo l’uomo – originario di Agrigento e identificatosi come Salvatore Russotto – a un mea culpa senza riserve attraverso le colonne de “Il Gazzettino”. “Ho sbagliato, non ho ragionato”, ha dichiarato l’autista, aggiungendo che gli farebbe “male al cuore” e che sarebbe disposto a scusarsi “anche in ginocchio”. Il minore, stando alla ricostruzione dei fatti, si è trovato nella condizione di dover intraprendere da solo quel tragitto, con due zaini sulle spalle e temperature rigidissime, dopo che l’autista non lo aveva fatto salire a bordo perché in possesso di un biglietto considerato non valido per quella specifica tratta.
La reazione della società di trasporto
La società di trasporto coinvolta, La Linea S.p.A., ha espresso – in un comunicato diffuso a fine gennaio – il suo “profondo rammarico” per l’accaduto, avviando al contempo gli accertamenti del caso sulla base della segnalazione pervenuta, la quale appunto denunciava che un minore “non sarebbe stato fatto salire a bordo del mezzo”. La compagnia, che gestisce il servizio pubblico locale assieme a Dolomitibus, si è dunque trovata al centro di una vicenda che ha messo in luce non solo un presunto errore umano ma anche le criticità di un sistema tariffario modificato in occasione dei grandi eventi.
Il nodo del biglietto e il cambio di rotta
Proprio la questione del Titolo di viaggio, infatti, costituisce il cuore della vicenda. Il biglietto in possesso del ragazzino non era considerato valido perché sulla linea “30” che collega Calalzo a Cortina d’Ampezzo, a seguito delle Olimpiadi Milano Cortina, era stato temporaneamente introdotto un ticket speciale dal costo di 10 euro. Una misura, questa, che di fatto aveva sostituito la tariffa ordinaria, creando disagi per i pendolari residenti. Dopo il fatto di cronaca, le istituzioni sono intervenute per una rapida correzione di rotta: è stato annunciato il ripristino del biglietto a tariffa ordinaria per quella tratta, una decisione presentata come un modo per “andare incontro alle esigenze” degli abitanti della provincia di Belluno che usano il bus per gli spostamenti quotidiani in Valboite e nel Cadore.
Le conseguenze e le responsabilità
Mentre l’autista, sospeso dall’incarico, dichiara di essere pronto a “pagare quello che c’è da pagare”, assumendosi ogni responsabilità per una scelta che definisce irragionevole e dettata dalla fretta del momento, le indagini procedono per chiarire ogni aspetto della dinamica. L’episodio, al di là delle immediate reazioni, ha dunque innescato un duplice percorso: da un lato l’iter giudiziario e disciplinare che riguarda il comportamento del singolo conducente, dall’altro una revisione amministrativa delle politiche tariffarie che, sebbene concepite per un evento internazionale, avevano finito per penalizzare gli utenti più giovani e fragili del servizio pubblico in un contesto montano e durante la stagione invernale.




