Eni, l’assemblea dà il via al quinto mandato di Descalzi e alla presidenza Di Foggia
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Redazione Economia
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La continuità, garantita da una leadership ormai consolidata, si intreccia con il ricambio generazionale e qualche ritorno al passato.
L’assemblea degli azionisti di Eni, riunitasi a porte chiuse mercoledì 6 maggio, ha ufficialmente archiviato il vecchio corso per inaugurarne uno nuovo, seppur ancorato a figure note del panorama energetico nazionale.
Il verdetto dei soci, atteso da settimane nei palazzi romani e milanesi, ha consegnato a Claudio Descalzi il suo quinto mandato alla guida operativa del gruppo; un record di longevità, considerando che l’ingegnere siede sulla poltrona di amministratore delegato ormai dal lontano 2014.
A completare il vertice, l’assemblea ha chiamato a presiedere il consiglio di amministrazione Giuseppina Di Foggia, ex amministratore delegato di Terna, che subentra così a Giuseppe Zafarana. milanofinanza +3
Un consiglio a nove voci con il ritorno di Emma Marcegaglia
La nuova compagine, destinata a rimanere in carica per tre esercizi (fino al 2028), è stata composta da nove membri.
Accanto a Descalzi e alla stessa Di Foggia – transitata dalla guida del gestore della rete elettrica nazionale a quella del "Cane a sei zampe" – siederanno infatti Stefano Cappiello, Carolyn Adele Dittmeier, Benedetta Fiorini, Matteo Petrella, Cristina Sgubin e Raphael Louis L. Vermeir.
La sorpresa più significativa, tuttavia, è rappresentata dall’elezione di Emma Marcegaglia. Imprenditrice e personalità di spicco dell’establishment economico italiano, Marcegaglia torna a essere parte del board dopo aver già ricoperto la carica di presidente di Eni per sei anni, esattamente dal 2014 al 2020.
La sua presenza, in veste di semplice consigliera, rappresenta un chiaro elemento di continuità storica all’interno di un esecutivo che cambia volto ai piani alti. borsaitaliana +3
Dividendo da 1,1 euro e buyback record da 4 miliardi
Oltre ai nomi, l’assemblea ha dovuto esprimersi sui numeri che plasmeranno il futuro prossimo della compagnia. I soci hanno approvato il bilancio dell’esercizio 2025, che si è chiuso con un utile di 4,43 miliardi di euro.
Importo che, come da prassi, verrà accantonato alla riserva disponibile per finanziare le politiche di remunerazione degli azionisti. A questi ultimi, infatti, è stato garantito un dividendo annuale di 1,1 euro per azione, in crescita del 5% rispetto al passato.
Non solo: è stato dato mandato al consiglio di procedere con un programma di riacquisto di azioni proprie (il cosiddetto buyback) di dimensioni ragguardevoli.
Il tetto di spesa previsto per questa operazione è stato alzato fino a 4 miliardi di euro, abbattendo (almeno sulla carta) la precedente soglia di 2,8 miliardi e amplificando quella iniziale di 1,5 miliardi. milanofinanza +3
L’utile e le condizioni per un dividendo straordinario
Il via libera degli azionisti ha riguardato anche l’eventuale distribuzione di una cedola extra, legata all’andamento delle materie prime.
Un dividendo straordinario, insomma, che scatterebbe solamente al verificarsi di specifiche condizioni di mercato, come una media del Brent superiore ai 90 dollari al barile o un prezzo spot del gas che raggiunga o superi i 54 euro al Megawattora. Soldi che, nelle intenzioni del gruppo, verrebbero prelevati dalle stesse riserve disponibili.
Intanto, l’assemblea ha già autorizzato il consiglio di amministrazione a procedere con gli acquisti di azioni proprie fino alla fine di aprile del 2027, utilizzando queste risorse sia per la remunerazione ordinaria dei soci sia per alimentare il piano di incentivazione di lungo termine destinato al management. soldionline +3




