Chrome dice addio agli ultimi ad-blocker: con le versioni 150 e 151 rimossi i flag per il vecchio sistema
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
La transizione, che da tempo ormai si profilava all'orizzonte come un passaggio obbligato, sta per giungere al suo epilogo definitivo; entro la fine del mese di giugno, con il rilascio della versione 150 del browser, Google rimuoverà l'ultimo baluardo tecnico che consentiva, a una ristretta cerchia di utenti particolarmente esperti, di continuare a utilizzare i blasonati sistemi di blocco della pubblicità basati sul vecchio standard Manifest V2.
Un successivo aggiornamento, identificato come Chrome 151 e previsto per il mese di luglio, provvederà a spazzare via ogni residuo codice riferito a quella che ormai è considerata un'architettura obsoleta, decretando così la fine di un'era per le estensioni che hanno fatto la storia della navigazione.
La mossa, che potrebbe apparire improvvisa a chi non ne ha seguito il lungo iter, rappresenta in realtà l'atto conclusivo di un progetto annunciato e discusso da anni; già nel corso del 2024, Google aveva avviato lo spegnimento graduale del supporto a Manifest V2, e sebbene molti utenti avessero assistito alla disattivazione dei propri ad-blocker preferiti, alcuni erano riusciti a mantenere in vita le estensioni grazie a un flag di sviluppo, il "kExtensionManifestV2Disabled", che agiva come una sorta di porta secondaria.
La recente scoperta di un commit nel repository di Chromium, che classifica quel codice come "dead code" in quanto non più utilizzato in nessuna versione supportata del browser, ha sancito senza appello la sua rimozione imminente.
L'architettura a fondamento del cambiamento
Per comprendere appieno la portata di questo intervento, è necessario ricordare che il sistema Manifest V3, il quale andrà a sostituire il precedente, impone alle estensioni un nuovo modello di interazione con il traffico di rete; se in passato, grazie all'API webRequest, gli strumenti come uBlock Origin potevano analizzare e bloccare dinamicamente le connessioni in tempo reale, il nuovo framework limita questa capacità costringendo i blocchi a basarsi su regole predefinite che il browser applica in autonomia.
Gli ingegneri di Google hanno giustificato questa scelta, che comporta inevitabilmente una riduzione della potenza di filtraggio, adducendo motivazioni legate alla complessità di manutenzione di un sistema duale e ai rischi per la sicurezza, e sottolineando come il supporto a Manifest V2 rappresentasse un "debito tecnico" ormai insostenibile.
Raymond Hill, il noto sviluppatore di uBlock Origin, ha chiarito da tempo che non esiste e non esisterà una versione del suo prodotto pienamente funzionante sotto il nuovo regime, e che l'estensione classica, sulla quale si basano decine di milioni di utilizzatori, cesserà di operare e verrà automaticamente disabilitata dal browser stesso.
Coloro che, però, desiderano mantenere una qualche forma di protezione all'interno dell'ecosistema Chrome potranno ripiegare su uBlock Origin Lite, una variante "alleggerita" che, pur essendo compatibile con le nuove specifiche, non può garantire lo stesso livello di efficacia e non riesce a intercettare con la stessa precisione tutte le forme di pubblicità, inclusi i formati più complessi come quelli presenti su YouTube.
Le implicazioni per il mercato e le alternative percorribili
La decisione di Mountain View avrà un impatto significativo non solo sulla user experience di milioni di navigatori, ma anche sul panorama dei browser in generale, dal momento che Chrome detiene tuttora una quota di mercato preponderante; gli utenti che faranno del blocco della pubblicità una ragione di sopravvivenza digitale, dinanzi a questa strettoia, potrebbero valutare il trasferimento verso altri lidi come Mozilla Firefox, che ha confermato la volontà di continuare a supportare le estensioni basate sul vecchio standard.
Anche Brave, con il suo sistema integrato di filtraggio che opera a livello di motore del browser, rappresenta un'alternativa concreta per chi cerca di eludere le limitazioni imposte dal nuovo corso di Google.
Per quanto concerne invece i browser basati su Chromium, come Microsoft Edge e Opera, la situazione appare meno rosea per i sostenitori degli ad-blocker tradizionali: sebbene teoricamente possano decidere in autonomia di mantenere il supporto, le analisi di settore suggeriscono che è molto probabile che seguano l'esempio del colosso di Mountain View, allineandosi con la scelta tecnica di abbandonare il codice obsoleto.
Le versioni 150 e 151 di Chrome, dunque, non si limitano a rimuovere un semplice flag, ma chiudono fisicamente il percorso a un'intera generazione di strumenti, segnando un passaggio epocale nel modo in cui gli utenti possono interagire con i contenuti pubblicitari online.




