Cupra Raval, la “quattro metri” elettrica che non dimentica il piacere di guida
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C’è un’aria di genuina ribellione nel vedere una compatta elettrica di segmento B, lunga appena 4,04 metri, che rifiuta di ridursi a un semplice elettrodomestico su ruote. La nuova Cupra Raval, che debutta in queste settimane sui mercati europei, arriva con la chiara intenzione di smontare uno stereotipo piuttosto diffuso: quello che vuole le auto a batteria, specie quelle dai volumi contenuti, necessariamente prive di anima. Costruita in Spagna sulla nuova piattaforma tecnica MEB+ del gruppo Volkswagen, la stessa che vedremo sotto la futura ID.Polo, questa cinque porte adotta una soluzione inedita per il marchio – il motore e la trazione sono anteriori – per restituire una guida che molti appassionati ritenevano perduta.
Se il design aggressivo colpisce subito, con quelle linee tese e il frontale a “muso di squalo”, è però nella prova su strada, specie nella versione top di gamma VZ, che la Raval rivela la sua vera natura. Siamo di fronte a una vettura di 1.600 kg, relativamente leggera per essere un’elettrica, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h coperta in 6,8 secondi; ciononostante, non sono i numeri puri a fare la differenza. Ciò che sorprende è la regia del telaio: l’assetto, abbassato di 15 mm rispetto alla media delle piattaforme del gruppo, lavora in simbiosi con le sospensioni adattive DCC (regolabili su ben 15 livelli) e un differenziale elettronico che gestisce la coppia di 290 Nm con una precisione quasi didattica. L’effetto, tra curve affrontate a velocità sostenuta, è quello di una macchina che letteralmente “pennella” l’asfalto, piantando l’avantreno con una fermezza che infonde una fiducia rara, dove il posteriore tende a chiudere la traiettoria anziché allargarla caoticamente.
L’equilibrio riuscito tra tecnologia e connessione fisica
A dispetto del posizionamento urbano, gli ingegneri di Cupra hanno lavorato molto sulla sostanza, forse più che sull’apparenza se si esclude la carrozzeria muscolare. Lo sterzo è diretto e progressivamente pesante nelle modalità sportive, ma non artificioso, evitando quella fastidiosa sensazione di “finto” che affligge molte concorrenti; anche la pedaliera, spesso un tallone d’Achille sulle elettriche, qui restituisce una modulazione del freno naturale, dove la transizione tra la frenata rigenerativa e quella meccanica risulta quasi impercettibile. La Raval, insomma, si guida bene non perché nasconda la sua natura elettrica, ma perché la esalta usando il baricentro bassissimo della batteria integrata nel pianale a proprio vantaggio, riducendo al minimo il rollio e il beccheggio tipici delle utilitarie.
E per chi temesse che la sportività vada a discapito della vita quotidiana, c’è una buona notizia. Nonostante la lunghezza compatta, lo spazio interno è sfruttato con intelligenza: il passo di 2,60 metri permette una buona abitabilità anche per i passeggeri posteriori, mentre il bagagliaio da 441 litri – un valore assoluto per la categoria – toglie la necessità di cercare un inesistente “frunk” sotto il cofano anteriore. La seduta di guida, pur sportiva, non costringe a strane contorsioni, anche se l’altezza da terra rimane comunque elevata, una concessione alla moda dei crossover che qui stona un po’ con le evidenti capacità dinamiche della vettura.
I comandi al centro della discussione, tra pregi e difetti moderni
Se la meccanica è riuscita, lo stesso non si può dire di tutte le scelte relative all’interfaccia uomo-macchina. La plancia è dominata da un display centrale da 12,9 pollici che gestisce l’infotainment basato su Android OS, e se la grafica è fluida e la connettività avanzata (con una dotazione audio Sennheiser a 12 altoparlanti degna di una vettura premium), rimane la frustrazione dei comandi “touch” per le funzioni base. Regolare la temperatura del climatizzatore o agire sui volumi richiede una distrazione visiva che molti guidatori avrebbero volentieri evitato; una scelta stilistica che sacrifica l’ergonomia sull’altare della pulizia visiva, anche se l’illuminazione interna di nuova concezione – con proiezioni animate sui pannelli porta – cerca di riconciliare l’utente con l’ambiente high-tech dell’abitacolo.
Al volante, però, questi difetti tendono a passare in secondo piano. La Raval VZ, con la sua batteria da 52 kWh (chimica NMC) che garantisce circa 440 km di autonomia, fa dimenticare i 24 minuti necessari per una ricarica rapida dal 10% all’80% quando si prova il brivido di una ripartenza brillante o il piacere di un sottosterzo azzerato dalla messa a punto del differenziale elettronico. In un mercato sempre più omologato, è un’auto riuscita perché parla il linguaggio degli automobilisti stanchi dei soli gadget, offrendo una sostanza dinamica che poche compatte, elettriche o termiche che siano, sanno ancora regalare.




