Orrore in casa a Bosa, uccide il padre con un cacciavite
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Redazione Interno
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Il presagio di una tragedia familiare si è materializzato nel primo pomeriggio di ieri all'interno di un appartamento situato in via Pischedda, a Bosa, la pittoresca località della costa nord-occidentale della Sardegna. È qui che una lite, presumibilmente degenerata oltre ogni limite di guardia, ha avuto un epilogo efferato: Giuseppe Pinna, pensionato di 78 anni, è stato colpito ripetutamente al torace con un cacciavite. A sferrare quei colpi, secondo una ricostruzione che gli investigatori del Nucleo investigativo di Nuoro stanno mettendo meticolosamente a punto, sarebbe stato il figlio quarantaduenne, Paolo Pinna, il quale ora si trova in stato di fermo presso la caserma dei carabinieri.
La dinamica dell'aggressione e i soccorsi
Sebbene i moventi siano ancora al vaglio degli inquirenti, l'accusa nei confronti del figlio è di una gravità inaudita: omicidio volontario. Verso le quattordici, un orario solitamente dedicato alla pausa pranzo o al riposo, la quiete di via Pischedda è stata spezzata da un'accesa discussione. In un impeto di violenza reso ancor più atroce dall'oggetto utilizzato, il quarantaduenne si è scagliato contro il genitore. Immediata è scattata la richiesta di soccorso, che ha portato sul posto gli operatori del 118. Le condizioni del settantottenne, ridotte in fin di vita per le ferite inferte al torace, hanno reso necessario il trasferimento d'urgenza all'ospedale "San Francesco" di Nuoro. Un viaggio, quello in ambulanza, che si è rivelato vano: Giuseppe Pinna è deceduto poco dopo il ricovero a causa delle lesioni ritenute, purtroppo, incompatibili con la vita.
L'arresto e le indagini dei carabinieri
Sul luogo del delitto, i carabinieri della Compagnia di Macomer – coadiuvati dai colleghi del Comando provinciale di Nuoro – hanno trovato una scena di devastante violenza domestica. La tempestività con cui è scattata la caccia all'uomo ha consentito di rintracciare e fermare Paolo Pinna in breve tempo, sottraendolo alla possibilità di fuga e ponendolo a disposizione dell'autorità giudiziaria. Attualmente, il presunto omicida si trova in stato di fermo in caserma, dove si attendono le direttive del magistrato di turno. I rilievi tecnici nella casa di via Pischedda sono stati eseguiti con cura dagli specialisti del Nucleo Investigativo, alla ricerca di impronte, tracce ematiche e qualsiasi altro elemento possa chiarire la dinamica esatta del litigio, che alcuni vicini hanno riferito essere stato particolarmente acceso.
La vittima e il contesto familiare
Giuseppe Pinna, conosciuto in paese per la sua vita da pensionato trascorsa nella tranquillità della cittadina, lascia una moglie – la madre del fermato – che ha assistito con i propri occhi alla parte finale dell'orrore. Chi conosceva la famiglia descriveva un contesto apparentemente sereno, seppur turbato, come rivelato da alcune fonti, da fragilità psicologiche del figlio caratterizzate da comportamenti talvolta diffidenti. La Procura, che coordina l'inchiesta, sta vagliando ogni possibile ipotesi circa la scintilla che ha fatto esplodere la rabbia omicida. La comunità di Bosa, profondamente scossa da un evento che restituisce l'immagine più cupa delle relazioni familiari, segue con apprensione gli sviluppi giudiziari di questa vicenda che ha trasformato un normale pomeriggio in una strage annunciata tra le mura domestiche.




