Bufera su Cuffaro, la procura di Palermo chiede gli arresti per appalti truccati
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Redazione Interno
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Un comitato d'affari occulto, che secondo gli investigatori sarebbe stato in grado di "infiltrarsi e incidere sulle attività di indirizzo politico-amministrativo della Regione siciliana", è al centro dell'inchiesta della procura di Palermo, la quale, dopo due anni di indagini, ha chiesto l'arresto per diciotto persone. Tra di esse, figura con rilievo l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro, attualmente leader della Nuova Dc, e l'ex ministro, mentre le accuse vertono sul sistema degli appalti pubblici, con particolare riferimento all'ambito sanitario, sebbene le trame investigative si estendano anche ad altri settori.
Il gelo istituzionale e le reazioni politiche
La notizia delle richieste di custodia cautelare ha generato un'immediata onda d'urto negli ambienti di governo regionali, colpendo, in particolare, il presidente Renato Schifani il quale, apprendendo la notizia prima di recarsi a Palazzo d'Orleans, ha diramato un comunicato ufficialmente asciutto e privo di quelle formule di circostanza, quelle che tipicamente esprimono fiducia nella capacità degli indagati di dimostrare la propria estraneità alle accuse. Un silenzio, il suo, che è stato interpretato come un segnale del clima di tensione creatosi all'interno del centrodestra, il quale ha visto anche un repentino dietrofront della Lega riguardo a precedenti aperture politiche verso la formazione di Cuffaro.
La difesa della Dc e il concorso di Villa Sofia
A fronte della bufera giudiziaria, il segretario regionale della Dc, Stefano Cirillo, è intervenuto per dichiarare che il partito "è composto da donne e uomini perbene", i quali crederebbero fermamente "nei valori della solidarietà, della legalità e dell'impegno per il bene comune". Una presa di posizione che si scontra, tuttavia, con i dettagli dell'inchiesta, la quale, in uno dei suoi capitoli più significativi, ricostruisce un presunto patto corruttivo finalizzato a pilotare un concorso pubblico per l'ospedale Villa Sofia. I pubblici ministeri Gianluca De Leo, Claudio Camilleri, Giulia Falchi e Andrea Zoppi contestano infatti che l'ex governatore avesse segnalato i vincitori di quel concorso, ricevendo in cambio, secondo l'accusa, la sponsorizzazione di due nomine.
Il sistema delle infiltrazioni
Oltre a Cuffaro, sono indagati per la vicenda di Villa Sofia l'ex manager Roberto Colletti, il direttore del "Trauma Center" Antonio Iacono e Vito Raso, collaboratore fidato dell'ex governatore oggi alla segreteria particolare di un assessore regionale. L'ipotesi investigativa, che dipinge un meccanismo articolato di scambi e influenze, delinea un sistema di potere in grado di condizionare dall'interno le decisioni della macchina amministrativa, orientando, secondo quanto sostengono i magistrati, l'esito di procedure pubbliche che dovrebbero essere invece garantiste e trasparenti.




