Igor Tudor e il Tottenham, divorzio lampo a 44 giorni dal primo allenamento: per la salvezza si cerca l’uomo giusto
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Redazione Sport
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Sono bastati quarantaquattro giorni, sette partite e una sola vittoria – peraltro ininfluente, visto che sanciva comunque l’eliminazione dalla Champions League – per chiudere definitivamente l’esperienza di Igor Tudor sulla panchina del Tottenham. Il club londinese, che lo aveva chiamato a metà febbruary per sostituire Thomas Frank, ha ufficializzato la risoluzione consensuale del contratto con il tecnico croato, un epilogo che, pur nell’aria già da diversi giorni, restituisce l’immagine di una stagione sprofondata nel caos più totale. L’allenatore, che lascia Londra insieme al suo staff composto da Tomislav Rogic e Riccardo Ragnacci, non ha potuto fare molto per invertire una rotta che appare ormai drammaticamente segnata: il club si trova quart’ultimo in classifica, con un solo punto di vantaggio sulla zona retrocessione.
Il divorzio, ufficialmente motivato dalla mancanza dei risultati sperati – nel dettaglio, nessuna affermazione in Premier League e un magro bottino di quattro punti raccolti in campionato – arriva in un momento di profonda difficoltà personale per Tudor, che nelle scorse settimane ha perso il padre. La società, attraverso il comunicato con cui ha annunciato la separazione, ha voluto sottolineare proprio questo aspetto, esprimendo vicinanza all’ex tecnico della Juventus in un momento di lutto, ma la realtà dei fatti racconta di una convivenza finita ancor prima di iniziare realmente. La sconfitta interna per 3-0 contro il Nottingham Forest, l’ultima partita diretta dal croato, è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo di tensioni e prestazioni insufficienti, in una squadra che non vince in campionato dal 28 dicembre.
Con l’addio di Tudor – che lascia il posto a Bruno Saltor, suo vice, per la guida ad interim degli allenamenti – il Tottenham si trova ora costretto a cercare il terzo allenatore di questa travagliata stagione sportiva. E la ricerca, in questo momento, non è solo una questione di identità tecnica ma una vera e propria corsa contro il tempo per scongiurare quello che fino a pochi mesi fa sembrava un’ipotesi fantascientifica: la retrocessione in Championship. La dirigenza, ben consapevole del rischio concreto rappresentato da una classifica che vede gli Spurs a ridosso delle ultime tre posizioni, ha già accelerato le trattative per individuare un sostituto in tempo utile per preparare la prossima sfida di campionato, in programma tra dieci giorni in casa del Sunderland.
De Zerbi in cima alla lista, ma la pista si arena sulla tempistica
Il primo nome sulla lista della dirigenza londinese, secondo le indiscrezioni raccolte nelle ultime ore, è quello di Roberto De Zerbi. Il tecnico bresciano, attualmente libero dopo l’esperienza non proprio idilliaca con il Marsiglia, rappresenterebbe per gli Spurs il profilo ideale per ricostruire un progetto tecnico solido, ma la difficoltà risiede nei tempi. De Zerbi, che nelle scorse settimane è stato accostato anche al Napoli in caso di addio di Antonio Conte, avrebbe infatti espresso la chiara preferenza di legarsi a un nuovo club solo a partire dal prossimo mese di luglio, per iniziare la preparazione estiva con la consapevolezza di potersi dedicare a un progetto organico.
Il Tottenham, tuttavia, non avrebbe alcuna intenzione di aspettare l’estate, e secondo alcune fonti starebbe cercando di convincere il tecnico a cambiare idea proponendo formule contrattuali particolarmente vantaggiose, che includerebbero bonus sostanziosi legati all’obiettivo salvezza. De Zerbi, dal canto suo, starebbe valutando con attenzione questa opzione, consapevole che accettare ora significherebbe tuffarsi a stagione in corso in un contesto di pressione massima, con il rischio di macchiare un curriculum finora in ascesa se l’operazione salvezza dovesse fallire.
L’alternativa Dyche e le possibili soluzioni interne in attesa di una scelta
Se il tentativo di convincere De Zerbi dovesse rivelarsi vano, la dirigenza del Tottenham ha già pronto un piano B che porta al nome di Sean Dyche. L’esperto tecnico inglese, esonerato dal Nottingham Forest nel corso di questa stessa stagione, vanta una lunga esperienza nel calcio britannico e, soprattutto, una consolidata reputazione come specialista delle salvezze difficili, un curriculum che in questo momento pesa più di qualsiasi altra considerazione tattica. Anche in questo caso, però, non mancano gli ostacoli: Dyche avrebbe infatti posto come condizione per l’ingaggio un contratto di almeno diciotto mesi, una richiesta che si scontra con la volontà del club di mantenere una certa flessibilità per la prossima stagione.
In attesa di sciogliere le riserve sul nome del successore, il Tottenham procederà con una gestione affidata a Bruno Saltor, che avrà il compito di supervisionare gli allenamenti dei giocatori rimasti a Londra durante la sosta delle nazionali. Quella che si prospetta è una delle settimane più decisive per il futuro immediato del club, chiamato a una scelta rapida ma ponderata: sbagliare ancora l’ennesimo cambio in panchina, in una stagione già segnata da errori di valutazione e risultati negativi, potrebbe significare compromettere irrimediabilmente la permanenza nella massima serie inglese.




