Successo da Lupi, nel segno dei più discussi. Ma che disastro il VAR…
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Redazione Sport
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Il Partenio, dopo l’attesa che aveva accompagnato la sosta, ha potuto assistere a una partita che, al di là del risultato, ha visto protagonisti assoluti due giocatori sui quali si erano concentrate le chiacchiere della settimana: Martin Palumbo e Gennaro Tutino, entrambi decisivi nel momento in cui la squadra di casa aveva più bisogno di carattere e qualità. Se il primo ha imposto il proprio fisico e la propria personalità in mezzo al campo, dettando i tempi di un Avellino che ha faticato non poco a ingranare, il secondo ha chiuso la questione trasformando un’azione nata da una riconquista proprio di Palumbo, dimostrando, come sottolineato dal suo allenatore, di saper soffrire e di trovarsi pronto quando il club lo chiama in causa. Una vittoria, quella biancoverde, che assume un peso specifico enorme nella lotta per non retrocedere, proiettando la formazione irpina a una distanza di sicurezza dalla zona più pericolosa della classifica e permettendole, al contempo, di guardare con una certa curiosità anche verso l’alto.
Gregucci scuote la Sampdoria: "Mercato? Fuffa. In B serve umiltà"
Sul fronte opposto, la sconfitta ha riacutizzato le tensioni e riportato i blucerchiati in una posizione di estremo pericolo, scatenando la reazione dell’allenatore che, in coppia con un altro tecnico, guida la squadra. Angelo Gregucci, dopo il match, ha liquidato con parole durissime ogni discussione sulle possibili operazioni di mercato, definendole “cazzate” e “fuffa”, e ha invece puntato il dito sulla necessità di un approccio completamente diverso da parte dell’intero ambiente. “In Serie B non c'è Maradona”, ha ribadito, sottolineando come la categoria richieda, prima di qualsiasi altro attributo, una profonda umiltà e la capacità di scendere in campo con compostezza e solidità, qualità che sono apparse latitanti in una trasferta finita nel segno della sconfitta.
Biancolino: "Quota 25 preziosa, ma non mi accontento"
La regia di partita, affidata al nuovo arrivo Sala, schierato immediatamente titolare sulla fascia sinistra, non è riuscita a sbloccare un avvio di gara caratterizzato da ritmi piuttosto bassi e da una certa fatica nel costruire azioni pericolose. Proprio per questo, il contributo dei due uomini al centro delle cronache è risultato ancor più determinante, confermando come le scelte tecniche, pur nell’alternanza di rendimenti, puntino a creare quel senso di competizione interna che spinge ogni elemento a dare il massimo. L’allenatore dell’Avellino ha espresso soddisfazione per il raggiungimento di una quota punti che, al giro di boa, può essere considerata un solido fondamento, ma ha anche lasciato intendere di non volersi fermare, di voler spingere la squadra verso traguardi più ambiziosi, contando proprio su quel gruppo che, in alcune circostanze, ha dimostrato di saper reagire alle difficoltà.
Il contesto tecnico e il peso della vittoria
La partita, al di là delle dichiarazioni, ha offerto diversi spunti di riflessione sul piano squisitamente tecnico, a partire dalle scelte operative e dalla risposta dei calciatori chiamati in causa. La rete decisiva, per esempio, è arrivata in un momento di apparente controllo da parte degli ospiti, segnando una svolta psicologica che ha poi condizionato il resto dell’incontro. Un episodio, tuttavia, ha offuscato parzialmente la serata: l’intervento del VAR, o meglio, la gestione di un possibile episodio decisivo, è stato al centro di polemiche e perplessità, aggiungendo un ulteriore tassello al dibattito, ormai cronico, sull’utilizzo della tecnologia in campo, il quale, senza scendere in dettagli inutili, ha comunque lasciato l’amaro in bocca a molti. Resta il fatto che, per i lupi, questi tre punti rappresentano una boccata d’ossigeno fondamentale, mentre per la Sampdoria il cammino si fa sempre più in salita, sotto la pressione di una classifica che non perdona.




