Buen Camino, Zalone non si ferma: superati i 60 milioni di incasso
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Checco Zalone, il cui vero nome è noto a tutti, non smette di stupire il mercato cinematografico italiano, confermando una capacità di attrazione che pochi, nel panorama nazionale, possono vantare. La sua ultima fatica, “Buen Camino”, coprodotta e distribuita da Medusa, ha infatti superato la soglia dei 60 milioni di euro di incasso, cifra stratosferica raggiunta in appena quindici giorni di programmazione. Un risultato che, oltre a ribadire il dominio del comico pugliese sul pubblico, consolida la pellicola al terzo posto nella classifica degli incassi storici italiani, posizionandola dietro al colossal “Avatar” e a un altro suo campione, “Quo vado?”, frutto della stessa collaborazione artistica con il regista Gennaro Nunziante. I dati di ieri, che segnalano un ulteriore introito di oltre 501mila euro, non fanno che ratificare una tendenza ormai chiara, mentre il conteggio degli spettatori si avvicina con passo spedito ai sette milioni e mezzo.
Una corsa inarrestabile al botteghino
La corsa del film, iniziata nel periodo delle festività natalizie, non accenna a rallentare, dimostrando come il fenomeno Zalone trascenda la semplice comicità per diventare un vero e proprio evento sociale. Durante le vacanze, quasi sette milioni e mezzo di persone hanno scelto di vedere la pellicola, una preferenza che ha rappresentato circa il sessanta percento del totale dei biglietti staccati nei cinema. Numeri da capogiro, questi, che parlano di un legame fortissimo con il pubblico, il quale sembra riconoscersi nelle storie, pur iperboliche e grottesche, raccontate dall’artista. Un successo che, va sottolineato, non è frutto del caso ma di una narrazione che, dietro le risate, cela una riflessione sulla contemporaneità.
Il pellegrinaggio filosofico dietro la commedia
“Buen Camino”, infatti, si configura come molto più di una semplice commedia destinata al grande consumo. La trama, che segue un pellegrinaggio, si trasforma in un viaggio interiore che costringe il protagonista, e con lui lo spettatore, a fare i conti con i propri limiti e con le paure più profonde, senza tralasciare l’esplorazione della complessità che caratterizza i rapporti umani. La leggerezza della superficie comica, quella che garantisce le risate, nasconde infatti un’operazione di smascheramento di alcune convinzioni tipiche di certi ambienti, spesso definiti radical chic, mostrando come la vita concreta possieda una ricchezza e una problematicità che le teorie astratte faticano a contenere. È questo, forse, uno dei motivi del trasversale apprezzamento, che tocca corde diverse in spettatori diversi.
Il fenomeno sociale oltre i numeri
Il botteghino, con i suoi record, racconta quindi solo una parte della storia. L’altra parte riguarda la capacità di Zalone di intercettare e, al tempo stesso, di generare un discorso collettivo, di mettere in scena le contraddizioni del Paese con un linguaggio immediato e popolare. Il cammino narrato nel film diventa così una metafora di un percorso più ampio, personale e nazionale, dove le certezze vacillano e le verità assolute si rivelano spesso inconsistenti. Un discorso che, evidentemente, risuona in modo potente in un momento storico particolare, trovando nelle sale cinematografiche uno spazio di condivisione e di riconoscimento. Il dato economico, per quanto eclatante, è dunque la conseguenza di un’aderenza alla sensibilità comune che pochi autori riescono a conseguire con tale regolarità.




