Israele spara su un volo civile in Cisgiordania: scambiato per un drone, nessun ferito. L’Idf avvia un’indagine.

Israele spara su un volo civile in Cisgiordania: scambiato per un drone, nessun ferito. L’Idf avvia un’indagine.
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte tra il 28 e il 29 maggio, i cieli della Cisgiordania sono stati teatro di un episodio che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia dell’aviazione civile, scongiurata solo da quella che appare come una combinazione di fortuna e di precisione mancata del tiro.

Le Forze di Difesa israeliane (Idf) hanno aperto il fuoco contro un aereo di linea, un velivolo che trasportava passeggeri in rotta verso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dopo averlo erroneamente classificato come un drone ostile. open

Stando a quanto riferito dal "Times of Israel", il quale ha ricostruito la dinamica dell’incidente, non si registrano al momento né danni materiali né feriti, un esito che appare quasi miracoloso considerando la pericolosità dell’equivoco.

L’esercito, attraverso una nota ufficiale, ha immediatamente fatto sapere che verrà aperta un’inchiesta approfondita per stabilire le responsabilità di quanto accaduto, concentrandosi sui vizi procedurali che hanno portato un contingente armato a vedere una minaccia robotizzata laddove, invece, esisteva una vulnerabile carlinga piena di vite umane. open

La segnalazione dei coloni e la deviazione della rotta

L’innesco della catena di eventi che ha portato allo sparo è da ricercare in una segnalazione partita dall’insediamento di Beit El, una colonia situata nel cuore della Cisgiordania.

I residenti avevano infatti riferito alle forze di sicurezza la presenza di molteplici droni non identificati, i cosiddetti UAV (Unmanned Aerial Vehicle), che sorvolavano la zona in quota. open

In risposta a questo allarme, le truppe sono state dispiegate sul terreno per una ricognizione visiva; durante questa perlustrazione, un reparto ha creduto di intercettare uno dei velivoli sospetti, decidendo di neutralizzarlo con colpi d’arma da fuoco.

Solo successivamente, a fucilate già esplose, è emerso un dettaglio cruciale che spiega la genesi del tragico equivoco: la rotta standard dei voli civili in arrivo a Tel Aviv era stata temporaneamente spostata verso est. open

Questa deviazione, seppur adottata per ragioni di sicurezza (forse per allontanare i velivoli da altre aree sensibili), ha costretto gli aerei di linea a solcare i cieli a un’altitudine insolitamente bassa proprio sopra l’area di Beit El, una circostanza che ha ingannato sia gli occhi dei residenti, sia i sensori dei soldati a terra.

Le Idf stanno inoltre vagliando l’ipotesi alternativa, e ugualmente grave, che un drone della polizia israeliana fosse realmente in volo in quella stessa finestra temporale, contribuendo ulteriormente alla confusione operativa. open

Le compagnie aeree internazionali, venute a conoscenza dell’accaduto, hanno formalmente chiesto un maggior controllo sulla presenza di velivoli militari – inclusi quelli statunitensi – nei corridoi civili prima di concedere il via libera alla piena ripresa dei collegamenti. open

Il puzzle iraniano tra bozza di memorandum e negoziati

Mentre l’Idf cerca di chiarire i contorni di questo quasi-disastro nei cieli della Cisgiordania, il fronte diplomatico-militare che coinvolge Teheran e Washington continua a mostrare crepe evidenti nel presunto muro di intesa.

L’agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando una fonte vicina ai negoziati, ha gettato acqua sul fuoco delle indiscrezioni che volevano un accordo ormai prossimo, dichiarando che il testo del memorandum d’intesa tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti "non è ancora definitivo". open

La stessa fonte ha bollato come "inesatte" alcune voci circolate sui media occidentali, smentendo di fatto che i mediatori pakistani siano già stati informati di una fumata bianca. Sul piatto dei colloqui, al momento, resta la proposta di un’estensione di 60 giorni del cessate il fuoco, un periodo finestra che dovrebbe servire a negoziare i termini di smantellamento – o quantomeno di riduzione – del programma nucleare iraniano. open

La controparte americana, rappresentata dal presidente Donald Trump il quale siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno, ha ribadito di voler rivedere nei dettagli la bozza prima di apporre la propria firma.

"Abbiamo delle linee rosse", ha fatto sapere il presidente, sottolineando che non verrà siglato alcun patto che non garantisca vantaggi unilaterali per gli Stati Uniti.

Dal canto suo, il vicepresidente JD Vance ha confermato che si registrano passi avanti nelle discussioni, sebbene la situazione rimanga fluida e condizionata dalle contromosse sul terreno. open

L’asse marittimo e la minaccia di nuovi raid

A complicare ulteriormente il quadro di una pace instabile, le dichiarazioni provenienti dai vertici militari iraniani rivelano una crescente impazienza per il blocco navale imposto dall’alleata marina americana.

Mentre a livello politico si discute della riapertura del traffico commerciale, sul fronte operativo il governo degli Stati Uniti ha lanciato un ultimatum chiaro: se Teheran non rimuoverà le mine dal fondamentale Stretto di Hormuz, l’Amministrazione procederà unilateralmente a "distruggere l’uranio arricchito" in collaborazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea). open

Si tratta di una mossa che, nelle intenzioni di Trump, dovrebbe servire a spazzare via la minaccia della bomba atomica una volta per tutte, evitando al contempo di dover sostenere una guerra totale per farlo.

Tuttavia, le parole del presidente americano si scontrano con la realtà dei fatti: le Idf, in parallelo ai negoziati, hanno intensificato le operazioni di terra, attraversando il fiume Litani nel sud del Libano e dichiarando di essere operative anche nei sobborghi di Beirut. open

Questa escalation, che mira a colpire le infrastrutture di Hezbollah, rischia di vanificare qualsiasi sforzo diplomatico, rendendo il Golfo Persico una polveriera pronta a esplodere al primo cedimento della tregua verbale. open

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