Tim punta alla conversione delle azioni di risparmio dopo il la della Cassazione sul miliardo dello Stato
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Redazione Economia
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La società, che pochi giorni fa ha visto confermato in via definitiva il proprio diritto a un ingente risarcimento da parte dello Stato, ha ora convocato un consiglio di amministrazione straordinario per domenica 21 dicembre. L'obiettivo, secondo le anticipazioni, è quello di definire una proposta concreta da sottoporre poi alle assemblee degli azionisti, puntando a trasformare le azioni di risparmio in titoli ordinari. Un'operazione di questo tipo, qualora venisse approvata dagli investitori, comporterebbe una diluizione delle partecipazioni esistenti, aggiungendo un significativo 28% al capitale sociale attualmente in circolazione.
I dettagli della proposta del cda
Il consiglio di amministrazione di Tim, presieduto da Alberta Figari, ha già formalizzato la propria delibera. La proposta che verrà presentata alle assemblee dei soci prevede, in un unico contesto, una conversione sia facoltativa che obbligatoria delle azioni di risparmio. Il rapporto di conversione stabilito è di una azione ordinaria per ciascun Titolo di risparmio posseduto, a cui si aggiunge un conguaglio in denaro pari a complessivi 12 centesimi di euro per azione. Tale compenso, come specificato dalla società, sarà corrisposto da Tim a quegli azionisti che decideranno di esercitare la facoltà di conversione.
Il contesto finanziario: la sentenza sul canone
Questa mossa strategica giunge a stretto giro di una fondamentale vittoria legale per l'azienda. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dal governo, confermando una sentenza che obbliga lo Stato a risarcire Tim per una cifra vicina al miliardo di euro. La vicenda, risalente al 1998 in concomitanza con la liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, riguarda un canone di concessione che l'allora Telecom Italia sostenne di aver pagato indebitamente. La somma, che dovrà essere versata già nel corso del prossimo anno, è coperta da un fondo statale dedicato ai risarcimenti giudiziari, il cui ammontare per il 2026 è stimato in 2,5 miliardi.
Le implicazioni di un percorso annunciato
L'operazione di conversione, il cui valore complessivo è stimato attorno ai settecento milioni di euro, rappresenta un passaggio cardine nella roadmap dell'amministratore delegato Pietro Labriola. Un percorso, questo, che non è nuovo nell'agenda dell'azienda, avendo già visto un tentativo analogo nel lontano 2015. La contemporaneità con l'incasso del risarcimento, che garantirà una solida liquidità, offre ora un quadro finanziario sensibilmente diverso e potrebbe influenzare la percezione e l'esito della proposta da parte del mercato e degli azionisti di risparmio, i quali sono chiamati a valutare il rapporto di concambio offerto.




