Amici 25, la verità sul polipo di Plasma (che nessuno conosceva) cambia il senso della sua eliminazione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La terza puntata del Serale di “Amici di Maria De Filippi”, andata in onda ieri sera, 4 aprile, si è chiusa con un verdetto che sembrava già scritto – l’addio del rapper Plasma dopo il ballottaggio con Angie e Caterina – ma che solo a giochi fatti ha rivelato la sua natura più profonda. Subito dopo la lettura del verdetto, decretato dalla giuria composta da Elena D’Amario, Amadeus, Gigi D’Alessio e Cristiano Malgioglio, la conduttrice ha aperto una finestra sulla realtà che il cantante stesso aveva fin lì tenacemente occultato.
Plasma, nome d’arte del venticinquenne rappresentante della nuova scuola genovese, avrebbe dovuto lasciare la trasmissione ben prima di questa serata. Maria De Filippi ha rivelato che, a seguito di una visita specialistica, al ragazzo era stato diagnosticato un polipo alle corde vocali; una condizione che, per quanto non grave, richiede un intervento chirurgico e rappresenta un ostacolo enorme per chi vive di musica. “Gli avevamo consigliato di tornare l’anno prossimo”, ha spiegato la conduttrice, riferendosi alla volontà della produzione di tutelarlo, ma lui ha rifiutato, chiedendo il massimo riserbo.
La scoperta getta una luce radicalmente diversa sugli avvenimenti della serata, in particolare sulla polemica che lo ha visto protagonista. Il rapper, infatti, è stato al centro del dibattito per aver rifiutato per ben quattro volte il cosiddetto “guanto di sfida intonazione”. Le canzoni proposte spaziavano da “Angelo” di Francesco Renga a “Uomini soli” dei Pooh, fino a “Se bastasse una canzone” di Eros Ramazzotti, ma la sua risposta è stata sempre la stessa, motivata da una rigida difesa della propria identità artistica: “Faccio rap e continuerò a difendere questa scelta”.
La difesa dell’identità e le accuse incrociate in studio
Quel rifiuto, trasmesso in diretta, ha inevitabilmente innescato un vivace scontro tra i professori, in particolare tra Rudy Zerbi – insegnante di Plasma – e Anna Pettinelli. Mentre Zerbi sosteneva l’allievo, dichiarandosi fiero di un coraggio che antepone l’identità alla competizione (“questa non è una gara di intonazione, ma di talento”), la Pettinelli non ha usato mezzi termini, arrivando a suggerire ironicamente l’istituzione di una “categoria non cantanti” per il futuro. In questo bailamme, Cristiano Malgioglio ha interrotto la discussione con una delle sue consuete uscite, scherzando sul fatto che il parlare incessante della collega lo stesse rendendo sordo. Al di là della teatralità televisiva, però, nessuno in quella stanza – né i giudici, né il pubblico in studio – sapeva che la voce di Plasma era quella di un atleta che correva con un osso rotto.
Il silenzio come scudo e la rilettura della gara
Plasma ha scelto consapevolmente di non utilizzare il problema medico come alibi, rifiutando l’offerta della produzione di ritirarsi per curarsi e tornare più forte l’anno successivo. Ha deciso di restare “in trincea”, come è stato definito, consapevole che quella condizione avrebbe inevitabilmente minato la sua stabilità vocale – quella stessa stabilità che i giudici hanno più volte sottolineato come carente. L’eliminazione, avvenuta dopo una serie di esibizioni dove la tecnica ha ceduto il passo alla pura espressività, diventa così un atto di coerenza artistica estrema: non una sconfitta per demerito, ma l’epilogo annunciato di una resistenza fisica portata avanti oltre il limite del ragionevole.
Questa rivelazione, arrivata a eliminazione ormai avvenuta, ha di fatto escluso i giudici dal possesso di un elemento fondamentale per la valutazione. Non si tratta di contestare il voto di Amadeus o degli altri, basato su ciò che è stato visto e sentito, ma di comprendere che la prestazione di Plasma era il risultato di una mediazione tra la sua volontà espressiva e una menomazione fisica temporanea. Il suo percorso si chiude, dunque, non con l’amaro di una prestazione opaca, ma con la consapevolezza di aver difeso la propria essenza musicale a discapito della performance pura, in una tv dei talenti dove la forma – spesso – prevale sulla sostanza.




