Pensioni, la Lega spinge per prorogare Opzione donna e Quota 103
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Redazione Economia
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Nel complesso dibattito sulla manovra, la Lega, assieme a Forza Italia, torna a sollecitare un intervento sulle pensioni, presentando emendamenti che mirano a prolungare due misure cardine del welfare previdenziale. La proposta, che si inserisce in un panorama già denso di novità per i trattamenti pensionistici, punta a estendere al 2026 la finestra per accedere a Opzione donna e Quota 103, strumenti che consentono un pensionamento anticipato. Con un emendamento a prima firma Murelli, il Carroccio chiede che il diritto al trattamento pensionistico anticipato per le lavoratrici che abbiano maturato i requisiti – un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e un’età di almeno 61 anni, condizione quest’ultima soggetta a una riduzione di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due anni, per determinate categorie protette – sia riconosciuto a chi le maturi entro «il 31 dicembre 2025». Una mossa, questa, che evidenzia le tensioni interne alla maggioranza di governo, le quali, sebbene non esplicitate, emergono con chiarezza dalla volontà di correggere una rotta che alcuni giudicano troppo rigida.
Le tensioni sulla Fornero e le casse dell'Inps
La spinta per smantellare la legge Fornero, che ha innalzato l’età pensionabile a 67 anni, rappresenta da sempre un cavallo di battaglia per la Lega, il quale, tuttavia, si è scontrato con le esigenze di contenimento della spesa pubblica e la necessità di preservare gli equilibri dell’Inps. Nei primi tre anni dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, le modifiche sono state marginali, limitandosi a un lieve innalzamento dell’asticella dei requisiti; con la legge di Bilancio per il 2026, però, la situazione è mutata, portando alcuni osservatori a rilevare come la nuova impostazione finisca, in certi aspetti, per risultare più stringente della normativa originaria. È in questo contesto che si colloca l’iniziativa parlamentare, la quale, paradossalmente, mette il partito in una posizione di potenziale contrasto con il suo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, custode dei bilanci dello Stato.
Il contesto degli aumenti per le pensioni di reversibilità
Mentre il dibattito politico si concentra sull’età di accesso al pensionamento, un altro capitolo significativo riguarda le pensioni di reversibilità, destinate a un aggiustamento positivo a partire da gennaio 2026. Secondo quanto reso noto, l’adeguamento Istat, fissato all’1,7%, comporterà un incremento generalizzato degli assegni, il quale, seppur contenuto, avrà l’effetto di attenuare l’impatto dell’inflazione sui bilanci delle famiglie che dipendono da queste rendite. Si tratta di un ritocco che interessa milioni di nuclei familiari, i quali vedranno così aumentare, seppur di poco, l’importo destinato a coniugi e figli superstiti.
Il quadro generale di rivalutazione degli assegni
Dopo un periodo prolungato di stagnazione, le pensioni in Italia stanno registrando una fase di crescita consecutiva, che promette di restituire un po’ di potere d’acquisto a chi ha cessato l’attività lavorativa. Il miglioramento, che coinvolge soprattutto il 2025 e il biennio successivo, è guidato da un meccanismo di rivalutazioni che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe sostenere in modo più consistente il reddito dei pensionati. Questo trend, unito alle proposte di proroga per le uscite anticipate, delinea un quadro in evoluzione, dove le esigenze sociali si misurano costantemente con i vincoli di finanza pubblica.




