Erin Brockovich punta i riflettori sui data center dell’IA: la nuova battaglia per la trasparenza

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’attivista ambientale Erin Brockovich, che già negli anni Novanta aveva dimostrato come la determinazione di una singola persona possa smuovere le montagne del sistema giudiziario americano (quella causa contro la Pacific Gas & Electric, ricordiamo, si chiuse con un risarcimento record da 333 milioni di dollari), ha recentemente scelto un nuovo, ambizioso obiettivo. tomshw +3

Non si tratta più, questa volta, di inquinamento industriale diretto o di falde acquifere contaminate da cromo esavalente, bensì di un nemico apparentemente immateriale ma dall’impronta fisica fin troppo concreta: l’espansione selvaggia dei data center progettati per sostenere i sistemi di intelligenza artificiale. ilsoftware +3

A differenza di quanto si potrebbe pensare guardando al cloud come a qualcosa di etereo, l’attivista ha deciso di smascherare una realtà fatta di migliaia di server, ventole di raffreddamento incessanti e un consumo di risorse – elettricità e acqua su tutte – che rischia di lasciare il segno sui territori e sulle tasche dei cittadini. key4biz +3

Attraverso la piattaforma online recentemente lanciata, Brockovich invita i residenti di tutti gli Stati Uniti a segnalare la presenza di questi colossi silenziosi, con l’obiettivo di costruire una mappa interattiva che renda visibile quella che lei stessa definisce la “reale impronta” dell’infrastruttura digitale. ilsoftware +3

L’assenza di dialogo e il muro della riservatezza

Ciò che sembra aver spinto l’attivista a mobilitarsi, al di là del mero impatto ambientale, è una questione che tocca il cuore del processo democratico locale: la mancanza assoluta di trasparenza.

Nel corso della sua raccolta dati, durata appena qualche settimana, Brockovich ha ricevuto migliaia di segnalazioni – quasi quattromila per l’esattezza – e ha scoperto che la lamentela più ricorrente non riguarda il rumore dei generatori o il rialzo delle bollette, bensì un senso di esclusione e di vera e propria omissione informativa. tomshw +3

I residenti raccontano di progetti presentati come generici “magazzini commerciali” durante le riunioni di zonizzazione, per poi scoprire la vera natura delle strutture solo a cantieri ormai avviati, quando i macchinari pesanti hanno già sventrato il terreno. ilsoftware +3

A complicare ulteriormente il quadro, spiega l’attivista, ci sono i frequenti accordi di riservatezza (i famosi NDA) che i funzionari locali firmano con i colossi della tecnologia: un meccanismo che, di fatto, sigilla ogni discussione in una camera stagna, impedendo ai cittadini di esercitare quel diritto di replica che dovrebbe essere alla base di qualsiasi concessione edilizia. tomshw +3

Un fenomeno che attraversa gli Stati Uniti e si scontra con la realtà delle risorse

Dietro l’astrattezza del termine “intelligenza artificiale”, insomma, si nasconde una filiera logistica e industriale pesantissima, fatta di acciaio, cavi in fibra ottica e giganteschi sistemi di raffreddamento. key4biz +3

Brockovich ha raccolto testimonianze preoccupanti, come quelle che arrivano dalla Georgia, dove la deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha mostrato in un’audizione al Congresso barattoli di acqua potabile divenuta di colore marrone dopo la costruzione di un impianto di Meta; o quelle della Louisiana, dove nella comunità di Richland i residenti hanno scoperto i piani per un data center delle dimensioni di cinquanta campi da calcio solo quando sono iniziati materialmente gli scavi, senza alcuna preventiva consultazione pubblica. ilsoftware +3

Il malcontento popolare, del resto, non è un fenomeno isolato: secondo i dati raccolti dalla stessa attivista e da osservatori indipendenti, le proteste contro queste strutture sono aumentate vertiginosamente nell’ultimo anno, riuscendo a bloccare progetti per un valore complessivo di decine di miliardi di dollari.

Un segnale inequivocabile che le comunità locali, spesso gravate da aumenti dei costi energetici e da pressioni sulle risorse idriche in periodi di siccità, non sono più disposte a subire passivamente una trasformazione del territorio decisa a loro insaputa. tomshw +3

L’obiettivo della mappatura: un’arma per restituire voce ai territori

L’approccio scelto dalla Brockovich per questa sua nuova crociata è pragmatico e profondamente digitale, in perfetta sintonia con i tempi. Attraverso il sito dedicato, l’attivista non si limita a raccogliere denunce, ma cerca di aggregare dati per creare un contro-narrazione basato su evidenze geografiche e statistiche.

La mappa, che distingue tra impianti operativi, in costruzione e solo proposti, è uno strumento che serve a dare una dimensione numerica e visiva a un fenomeno che altrimenti rischierebbe di apparire frammentato e locale. tomshw +3

Per l’attivista, rendere pubblica questa distribuzione è il primo passo per forzare la mano alle amministrazioni e ai giganti tecnologici, i quali finora hanno goduto di un contesto normativo favorevole – soprattutto a livello federale – per espandersi a ritmo serrato.

Non si tratta, come ha più volte ribadito la stessa Brockovich, di un’opposizione preconcetta all’innovazione tecnologica o ai data center in sé, ma di una ferma presa di posizione contro il metodo “fai-da-te” e contro la cultura del segreto. libero +3

Del resto, se queste infrastrutture rappresentassero un vantaggio così indiscutibile come sostengono i loro promotori, chiede l’attivista, perché mai sarebbe necessario nascondere i piani ai cittadini fino all’ultimo minuto utile? key4biz +3

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