Tennis, l'ondata di infortuni travolge i big: da Sinner a Draper, il calendario sotto accusa

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Redazione Salute Redazione Salute   -   È un tennis che sbrana i suoi figli. L'ultimo in ordine di tempo è Jack Draper, che ha annunciato di aver chiuso la stagione in anticipo a causa del problema al braccio sinistro che lo condiziona da più di un anno. Per il britannico, arrivato lo scorso anno fino al numero 4 del ranking mondiale, una stagione da dimenticare: appena otto tornei disputati a livello di tour e nessuno Slam giocato, con il rientro fissato direttamente all'inizio del 2027.

«Un infortunio complesso ha reso tutto incredibilmente difficile», ha raccontato Draper sui social, spiegando di aver pagato «un prezzo anche a livello mentale».

L'emblema di questo 2026 falcidiato dalle assenze è senza dubbio la staffetta tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Dopo la finale di Montecarlo a inizio aprile, i due si sono divisi la stagione: prima è toccato allo spagnolo fermarsi per un infortunio tendineo al polso destro, poi è stata la volta dell'altoatesino, assente dal 13 luglio per una infiammazione al ginocchio destro. Sinner ha saltato Montreal, Cincinnati e lo US Open, perdendo l'occasione di difendere il titolo a New York, prima di tornare ad allenarsi a Montecarlo in vista della gira asiatica.

Secondo una ricerca recente, negli ultimi vent'anni gli infortuni e i ritiri nel circuito sono aumentati di circa il 25%, con un'impennata clamorosa di oltre il 112% per le lesioni agli arti superiori e alle spalle rispetto ai decenni precedenti. I dati pubblicati dalla Professional Tennis Players Association per il primo trimestre 2026 parlano di un aumento del 42% degli infortuni alla parte superiore del corpo e del 53% dei ritiri che hanno posto fine al match.

Claudio Zimaglia, fisioterapista che ha lavorato con Sinner e Djokovic, spiega che gli infortuni di oggi sono diversi rispetto al passato: «Vediamo soprattutto infortuni da sovraccarico strutturale profondo come lesioni della cuffia da decelerazione violenta, fratture da stress lombari per l'iperestensione del servizio, tendinopatie achillee e della rotula legate all'impatto ripetuto su cemento duro».

La causa principale, secondo Zimaglia, è la programmazione: «Il sistema dei ranking obbligatori e la concatenazione dei Masters 1000 da due settimane costringono gli atleti a giocare quasi senza sosta: così si impedisce la supercompensazione organica e ogni risentimento si trasforma in un infortunio cronico».

Patrick Mouratoglou, ex allenatore di Serena Williams, indica una spiegazione complementare: «Alcune superfici che un tempo erano molto veloci non lo sono più. Oggi la maggior parte dei giocatori gioca esclusivamente da fondo campo, colpendo la palla con estrema potenza e grande intensità». A pesare sarebbe anche la variazione delle palline da un torneo all'altro, che richiede «un adattamento costante della parte superiore del corpo».

L'omologazione delle superfici ha trasformato i match in maratone con scambi logoranti da venti o trenta colpi, mentre le corde assorbono sempre meno vibrazioni.

Rafael Nadal, presente al Gran Premio di Formula 1 a Madrid, ha offerto una lettura più distaccata: «Penso sia normale, dovuto al fatto che lo sportivo professionista ha un'esigenza fisica troppo grande. Dopo due o tre anni con un livello di sforzo fisico così grande gli infortuni possono capitare, devono essere messi in preventivo».

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