Berlino blocca Unicredit: la battaglia per Commerzbank si fa più dura
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Redazione Economia
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Mentre i cosiddetti "panzer" tedeschi avanzano per difendere Commerzbank dall’acquisizione di Unicredit, il governo di Berlino ha alzato la voce, invitando Andrea Orcel a desistere. «Ci aspettiamo che abbandoni il tentativo», ha dichiarato il ministro delle Finanze e vice cancelliere Lars Kingbeil, ribadendo che la banca, «di importanza sistemica», può prosperare anche autonomamente. Una presa di posizione netta, che però non sembra aver intaccato la determinazione dell’ad di Unicredit, il quale prosegue la sua strategia nonostante le resistenze politiche.
La mossa tedesca arriva dopo che Gae Aulenti, fondo d’investimento attivo da tempo nel settore, ha aumentato la propria quota in Commerzbank dal 10,5% al 20%, con l’obiettivo dichiarato di salire fino al 29%. Un segnale che ha indotto Berlino a irrigidirsi, temendo un’ingerenza straniera in un istituto considerato strategico. Intanto, in Italia, l’incertezza legata alla vicenda potrebbe spingere Unicredit a rinunciare all’acquisizione di Bpm, un altro tassello del complicato puzzle bancario europeo.
Dietro il rifiuto tedesco, però, non c’è solo una questione di sovranità finanziaria. Come sottolinea Daniel Gros, economista della Bocconi, i sindacati tedeschi hanno giocato un ruolo cruciale nel contrastare l’operazione. «Si sono svegliati perché si sentono minacciati», spiega Gros, evidenziando come il modello di cogestione tedesco, che garantisce ai lavoratori metà dei seggi nei consigli d’amministrazione, renda particolarmente sensibile ogni cambiamento di governance. Michele Calcaterra, altro esperto della Bocconi, conferma che le organizzazioni sindacali, pur agendo in modo indiretto, hanno esercitato una pressione significativa sul governo.




