Meloni: "Io al Festival? Notizia inventata, non siamo al FantaSanremo"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L'imminente alzarsi del sipario sul Teatro Ariston, previsto per la sera di martedì 24 febbraio, porta con sé, puntuale come ogni anno, il suo carico di indiscrezioni, voci e, talvolta, vere e proprie invenzioni. Nelle ultime ore, a tenere banco nel dibattito che precede la prima serata del settantaseiesimo Festival di Sanremo è stata la presunta, e poi prontamente smentita, partecipazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La voce, rimbalzata tra i corridoi della politica e le redazioni dei giornali, raccontava di una possibile presenza fisica della premier tra il pubblico del teatro ligure, seduta magari in platea per assistere allo spettacolo condotto e diretto da Carlo Conti. Una ricostruzione che, a detta della stessa Meloni, non aveva alcun fondamento nella realtà.
A fugare ogni dubbio, e a farlo con un tono che mescola la fermezza a una punta di ironia, ci ha pensato direttamente l'interessata attraverso un post pubblicato sul proprio profilo X. "Leggo da giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo", ha esordito la Presidente del Consiglio, definendo la notizia come "totalmente inventata" e sottolineando come fosse già stata smentita "immediatamente da Palazzo Chigi e successivamente dallo stesso Carlo Conti". Nonostante le chiare prese di distanza, però, la storia ha continuato a inseguire il Festival: durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi nella giornata di oggi, lunedì 23 febbraio, il conduttore è stato nuovamente interrogato dai giornalisti su questa fantomatica presenza. Un' insistenza che ha spinto Meloni a un intervento più diretto, volto a ristabilire i confini tra ciò che è cronaca e ciò che è mera fantasia.
Il riferimento, nella replica della premier, è andato al noto gioco parallelo che coinvolge gli appassionati della kermesse. "A questo punto forse conviene ricordare a chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival", ha scritto Meloni, tracciando una linea netta tra l'intrattenimento e l'informazione: "Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale". Una chiosa, questa, che mira a ridimensionare la portata di quelle che definisce "fake news", ma che al contempo non manca di sottolineare la distanza tra l'agenda politica e quella del palco dell'Ariston. "Nel frattempo io continuo a fare il mio lavoro", ha aggiunto, ribadendo la propria estraneità a quella che definisce una polemica politica artificiosamente costruita attorno a un evento che, per sua natura, dovrebbe restare una celebrazione della musica leggera italiana.
Il fronte dell'Ariston tra autonomia e provocazioni
Sul fronte opposto, quello del palco e della sala stampa dell'Ariston, Carlo Conti ha dovuto più volte tornare sull'argomento, ribadendo la propria estraneità alla genesi della voce e, soprattutto, la propria autonomia artistica. "Quando c'era Renzi ero per tutti renziano, ora solo meloniano?", ha dichiarato il direttore artistico durante l'incontro con la stampa, rivendicando con forza la propria indipendenza: "Per fortuna sono un uomo libero, e ci tengo a esserlo il più possibile nel mio mestiere di giullare". Conti ha risposto con un sorriso a chi gli chiedeva conto dell'eventualità di una presenza eccellente in platea, liquidando la questione con pragmatismo: "Giorgia Meloni? Non credo che debba venire al Festival. Poi è una cittadina libera, se compra il biglietto è libera di venire, mica decido io chi deve o non deve entrare all'Ariston". Una replica, la sua, che già nei giorni precedenti aveva bollato come "fantascienza pura" le prime avvisaglie di questa indiscrezione, pubblicando sui propri canali social lo screenshot di un articolo con la scritta "Fake" a chiudere ogni speculazione.
L'intervento del M5s e il parallelo con l'agenda di governo
A inserirsi nel dibattito, seppur con una prospettiva diametralmente opposta, è stata anche una voce proveniente dall'opposizione. Il senatore del Movimento 5 Stelle e segretario di presidenza del Senato, Pietro Lorefice, ha colto la palla al balzo per stigmatizzare quella che, a suo dire, sarebbe una disproporzione nell'attenzione mediatica e politica della premier. In una nota diffusa alla stampa, Lorefice ha parlato di una "rapidità con cui la premier Meloni interviene su vicende mediatiche di dubbio interesse per il Paese, dallo smentire la sua partecipazione al festival di Sanremo al caso Andrea Pucci". Una tempestività, quella utilizzata per le questioni legate al mondo dello spettacolo, che il rappresentante pentastellato contrappone alla gestione di problemi ben più concreti e spinosi: "La stessa tempestività servirebbe su questioni che incidono concretamente sulla vita degli italiani", ha proseguito, citando "sanità in ginocchio, caro vita, lavoro, crisi industriali, Niscemi, sicurezza". Un'incalzare di temi, il suo, che arriva a lambire anche lo scenario internazionale, con un riferimento alla nuova amministrazione statunitense guidata da Donald Trump e ai complessi fascicoli, come quelli legati a Jeffrey Epstein, che potrebbero tornare d'attualità.




