Cahill svela il lato nascosto di Sinner: «A carte qualche sparizione, ma lo caccerebbero da un casinò»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il rapporto tra un campione e il suo allenatore va ben oltre la tattica e la preparazione atletica, soprattutto quando si trascorrono settimane intere in giro per il mondo, condividendo aerei, hotel e momenti di pausa. Darren Cahill, da anni al fianco di Jannik Sinner nel ruolo di supercoach, ha recentemente gettato uno sguardo inedito sulla vita privata del numero uno del mondo, raccontando un aneddoto che mescola ironia e competitività: il talento italiano, a quanto pare, non sarebbe il benvenuto in un casinò di Las Vegas, almeno stando alle sue abilità nel gioco delle carte.

Una dichiarazione che, seppur scherzosa, dipinge il ritratto di un atleta che porta la sua fame di vittoria anche nei passatempi più leggeri, lontano dai riflettori e dal cemento dei campi da tennis, dove invece la sua fama è oramai indiscussa.

Le rivelazioni di Cahill nel libro di Futterman

La curiosità è emersa in occasione di un'intervista concessa da Cahill a Matthew Futterman, giornalista e autore del volume intitolato "Il gioco più crudele: inseguire la grandezza nel tennis professionistico", un'opera che cerca di scattare una fotografia a tutto tondo delle dinamiche che muovono il mondo della racchetta.

Tra i vari aneddoti raccolti per il libro, quello riguardante le partite a carte con Sinner ha subito catturato l'attenzione, perché svela un tratto caratteriale spesso invisibile ai più: la tendenza, del tutto involontaria o forse no, a far sparire qualche carta dal mazzo quando la sfida si fa serrata.

Cahill, che nel gruppo di lavoro ricopre anche un ruolo affettivo molto importante, quasi paterno, ha voluto raccontare il fatto con un sorriso, sottolineando come l'istinto del campione prenda il sopravvento in ogni situazione, persino in un semplice passatempo per staccare la spina dalla routine degli allenamenti.

Quando la competitività supera ogni confine

Non è un segreto che gli sportivi di vertice posseggano un livello di competitività fuori dal comune e Jannik Sinner, in questo senso, non fa eccezione alla regola. Il numero uno al mondo, già cinque volte campione Slam, ha spesso dichiarato di amare gli sport più disparati, ma anche i giochi di società che permettono di socializzare e di sfidare i compagni di viaggio.

Durante le lunghe trasferte del circuito Atp, il tempo libero è prezioso e va occupato per non pensare troppo alla tensione delle partite; ecco quindi che il burraco, introdotto nel gruppo dal fisioterapista Naldi, è diventato un appuntamento fisso per tutto il team. È proprio in queste occasioni che Sinner, secondo il racconto del suo coach australiano, avrebbe messo in atto delle piccole, maliziose, strategie: il far sparire qualche carta o il celare un sorriso che, a detta di Cahill, è un campanello d'allarme per gli avversari.

Quando l'italiano sorride durante una partita a carte, il suo allenatore ha capito che qualcosa non è filato liscio o che il colpo è stato giocato, scatenando l'ilarità generale.

Il carattere riservato del campione e il valore del gruppo

Nonostante la crescente notorietà e l'essere diventato un'icona globale dello sport, Sinner è noto per la sua riservatezza e per la tendenza a mantenere la vita privata al riparo dai media, concedendo raramente interviste sulla sua quotidianità o sulle sue passioni extra-tennis. Ed è per questo che le poche indiscrezioni che filtrano, come quelle sulla famosa bocciatura alla patente per il motorino o ora questa sui giochi di carte, vengono accolte con grande interesse da appassionati e addetti ai lavori.

L'aneddoto raccontato da Cahill e riportato nel libro di Futterman serve a ricordare che, dietro al freddo professionista che domina i campi in tutto il mondo, esiste un ragazzo che scherza, che cerca il divertimento e che non ama perdere, nemmeno per scherzo.

La frase conclusiva del coach, secondo cui lo caccerebbero subito da un casinò a Las Vegas, è un modo scherzoso per sottolineare la furbizia del suo allievo, ma anche un omaggio a quella mentalità vincente che lo ha portato a essere il migliore del pianeta e che probabilmente non si spegne mai, neppure quando si stringono tra le mani le carte da gioco invece di una racchetta.

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