ItaliaMeteo, la battaglia per il trasloco a Roma si infiamma: "costi elevati e disorganizzazione" le ragioni del governo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il trasferimento dell’Agenzia ItaliaMeteo dal Tecnopolo di Bologna a Roma, deciso dal commissario straordinario e capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, sta scavando un solco sempre più profondo tra il governo e le istituzioni locali, sollevando un vespaio di polemiche che coinvolge politica, sindacati e il mondo della ricerca. Alla base della scelta, ufficializzata con una comunicazione che ha gelato la Regione Emilia-Romagna, ci sarebbero precise criticità gestionali: si parla, stando a quanto si apprende, di una "totale mancanza di figure di riferimento dirigenziale" che avrebbe generato, nel corso degli anni, una situazione di "disorganizzazione generale". A questo si aggiungerebbe la necessità improrogabile di una "razionalizzazione dei costi e delle strutture", oltre all’atipicità di doversi avvalere di addetti "in prestito" da altre amministrazioni, una pratica che certo non giova alla stabilità e all’efficienza operativa. Non è poi trascurabile, nelle motivazioni ufficiali che filtrano dagli uffici competenti, il tema della "lontananza, anche fisica, dalle istituzioni centrali e dai centri decisionali a livello nazionale", un fattore che, a detta dei promotori del trasloco, avrebbe finito per penalizzare il radicamento e la crescita dell’agenzia.

La mobilitazione della Regione e la proposta del compromesso

Di fronte a quella che viene percepita come una vera e propria "invasione di campo", il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha scelto la via della mobilitazione istituzionale, rifiutando tuttavia di arroccarsi su una posizione di chiusura totale. "Non ci arrendiamo", ha dichiarato de Pascale a margine di un evento in Regione, annunciando l’invio di una lettera all’esecutivo per chiedere un confronto aperto e costruttivo. Il governatore, pur definendo la decisione un "errore", ha cercato di spostare il dibattito su un terreno più pragmatico, lanciando una proposta che possa mettere tutti d’accordo: quella di una doppia sede. "Non riteniamo che il governo debba fare un’inversione a 'U’", ha precisato, "la scelta di avere anche una sede nazionale, oltre alla sede tecnica in Emilia-Romagna, potrebbe essere anche un compromesso". Una soluzione, questa, che a suo parere "metterebbe tutti d'accordo e anzi potenzierebbe l'agenzia", consentendole di mantenere il prezioso ancoraggio scientifico con il Tecnopolo pur avendo un presidio nella Capitale per i rapporti istituzionali. Da qui l’appello al governo perché si mostri disponibile a "sedersi e discutere", con la Regione pronta a fare la propria parte pur di scongiurare quello che viene visto come uno smantellamento.

La difesa del Tecnopolo e il valore dell’ecosistema scientifico

A sostenere con forza la necessità di non spezzare il legame tra ItaliaMeteo e il capoluogo emiliano è intervenuto anche Gian Luca Galletti, già ministro dell’Ambiente e tra i principali artefici, in passato, del progetto che portò l’agenzia a Bologna. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: "La collocazione fisiologica e più indicata per ItaliaMeteo è Bologna". L’ex ministro, pur riconoscendo al governo, e in particolare alla ministra Anna Maria Bernini, il merito di aver convogliato risorse e fondi europei verso il Tecnopolo, ribadisce come l’ex Manifattura Tabacchi rappresenti la "sede ideale" per un centro di queste ambizioni. Il ragionamento di Galletti affonda le radici nella natura stessa del Tecnopolo, un polo che definire semplicemente "tecnologico" è riduttivo: è un ecosistema unico in Italia e tra i più avanzati in Europa, dove il supercomputer Leonardo, il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), il Cineca e l’imminente sede dell’Università delle Nazioni Unite dedicata all’intelligenza artificiale convivono e interagiscono. Isolare ItaliaMeteo da questo contesto, portandola a Roma, significherebbe privarla di un humus scientifico fatto di relazioni umane, scambi quotidiani e sinergie di alto profilo difficilmente replicabili altrove.

La reazione dura dei sindacati: "un licenziamento collettivo"

Sul fronte dei lavoratori, la tensione è palpabile e si traduce in parole di fuoco e in uno stato di agitazione immediato. Michele Bulgarelli, segretario della Camera del lavoro metropolitana per la Cgil, non ha usato mezzi termini per commentare la decisione del governo, paragonandola, nella sostanza, a un atto di forza senza precedenti. "Nella sua deriva trumpiana", ha attaccato Bulgarelli con una frase che fotografa la durezza dello scontro politico, "il governo deve aver pensato che in Italia si possa chiudere un’agenzia statale con un preavviso di pochi giorni: non hanno capito che qui esiste il diritto del lavoro". Le organizzazioni sindacali, Cgil in testa, parlano apertamente di rischio "licenziamento collettivo" per i circa venti addetti, ricercatori e tecnici altamente specializzati, che rischiano di vedersi sradicare non solo il posto di lavoro ma un intero progetto di vita e professionale costruito in questi anni. La decisione, comunicata con tempistiche che i sindacati giudicano oltremodo accelerate, prevede la riconsegna dei locali del Tecnopolo entro il 20 marzo e il contestuale trasferimento di tutto il personale nella nuova sede di via Ulpiano a Roma, una prospettiva che per molti, date le competenze e i legami familiari, potrebbe equivalere a una mancata adesione al trasloco, con tutte le conseguenze del caso.

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