«Don Matteo 15», la settima puntata e il peso della squadra: a Spoleto è il momento delle scelte

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La quiete apparente della canonica e il viavai controllato della caserma di Spoleto, si sa, reggono finché il copione della vita – quello scritto con inchiostro indelebile dai sentimenti – non decide di riscrivere le gerarchie. Giovedì 19 febbraio, quando su Rai 1 andrà in onda il settimo episodio della quindicesima stagione, ci si troverà di fronte a una puntata che, nel suo intitolarsi “La squadra”, espone senza veli il nervo scoperto di ogni comunità, sia essa civile o religiosa: la fiducia reciproca, bene prezioso e insieme fragilissimo, verrà messa sotto pressione da un’indagine che costringerà ognuno a fare i conti con le proprie lealtà -1-4.

Il Capitano Diego Martini, figura che da tempo oscilla tra il rigore della divisa e le pene del cuore legate a Giulia, si troverà davanti a un bivio professionale destinato a produrre crepe anche sul fronte privato; una scelta complessa, la sua, che gli richiederà di soppesare dovere e istinto, mentre attorno a lui la tensione – quella che non si vede ma si respira – comincerà a erodere le certezze accumulate in mesi di convivenza forzata -1. Non è un caso che la regia abbia scelto questo momento della stagione per riannodare i fili di un racconto corale: dopo le incomprensioni e le schermaglie sentimentali che hanno tenuto banco nelle scorse settimane, l’ora della resa dei conti collettiva è giunta, e lo fa senza sconti per nessuno.

Il filo rosso di Maria: un’adolescenza sospesa tra oblio e riscatto

Eppure, a tenere banco – quasi fosse un controcanto silenzioso rispetto alle dinamiche virili della caserma – è la vicenda di Maria, la giovane interprete Fiamma Parente, la cui presenza in canonica si è fatta sempre più ingombrante -2-5. Non tanto per il peso logistico di un’adolescente con un bambino piccolo, quanto perché il suo passato, quella voragine nera nella memoria da cui don Massimo l’ha tratta la prima notte in chiesa, continua a pulsare come una ferita malrichiusa. Maria, che ha imparato a fidarsi del sacerdote e del piccolo mondo che le ruota attorno, scopre ora che ogni passo falso – una parola di troppo, uno sguardo prolungato, una confidenza concessa alla persona sbagliata – può riaprire lo scenario di una vulnerabilità che si credeva sopita -4.

Chi la osserva da lontano, forse il padre del bambino o forse qualcuno incaricato di rintracciarla, non ha mai smesso di cercarla; e la puntata del 19 febbraio, pur incentrata sul concetto di gruppo, farà affiorare i primi, inequivocabili segnali che l’angioletto caduto dall’altare non potrà rimanere per sempre nascosto tra le mura domestiche di don Massimo. È lì, in quel crinale sottile tra protezione e pericolo, che la scrittura degli autori gioca la sua partita più sottile: mostrare come la tenuta del gruppo dipenda anche dalla capacità di assorbire le fragilità dei singoli senza esserne travolti.

Le crepe del maresciallo e le ambiguità del cuore

Mentre l’ombra si allunga su Maria, altrove si consumano piccole deflagrazioni domestiche. Il maresciallo Cecchini, che pure ha fatto della sua ironia involontaria uno scudo contro le intemperie dell’età, scopre nelle puntate immediatamente precedenti a questa che il suo matrimonio con Elisa poggia su fondamenta più labili del previsto; la moglie, stanca di sentirsi un mobile in salotto, si era rivolta persino a una cartomante pur di scalfire la corazza di disattenzione del marito -8. Un campanello d’allarme, quello della crisi coniugale, che nella settima puntata riverbera come una cassa armonica: se Cecchini fatica a tenere insieme la sua squadra familiare, come potrà essere il faro per i giovani carabinieri che lo guardano come un monumento vivente?

E poi c’è Giulia, anima inquieta della stagione, che con il riemergere di Mathias Belli – quel marito dimenticato, o quasi – ha visto riaprirsi scenari professionali e sentimentali che credeva sepolti sotto la coltre della routine con Diego -2-5. Il bivio di lei è speculare a quello del capitano: prendere o lasciare, inseguire il talento per la moda o ancorarsi a una stabilità affettiva che tuttavia comincia a scricchiolare. L’indagine di puntata, nel costringere tutti a collaborare con maggiore compattezza, non farà che esasperare queste distanze private, trasformando il dovere in un banco di prova emotivo.

Il segreto di Caterina e il peso della new entry

Non si può parlare di coesione senza affrontare il nodo Caterina Provvedi, la giovane marescialla interpretata da Irene Giancontieri, il cui arrivo a Spoleto è stato tutt’altro che indolore -2-5. Frutto di un disguido burocratico che avrebbe dovuto mandare in pensione Cecchini, Caterina ha portato con sé un mondo sommerso fatto di insicurezze e di un segreto – condiviso solo con don Massimo – che lentamente viene alla luce. Nella puntata “La squadra”, il suo ruolo da pesce fuor d’acqua si trasforma: non più semplice comparsa destinata a sbagliare per ingenuità, ma ingranaggio critico di un meccanismo che richiede, a lei per prima, di scegliere da che parte stare. E se il capitano Martini comincia a guardarla con occhi diversi, più intimi e inattesi, è lecito domandarsi se questa ritrovata compattezza professionale non celi invece l’innesco di nuove, future lacerazioni -2.

In fondo, la quindicesima stagione di Don Matteo – con Raoul Bova nei panni di un prete che di umano ha tutto tranne l’infallibilità – sta raccontando proprio questo: il precario equilibrio di chi prova a fare squadra senza smettere di essere individuo. La canonica, un tempo rifugio, oggi è crocevia di domande senza risposta; la caserma, tempio della legge, si scopre arena di pulsioni contrastanti. E giovedì 19 febbraio, mentre l’indagine procederà e i colpevoli verranno assicurati alla giustizia, resterà sospesa nell’aria di Spoleto la domanda più spinosa: quanto può resistere una squadra se i suoi giocatori smettono di riconoscersi?

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