Tragedia a Tenerife, la 28enne comasca Cristina Colturi non ce l’ha fatta: è morta dopo due giorni di agonia per le ferite riportate nello schianto del parapendio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si è più svegliata, Cristina Colturi, dopo quel volo che avrebbe dovuto regalarle l’ennesima scarica di adrenalina, quella sensazione di libertà che solo chi ama il vuoto sa spiegare, e che invece si è trasformato in una trappola mortale. La ragazza di 28 anni, originaria di Castelnuovo Bozzente, nel Comasco, ma trapiantata da circa un anno a Tenerife, l’isola che le aveva rubato il cuore e dove aveva deciso di costruirsi un futuro, è deceduta domenica 9 marzo nell’ospedale Nuestra Señora de la Candelaria. I medici, nonostante un intervento chirurgico disperato e le cure intensive prestatele immediatamente dopo il ricovero, non sono riusciti a strapparla a quelle ferite, troppe e troppo gravi, riportate nello schianto di venerdì pomeriggio. La notizia, rimbalzata dagli ospedali delle Canarie fino ai paesini della provincia di Como, ha gelato chiunque l’avesse conosciuta, chi ne ricordava il sorriso solare e quella voglia di girovagare per l’Europa che l’aveva portata, infine, a fermarsi proprio lì, tra le scogliere e l’oceano di Adeje, dove lavorava come armocromista per alcune strutture alberghiere, un mestiere, il suo, che le permetteva di mettere a frutto una spiccata sensibilità per l’estetica e per i colori.

Un regalo di Natale trasformato in tragedia: la dinamica dello schianto sulla spiaggia di La Enramada e il gesto estremo di generosità

Proprio quel luogo, la spiaggia di La Enramada, nel comune di Adeje, venerdì 6 marzo è stato teatro dell’incidente. Cristina, secondo una prima e ancora sommaria ricostruzione, si era alzata in volo a bordo di un parapendio biposto, assistita da un istruttore professionista, un uomo che conosceva bene quei cieli. Un volo, questo, che non era nato per caso: si trattava di un regalo di Natale del suo compagno, un pensiero per permetterle di rivivere l’emozione che già aveva provato in Italia e che desiderava replicare sopra i paesaggi mozzafiato dell’isola. Lo stesso fidanzato, che avrebbe dovuto immortalare il suo atterraggio, è stato tra i primi ad allarmarsi quando non l’ha vista rientrare, un’attesa trasformata in angoscia. Il velivolo, per cause che sono ora al vaglio della magistratura spagnola e che restano tutte da chiarire, avrebbe perso improvvisamente quota, precipitando al suolo in una zona particolarmente insidiosa, un’area rocciosa che costeggia la spiaggia e che non ha lasciato scampo all’impatto. L’istruttore, seppur ferito, ce l’ha fatta, riportando lesioni giudicate non gravi, mentre per la giovane comasca le condizioni sono apparse da subito disperate.

A rendere ancora più amaro il dolore della famiglia, giunta d’urgenza dall’Italia al capezzale della ragazza, c’è la consapevolezza che Cristina amasse il brivido del volo, quella sensazione di sospensione che aveva già sperimentato e che cercava di nuovo. E in questo dramma, i genitori e il fratello hanno trovato la forza di onorare la sua memoria con un ultimo, straziante atto d’amore: hanno autorizzato l’espianto degli organi, rispettando una volontà che la 28enne aveva più volte manifestato in vita. Una decisione che ha già dato i suoi frutti, con il centro di coordinamento dei Trapianti dell’Hospital Universitario che ha confermato come due organi siano stati immediatamente impiantati in altrettanti pazienti in lista d’attesa, proprio nello stesso ospedale dove Cristina ha lottato e perso la sua battaglia. Il suo, come da suo espresso desiderio, non farà ritorno in Italia, ma riposerà per sempre a Tenerife, tra quel mare e quel cielo che l’avevano accolta.

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