Il richiamo di CI Games per i talenti di Bluepoint dopo la chiusura voluta da Sony

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La notizia della chiusura di Bluepoint Games, diramata da Sony e destinata a concretizzarsi nel corso di marzo, ha scosso l'industria videoludica, ma ha immediatamente innescato una reazione a catena nel mercato del lavoro specializzato. Mentre la multinazionale giapponese, secondo indiscrezioni, starebbe tentando di ricollocare internamente parte dei circa settanta dipendenti dello studio texano, altri attori del settore si sono già mossi per accaparrarsi quelle competenze tecniche diventate, loro malgrado, disponibili. Tra i primi a farsi avanti c'è CI Games, la software house polacca attualmente impegnata nello sviluppo di Lords of the Fallen II, che ha ufficialmente teso la mano agli sviluppatori di Bluepoint. L'amministratore delegato Marek Tymiński, tramite un messaggio pubblico, ha dichiarato la volontà della sua azienda di aprire un dialogo con i professionisti colpiti dalla chiusura, sottolineando come l'esperienza maturata con il remake di Demon's Souls, acclamato dalla critica e dal pubblico, rappresenti un valore inestimabile per un progetto che affonda le radici nello stesso genere soulslike -2-4-7. L'offerta, a quanto pare, non si limiterebbe alle posizioni già aperte e pubblicizzate, ma si estenderebbe a profili non ancora formalmente ricercati, nella speranza di integrare nel team quella maestria nella rifinitura e nella resa tecnica che ha reso celebre lo studio ormai prossimo alla dissoluzione -2-9.

La genesi di una decisione e i progetti mai nati

La parabola discendente di Bluepoint, d'altronde, affonda le sue radici in scelte produttive che hanno allontanato lo studio dal suo core business. Acquisito da Sony nel 2021, il team di Austin si è trovato a dover navigare le turbolente acque della strategia aziendale incentrata sui cosiddetti "live service", una direzione che ha portato alla luce progetti ambiziosi ma forse incongrui con la natura della software house. Stando a ricostruzioni basate su testimonianze di ex dipendenti, raccolte dall'insider Detective Seeds, Bluepoint aveva ottenuto il via libera per sviluppare un Titolo God of War pensato proprio per il mercato dei servizi in abbonamento, un'idea che aveva inizialmente entusiasmato la squadra, desiderosa di mettersi alla prova con un franchise amatissimo -5. La realtà dello sviluppo, tuttavia, si rivelò presto più complessa del previsto: le difficoltà incontrate nel rispettare le scadenze e la mole di lavoro, probabilmente sottostimata, portarono a continui rinvii fino alla cancellazione definitiva del progetto, avvenuta in seguito al fallimento commerciale di Concord, che aveva indotto Sony a riconsiderare drasticamente la propria espansione nel settore dei giochi come servizio -5-10.

L'ombra di Bloodborne e le speranze infrante di un remake

Parallelamente alle vicende che hanno portato alla chiusura, si è sviluppato un discorso correlato che ha infiammato il web, incentrato sulla possibilità, poi rivelatasi infondata, di un remake di Bloodborne. L'argomento è tornato prepotentemente alla ribalta grazie alla vicenda di Maxime Foulquier, uno sviluppatore indipendente che, nel marzo del 2025, aveva ricevuto una diffida da Sony per aver realizzato un progetto amatoriale ispirato alla cacciatrice di Yharnam -3-6-8. Foulquier aveva inizialmente accolto quell'ingiunzione come una conferma indiretta dell'esistenza di un progetto ufficiale, che immaginava affidato proprio a Bluepoint, e per questo aveva scelto di non rendere pubblica la vicenda. L'annuncio della chiusura dello studio, e il conseguente venir meno di qualsiasi possibilità che un simile progetto fosse in cantiere, lo hanno spinto a rompere il silenzio, esprimendo tutto il suo sconcerto per una strategia aziendale capace di spegnere le luci su uno studio di tale caratura tecnica e, allo stesso tempo, di impedire ai fan di colmare il vuoto con iniziative autonome -3-6.

Un paradosso industriale tra competenze e scelte strategiche

La situazione che si è venuta a creare appare, per molti versi, paradossale agli osservatori. Da un lato, Sony decide di disfarsi di una risorsa che aveva dimostrato una competenza rara nel valorizzare il proprio patrimonio storico, con operazioni come la collection di Uncharted o la splendida riproposizione di Shadow of the Colossus, oltre al già citato Demon's Souls -10. Una scelta motivata, ufficialmente, dall'aumento dei costi produttivi e da un mercato in evoluzione, che ha portato alla chiusura di uno studio integrato da appena cinque anni. Dall'altro lato, concorrenti come CI Games si posizionano prontamente per assorbire quei medesimi talenti, riconoscendo il loro valore in un settore, quello dei giochi di ruolo d'azione, dove l'esperienza maturata da Bluepoint è difficilmente eguagliabile -9. Gli stessi ex dipendenti, intervistati sulle ragioni del tracollo, hanno raccontato di aver presentato ben quattro proposte progettuali dopo la cancellazione del God of War live service, tra cui due remake, tutte però scartate dalla dirigenza Sony in quanto ritenute poco in linea con le richieste del mercato contemporaneo -5. Una valutazione che stride con l'entusiasmo e l'interesse che un eventuale ritorno a Yharnam, o la rimasterizzazione di altri classici, avrebbe suscitato nella base di giocatori, lasciando un interrogativo di fondo sulla visione a lungo termine per i marchi storici di PlayStation.

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