Forza Horizon 6, il leak su Steam costa caro: scattano i ban hardware da 8 mila anni

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’attesa per il nuovo capitolo della serie, quella che doveva essere la settimana più calda per gli appassionati di corse arcade, si è trasformata in un incubo di sicurezza informatica e repressione digitale. A pochi giorni dall’accesso anticipato riservato ai possessori della Premium Edition, l’intero comparto PC di Forza Horizon 6 – circa 155 gigabyte di dati – è finito in rete senza alcuna protezione, in quello che molti addetti ai lavori definiscono già un disastro logistico di proporzioni rare. Sembra infatti che un upload sul backend di Steam, avvenuto senza la dovuta crittografia o, secondo alcune fonti, tramite un errore nella gestione del preload, abbia reso disponibile una build completa e giocabile del titolo, gettando nel caos le strategie di lancio di Microsoft.

Se da un lato i pirati informatici hanno festeggiato la messa a disposizione di copie su torrent e siti dedicati, la reazione di Xbox e Playground Games non si è fatta attendere, anzi, è stata caratterizzata da una durezza forse mai vista prima per un caso analogo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare – e cioè che la frittata fosse ormai fatta e che ci si dovesse limitare a correre ai ripari – la software house ha optato per una linea durissima, scatenando una valanga di sanzioni tecniche nei confronti di chi ha ceduto alla tentazione di provare il gioco in anticipo.

Niente sconti per i “curiosi”: la condanna a 8 mila anni

Non si tratta di un semplice ban dell’account, una misura che spesso i giocatori più smaliziati aggirano con la creazione di un nuovo profilo. Stavolta no, la punizione va molto più in profondità. Le segnalazioni che arrivano dai forum e dai social raccontano di schermate d’errore che mostrano una data di sblocco fissata al 31 dicembre dell’anno 9999, una cifra iperbolica che equivale di fatto a una radiazione permanente, o quasi 8 mila anni di sospensione. A far piombare il gelo nella schiena dei “furbetti del leak”, però, è la conferma di una tecnologia ben più invasiva: l’HWID ban (Hardware Identification Ban).

Questo significa che la sanzione non è legata alla singola utenza, ma all’identità fisica del computer utilizzato per lanciare la copia piratata. La scheda madre, il processore o il disco rigido vengono marchiati a fuoco nei server di Microsoft; di conseguenza, anche formattando il PC o cambiando account Xbox si rimane esclusi dai servizi online dell’ecosistema. Per aggirare il blocco, l’unica via pratica sarebbe sostituire componenti hardware fondamentali, un costo sproporzionato anche solo per il tentativo di risparmiare qualche decina di euro sul costo del videogioco.

La versione degli sviluppatori e la caccia agli “streamer”

In una nota ufficiale apparsa sui canali social, Playground Games ha tenuto a precisare che il problema non deriverebbe da un errore della funzione di preload in sé – scaricando la patata bollente verso altre falle del sistema Steamworks – ma ha ribadito con chiarezza che le conseguenze per chi accede a quella build non autorizzata saranno totali. Si parla di un ban che si estende a întreaga franciză, precludendo l’accesso non solo a questo titolo, ma anche ai capitoli passati e futuri della serie Forza.

La caccia alle streghe, se così vogliamo chiamarla, ha già colpito i bersagli più visibili. Diverse fonti riportano di creator e streamer, anche con canali di una certa rilevanza (si parla di decine di migliaia di iscritti), che sono stati bloccati in diretta mentre mostravano le prime corse sulle strade del Giappone o diffondevano spoiler pesanti come la vettura finale della corsa Goliath. Questi ultimi, oltre a subire il blocco dell’account, hanno visto la loro intera libreria digitale andare in fumo, trasformando un attimo di gloria anticipata in un disastro mediatico personale.

Il paradosso della sicurezza: errori propri e punizioni severe

Ciò che rende la vicenda giuridicamente e moralmente spinosa, agli occhi degli osservatori, è la natura stessa della falla: a sbagliare per prima è stata la stessa casa madre. È stata la negligenza nella protezione dei file su Steam – che ricordiamo essere una piattaforma di distribuzione controllata – a mettere il coltello tra i denti ai pirati. Nonostante ciò, la risposta della multinazionale nei confronti dell’utente medio che ha semplicemente cliccato su un download illecito è stata spietata e priva di mezzi termini.

Questo approccio “a tenaglia” – errore umano da una parte, pugno duro dall’altra – rischia di alienare le simpatie di una fetta di pubblico che, pur essendo consapevole dell’illegalità del gesto, sottolinea come la reazione sproporzionata rischi di rovinare la reputazione di un franchise finora molto amato. Per i possessori della Premium Edition che hanno pagato profumatamente per giocare dal 15 maggio, vedere i pirati giocare una settimana prima e sapere che chi lo ha fatto rischia di dover buttare via il computer, crea un clima di frustrazione e timore piuttosto che di entusiasmo per il lancio.

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