Dusan Vlahovic e il nodo scadenza: la Juventus prepara un nuovo incontro decisivo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’incedere del tempo, si sa, è nemico delle strategie a medio termine, e in casa Juventus il ticchettio dell’orologio scandisce i giorni che separano Dusan Vlahovic dalla fatidica scadenza del 30 giugno. L’attaccante serbo, tornato a far respirare i bianconeri con le sue zampette decisive contro Verona e Lecce, resta un’incognita di mercato che il club intende sciogliere nel giro di poche settimane. La dirigenza, dopo aver già archiviato qualche incontro interlocutorio, starebbe per organizzare un summit definitivo con gli agenti del giocatore – e in particolare con il padre Milos, che ormai segue da vicino la trattativa – per cercare di limare le distanze su una proposta di rinnovo che attualmente non convince l’entourage del numero 9.

La questione, come spesso accade in questi casi, ruota intorno a un tema di natura economica: la Juventus ha messo sul tavolo un contratto da circa 6 o 7 milioni di euro netti a stagione, una cifra che rappresenterebbe un deciso taglio rispetto ai 12 milioni percepiti attualmente dal serbo. Se da un lato l’allenatore Luciano Spalletti ha fatto pubblicamente pressing sulla società – arrivando a definire l’assenza di un “centravanti fisico” come una mancanza sofferta come il pane – dall’altro la dirigenza appare intenzionata a non superare il tetto imposto dal nuovo corso austero, un limite già applicato con successo nei prolungamenti di giocatori come Kenan Yildiz e Manuel Locatelli.

Il pressing esterno del Bayern Monaco e gli scenari iberici

Ma se la trattativa interna procede a rilento, il motivo va cercato anche al di fuori dei confini dello Stadium: il Bayern Monaco, classico squalo che annusa il sangue nelle acque agitate del calciomercato, ha intensificato i contatti con il padre del calciatore. La candidatura del club bavarese, che vede in Vlahovic un possibile erede di Harry Kane (il cui futuro è in bilico causa contratto in scadenza), rappresenta un’alternativa concreta e affascinante per il serbo, desideroso di giocare stabilmente la Champions League ai massimi livelli. Una concorrenza, quella teutonica, che la Juventus non può ignorare, anche perché si aggiunge a un interesse ormai costante proveniente dalla Liga, dove due big del campionato spagnolo avrebbero ricevuto la disponibilità del giocatore nei mesi scorsi.

L’effetto pratico di questo pressing esterno è una sorta di braccio di ferro psicologico. Vlahovic, reduce da un lungo stop infortunistico che ne ha minato la continuità (ma non l’incisività, visto il record di velocità nel gol segnato a Lecce), si guarda intorno forte di un rendimento tornato a livelli eccellenti proprio nel rush finale della stagione. Per la Juventus, qualificarsi alla prossima Champions League è un prerequisito fondamentale non solo per le casse societarie, ma anche per sedersi al tavolo delle trattative con un minimo di autorevolezza: l’assenza della massima competizione europea renderebbe improbabile un sacrificio economico da parte del giocatore, che vedrebbe frustrate le sue ambizioni professionali.

Logiche di spogliatoio e il valore di una copertina

Eppure, oltre ai numeri e alle clausole contrattuali, esiste una dimensione quasi simbolica che pesa come un macigno sulla permanenza del serbo. Scorrendo le immagini delle ultime campagne promozionali, la sensazione che Vlahovic non sia più considerato il volto o il “simbolo da cui ripartire” è un leitmotiv ricorrente tra i tifosi e gli addetti ai lavori. L’aneddoto relativo alla maglia numero 3 di Bremer (un “10” con quella cifra sulle spalle, scherzò l’attaccante dopo un gol di qualche mese fa) racconta di un leader che agisce più dietro le quinte, forse consapevole del suo status di prestito in scadenza.

Questa percezione di centralità offuscata incide sull’equilibrio dello spogliatoio e sulla pianificazione tecnica. Se è vero che il Milan si tiene in “stand-by” monitorando gli sviluppi – una pista che potrebbe concretizzarsi qualora la dirigenza rossonera cambiasse pelle – è altrettanto vero che il Bayern offre una vetrina internazionale che a Torino, in questo momento di transizione sportiva, non può essere garantita con la stessa certezza. La Juventus, memore degli errori del passato legati ai parametri zero che hanno svenato le casse, cerca di imporre una disciplina ferrea, rischiando però di perdere un giocatore che, dal punto di vista tecnico, ha dimostrato di essere l’unico terminale offensivo fisico a disposizione di Spalletti.

La verità sul tavolo tra rinnovo e addio

L’attaccante serbo, da parte sua, gioca la carta dell’ambiguità tattica: quel “vediamo” pronunciato a fine partita nasconde la consapevolezza di avere diverse frecce al proprio arco, ma anche la lucida valutazione dei rischi legati a un trasferimento azzardato. Fonti vicine alla trattativa parlano di una volontà del giocatore di non tradire il progetto bianconero se non per offerte irrinunciabili, ma la crescente disponibilità di club come il Barcellona (pur in mezzo a difficoltà finanziarie) e diversi top club inglesi rende la partita apertissima.

Alla Continassa sanno che il tempo stringe: se il contratto non verrà rinnovato entro l’estate, l’alternativa è cedere il cartellino per una cifra bassissima o rassegnarsi a salutare Vlahovic a parametro zero l’anno prossimo. La strategia sembra quella di giocare il tutto per tutto nell’incontro decisivo fissato dopo la fine del campionato, un faccia a faccia che dirà se l’era di Vlahovic a Torino è destinata a chiudersi con un arrivederci amaro o se, invece, la maglia numero 9 continuerà a indossare il bianconero per inseguire insieme quel salto di qualità che finora è mancato.

Meta Description: Juve, incontro decisivo per il rinnovo di Vlahovic. Il contratto scade il 30 giugno, tra pressing del Bayern Monaco e offerte dalla Spagna.

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