Groenlandia, il documentario che ha cambiato il voto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un documentario trasmesso il 9 febbraio dalla televisione pubblica danese DR, intitolato Orsugiak – Greenland’s White Gold, ha avuto un impatto significativo sulle elezioni groenlandesi, influenzando il 36% degli elettori secondo alcune analisi. Il film, che racconta la storia della miniera di criolite sfruttata dalla Danimarca fino al suo esaurimento nel 1987, ha riacceso il dibattito sull’indipendenza dell’isola e sulle relazioni con Copenaghen, portando alla vittoria i social-liberali di Demokraatit e i nazionalisti di Naleraq.

Nel documentario, l’economista Torben M. Andersen ha sottolineato come la gestione danese delle risorse groenlandesi abbia lasciato un’eredità complessa, alimentando sentimenti di frustrazione e desiderio di autonomia. Marc Lanteigne, politologo canadese esperto di dinamiche artiche, ha commentato che il risultato elettorale riflette un Paese diviso: «Nessuno si aspettava che Demokraatit diventasse il primo partito. Questo dimostra che i groenlandesi vogliono concentrarsi sulle questioni interne prima di affrontare temi globali, come le attenzioni degli Stati Uniti».

Le elezioni, tenutesi in un contesto di crescente interesse internazionale per la Groenlandia, hanno visto il partito Demokraatit conquistare il 29,9% dei voti, un balzo significativo rispetto al 9% ottenuto nel 2021. I partiti della coalizione uscente, Inuit Ataqatigiit e Siumut, hanno invece subito un crollo, attestandosi rispettivamente al 20% e al 16%. La vittoria dei social-liberali, tradizionalmente più moderati sulla questione dell’indipendenza, segna una svolta rispetto alla precedente leadership indipendentista di sinistra.

Tra i personaggi emersi durante la campagna elettorale c’è Jørgen Boassen, un ex muratore groenlandese diventato punto di riferimento locale per il movimento Make America Great Again di Donald Trump. Boassen, pur sostenendo il tycoon americano, si è dichiarato contrario all’ipotesi di annessione dell’isola agli Stati Uniti, ribadendo l’importanza di preservare l’identità groenlandese. La visita di Donald Trump Jr. nel gennaio scorso aveva già acceso i riflettori sulle ambizioni statunitensi nella regione, ma il voto ha dimostrato che i groenlandesi preferiscono guardare prima di tutto ai propri interessi.

Il documentario, rimosso poco dopo la messa in onda, ha riportato alla luce una ferita storica: lo sfruttamento delle risorse naturali da parte della Danimarca, che ha lasciato un segno profondo nella coscienza collettiva dell’isola. La criolite, un tempo considerata “l’oro bianco” della Groenlandia, è diventata simbolo di un passato coloniale che ancora oggi influenza le scelte politiche.

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