Bolsena, l’esplosione che ha raso al suolo la villetta: tra le macerie il corpo del 67enne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’orologio del sistema di videosorveglianza dell’abitazione di fronte ha smesso di contare il tempo normale per iniziare a scandire quello della tragedia: le 8,53 e 27 secondi del 27 maggio. In quell’istante preciso, la telecamera trema e immortala il volo dei detriti della villetta monofamiliare di via della Rena, a Bolsena, dove il 67enne, originario del posto, viveva da solo.

Per oltre venti secondi, il video viene oscurato da una nube bianca – una sorta di muro impalpabile ma violentissimo – per poi restituire l’immagine della deflagrazione, dei segni che ha lasciato sugli edifici circostanti e delle macerie ormai sparse sul terreno. È la fine di una mattinata qualunque, trasformata in un cantiere di macerie e domande.

La Procura della Repubblica di Viterbo ha aperto un fascicolo per ricostruire la dinamica, ipotizzando al momento i reati di crollo colposo e omicidio colposo, sebbene allo stato attuale non risulti iscritto alcun indagato nel registro delle notizie di reato. Il sostituto procuratore Michele Adragna, che si è recato personalmente sul posto nella tarda mattinata per un sopralluogo diretto, ha disposto il sequestro sia della salma che dell’intera area.

I vigili del fuoco, supportati dalle unità cinofile e dal nucleo specialistico Usar (Urban Search and Rescue), hanno lavorato incessantemente tra i cumuli di cemento e ferro, riuscendo infine a individuare il corpo di Wilmo Capretto al pian terreno, in un vano adiacente alla cucina.

L’inchiesta e la pista della fuga di gas

Le indagini, coordinate dai carabinieri della stazione locale e della compagnia di Montefiascone, si concentrano ora sull’ipotesi di un incidente domestico legato a una perdita di gas. Alcuni testimoni hanno riferito di aver avvertito un forte odore di sostanze infiammabili subito dopo lo scoppio, un particolare che ha immediatamente orientato i rilievi tecnici verso gli impianti di alimentazione.

A dare consistenza a questa pista contribuisce anche la testimonianza di alcuni commercianti della zona, i quali avrebbero incontrato la vittima il giorno prima dell’esplosione mentre acquistava dei raccordi per tubature del gas, un dettaglio che suggerisce possibili lavori in corso o una manutenzione ordinaria dell’impianto.

L’assenza di allaccio alla rete e il ruolo del serbatoio

Un elemento di assoluto rilievo, emerso nelle ore successive alla tragedia, riguarda l’alimentazione energetica dell’abitazione: un portavoce di Italgas ha infatti precisato che la villetta non era allacciata alla rete cittadina di distribuzione del metano. Di conseguenza, l’origine della fuga – qualora venisse confermata – andrebbe ricercata in un sistema alternativo, verosimilmente interno all’immobile.

Gli inquirenti stanno vagliando due possibilità specifiche: la perdita potrebbe essere avvenuta da una o più bombole per uso domestico oppure dal serbatoio esterno di Gpl (gas di petrolio liquefatto) di cui l’abitazione era provvista, soluzione comune nelle zone di campagna non raggiunte dalla rete ordinaria. L’intera area è stata posta sotto sequestro e i rilievi dei vigili del fuoco, finalizzati a individuare il punto esatto della rottura o del cedimento, forniranno elementi cruciali per la ricostruzione giudiziaria.

Il racconto del vicino e le operazioni di soccorso

L’allarme è stato lanciato da un vicino che, dopo aver udito il boato violentissimo – capace di far tremare i vetri e deformare un cancello di sette metri nella proprietà accanto – ha subito chiamato i soccorsi. La stessa persona ha raccontato agli inquirenti di trovarsi sulla strada pochi secondi prima dell’esplosione, incrociando una coppia che rientrava da una passeggiata con il cane, una circostanza che restituisce la dimensione della casualità con cui la morte di Capretto ha rischiato di trasformarsi in una strage.

Il corpo della vittima, rinvenuto senza vita grazie all’intervento dei cani molecolari, è stato estratto dopo ore di lavoro certosino da parte dei tecnici, che hanno dovuto rimuovere con cautela cumuli di macerie per evitare ulteriori cedimenti. Il telefono della vittima, secondo quanto riportato dai primi soccorritori, continuava a squillare sotto le macerie, un suono agghiacciante che ha guidato i soccorritori verso il punto esatto in cui l’apparecchio era stato sepolto insieme al padrone di casa.

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