Export italiano a maggio: crescita contenuta ( 0,2%), ma nel lungo periodo sorpasso sul Giappone

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Redazione Sport Redazione Sport   -   I dati diffusi dall'Istat relativi al mese di maggio 2026 dipingono un quadro a due velocità per il commercio estero italiano. Da un lato, si registra una crescita congiunturale dell'export pari a un lieve +0,2% rispetto ad aprile, un incremento che cela al suo interno andamenti contrastanti: le vendite verso i Paesi extra Ue sono aumentate dello 0,8%, mentre quelle verso i partner dell'Unione europea hanno subito una flessione dello 0,4%.

Dall'altro lato, le importazioni hanno mostrato una dinamica più vivace, crescendo dell'1,5% nello stesso periodo, un dato che contribuisce a ridimensionare l'entusiasmo per la pur positiva performance complessiva delle esportazioni nazionali.

La fotografia di maggio: un'analisi settoriale e geografica

Guardando al confronto su base annua, maggio 2026 segna un incremento del 4,1% in valore delle esportazioni rispetto a maggio 2025, un dato che testimonia la tenuta complessiva del sistema produttivo italiano nonostante un contesto internazionale reso incerto dalle tensioni commerciali e geopolitiche. Tuttavia, se si osserva la dinamica in volume, emerge una contrazione del 2,4%, il che suggerisce che la crescita in valore sia stata trainata in larga misura dall'aumento dei prezzi all'importazione, cresciuti del 6,5% su anno, piuttosto che da un'espansione delle quantità vendute.

Questa performance settoriale presenta picchi significativi, come il +62,0% per il coke e i prodotti petroliferi raffinati e il +26,2% per i metalli di base, a fronte di un calo del 9,7% per gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici. Sul fronte geografico, la crescita tendenziale delle esportazioni appare sostenuta soprattutto dai mercati extra Ue (+6,8%), mentre l'area Ue fatica a tenere il passo (+1,7%).

A trainare la crescita sono Paesi come la Svizzera (+57,9%) e la Cina (+24,2%), mentre si registrano contrazioni verso mercati tradizionalmente importanti come la Germania (-3,3%) e gli Stati Uniti (-3,6%).

Il sorpasso storico sul Giappone: numeri e prospettive

Al di là della fotografia mensile, il dato di maggior rilievo riguarda il consuntivo degli ultimi dodici mesi, che ha sancito un sorpasso storico dell'Italia sul Giappone per valore delle esportazioni. Tra maggio 2025 e aprile 2026, l'export tricolore ha raggiunto i 755,8 miliardi di dollari, superando i 753,1 miliardi del Paese del Sol Levante. Un risultato che assume un significato particolare se si considera che solo dieci anni fa, nel 2015, il divario a sfavore dell'Italia era di ben 168 miliardi di dollari.

La crescita dell'export italiano in dollari in questo decennio è stata del 65,4%, più del triplo rispetto a quella giapponese, pari al 20,5%. Questo traguardo, come sottolineato da diversi analisti, non è frutto di un caso ma della capacità delle imprese italiane di diversificare la propria offerta, affiancando ai tradizionali punti di forza del Made in Italy – moda, arredamento e meccanica – settori ad alto valore aggiunto come la farmaceutica, la nautica e l'aerospazio.

L'Italia ha inoltre generato in questo arco temporale un surplus commerciale di 63,3 miliardi di dollari, a fronte di un deficit di 9 miliardi del Giappone, un segnale della differente struttura e competitività delle due economie.

Il contesto dei dazi e le anomalie statistiche dell'export globale

La lettura di questi dati va tuttavia contestualizzata alla luce delle turbolenze del commercio internazionale, in particolare per quanto riguarda l'impatto dei dazi americani e le distorsioni statistiche generate dal commercio di componenti elettronici legati all'Intelligenza Artificiale.

Il sorpasso sul Giappone, per quanto storico, risente di un effetto statistico legato alla crescita abnorme delle esportazioni di circuiti elettronici integrati da parte di Paesi come Corea del Sud e Taiwan, che ha di fatto scombussolato le graduatorie mondiali e reso meno significativo il confronto puro sui dati complessivi. Escludendo questa voce, che rappresenta meno del 5% del commercio mondiale, l'Italia avrebbe consolidato la sua posizione di quarto esportatore globale già da tempo, con un vantaggio sul Giappone che sarebbe addirittura più ampio.

Nel frattempo, a pesare sulle prospettive future è il nuovo regime tariffario statunitense che, dopo oltre un anno dal "Liberation Day", ha mostrato effetti differenziati: mentre settori come quello farmaceutico hanno retto bene, il comparto alimentare e le materie prime industriali come acciaio e alluminio hanno subito contraccolpi significativi, con un calo delle esportazioni verso gli Usa del 3,6% a maggio.

Un impatto che, come denunciato da diversi attori economici, rischia di tradursi in una perdita di competitività per le aziende italiane più esposte, in particolare nei settori dell'agroalimentare e della metalmeccanica.

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