Esplosione ad Ercolano, le gemelle Sara e Aurora lavoravano coi botti da mesi per 25 euro al giorno
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Redazione Interno
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L'esplosione avvenuta il 18 novembre scorso in una fabbrica abusiva di fuochi d'artificio a Ercolano, Napoli, ha portato alla luce una realtà di sfruttamento e illegalità che coinvolgeva le gemelle Sara e Aurora Esposito, di 26 anni, e il 18enne albanese Samuel Tafciu, tutti tragicamente deceduti nell'incidente. Le due sorelle, secondo quanto riferito dai familiari, lavoravano da mesi per le stesse persone, ricevendo un compenso di soli 25 euro al giorno per un'attività pericolosa e completamente illegale.
Le indagini, condotte dalla Procura di Napoli, hanno rivelato che la fabbrica operava senza alcuna autorizzazione, producendo fuochi d'artificio destinati al mercato nero. Le etichette dei petardi, pronte per essere incollate, riportavano nomi come "Rambo" e "Cobra", molto richiesti durante le festività di Capodanno. Testimoni hanno iniziato a raccontare come funzionava l'attività, descrivendo un ambiente di lavoro caratterizzato da condizioni disumane e pericolose.
La fabbrica, situata in via Patacca, era un vero e proprio laboratorio fantasma, dove le norme di sicurezza erano inesistenti e i lavoratori venivano trattati come schiavi. Le sorelle di Sara e Aurora hanno denunciato lo sfruttamento subito dalle gemelle, evidenziando come fossero costrette a lavorare in condizioni estreme per un salario irrisorio. Questo scenario di sfruttamento e illegalità, emerso dalle testimonianze raccolte, chiama in causa anche altre persone, suggerendo l'esistenza di un giro più ampio e organizzato.
Le autorità stanno ora cercando di ricostruire la filiera produttiva e di identificare tutti i responsabili coinvolti in questa attività criminale.




