Mattarella ai funerali dei carabinieri, il fratello: "Il loro sacrificio non sia vano"
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Redazione Interno
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Il silenzio carico di dolore nella Basilica di Santa Giustina a Padova ha unito lo Stato e le famiglie dei tre militari dell’Arma, il Sottotenente Marco Piffari, il Maresciallo Valerio Daprà e l’Appuntato scelto Davide Bernardello, scomparsi nell’esplosione del casolare a Castel d’Azzano. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cui partecipazione ha conferito ai riti funebri il carattere di un lutto nazionale, aveva già espresso, al momento della notizia della sciagura, la sua personale vicinanza e il cordoglio più profondo all’intera Arma e ai congiunti, in un messaggio indirizzato al Comandante Generale. La sua presenza fisica, assieme a quella delle massime cariche istituzionali, ha rappresentato un abbraccio concreto alla quale la cittadinanza, simbolicamente rappresentata dall’omaggio reso dalla Città di Venezia, si è associata con commozione.
L'appello di un fratello
Dal dolore di una famiglia, però, è emersa con forza una voce che ha superato il confine della cerimonia per lanciare un monito preciso. Andrea Piffari, fratello di Marco, ha rotto il riserbo che spesso accompagna simili occasioni per trasformare la sua sofferenza in un appello collettivo. “Voglio dire oggi con forza che il loro sacrificio non sia reso vano”, ha affermato, “faccio appello a tutti affinché episodi simili non debbano più accadere”. Queste parole, cariche di un pathos che andava ben oltre il privato, hanno posto una questione di sicurezza e di prevenzione che investe, inevitabilmente, le responsabilità di chi è chiamato a garantire condizioni di lavoro sicure per chi, come i tre carabinieri, opera in situazioni di potenziale pericolo.
La vicinanza delle istituzioni
La cappella ardente allestita nella basilica padovana ha visto sfilare, accanto al Capo dello Stato, il presidente del Consiglio dei ministri, i presidenti di Camera e Senato e numerosi esponenti del Governo, in una cornice di rara unità. Una partecipazione così estesa e di così alto profilo, come ha notato qualcuno, non è un semplice atto formale ma assume il significato di una presa di coscienza da parte dell’intero establishment politico di fronte a una tragedia che ha colpito al cuore uno dei pilastri dello Stato. Anche l’assessore alla Sicurezza del Comune di Venezia, presente in rappresentanza della sua amministrazione, ha voluto onorare la memoria dei militari, sottolineando come la loro perdita sia sentita come propria dall’intero territorio nazionale.
Le reazioni a caldo
Poche ore dopo l’incidente, le prime dichiarazioni avevano già tentato di dare un senso a quanto accaduto, sebbene la gravità dell’evento rendesse ogni parola insufficiente. Qualcuno aveva definito l’esplosione “una vera tragedia, un bollettino di guerra”, evidenziando la sproporzione tra la normalità di un intervento di servizio e l’esito così crudele. In quelle stesse dichiarazioni, si sottolineava come la morte di tre servitori dello Stato in simili circostanze “non abbia alcun senso”, una considerazione che riporta l’attenzione sulla necessità di imparare da quanto accaduto, affinché il sacrificio di quei militari, come auspicato dal fratello di uno di loro, non si riveli inutile.




