Redditi dei commercialisti in crescita ma calano gli iscritti
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Redazione Interno
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Il reddito medio dei commercialisti italiani ha superato per la prima volta, dopo quasi vent'anni, i livelli antecedenti alla grande crisi finanziaria del 2007, consolidando un trend di crescita che sembra ormai inarrestabile. Tuttavia, a fronte di questa rassicurante performance economica, emerge un dato altrettanto significativo e, per certi versi, contraddittorio: il numero degli iscritti all'albo continua a diminuire, sebbene si registri un timido ma importante segnale di inversione di tendenza per quanto riguarda i praticanti, che tornano a crescere dopo anni di flessione.
Questa fotografia della professione arriva dal Rapporto 2026, presentato in occasione dell'Assemblea dei presidenti degli Ordini territoriali, che si è tenuta oggi a Roma, e che ha acceso i riflettori su una categoria che, nonostante le difficoltà demografiche, si conferma un pilastro fondamentale dell'economia nazionale.
Il sorpasso sul 2007: i numeri del reddito
Secondo i dati elaborati dalla Fondazione nazionale dei commercialisti, nel corso del 2025 il reddito medio professionale ha fatto registrare un balzo in avanti dell'8,3 per cento, attestandosi su una cifra di tutto rispetto pari a 87.376 euro. Al netto dell'inflazione, che nell'ultimo anno ha eroso solo in parte questo incremento, la crescita reale si è assestata al 7,3 per cento, un risultato che ha permesso alla categoria di oltrepassare finalmente quella soglia critica rappresentata dai livelli reddituali del 2007, prima che il Paese sprofondasse in una lunga e dolorosa recessione.
Si tratta di un traguardo che assume un valore quasi simbolico per i professionisti del settore, i quali hanno dovuto attendere quasi due decenni per recuperare il potere d'acquisto perduto, navigando tra tagli, crisi dei debiti sovrani e le complesse trasformazioni normative che hanno investito il mondo delle consulenze fiscali e societarie.
Assemblea a Roma: dibattito tra ordini e unità della categoria
La presentazione del rapporto è stata il momento centrale della relazione che il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, ha tenuto davanti all'Assemblea dei presidenti degli Ordini territoriali, riunitasi presso la sala del Cinema Barberini a Roma. I lavori, che hanno visto la partecipazione di 122 rappresentanti provenienti da tutta Italia, non si sono limitati alla mera analisi dei dati economici, ma sono stati l'occasione per un confronto franco e costruttivo su questioni di stringente attualità per la professione.
Tra i temi al centro del dibattito, le società tra professionisti (Stp), le nuove modalità di controllo societario, il delicato rapporto con l'Agenzia delle entrate e, non ultimo, il futuro dei giovani e le problematiche specifiche degli Ordini di ridotte dimensioni. Nel corso delle discussioni, sarebbe emerso un vivo apprezzamento per l'operato del Consiglio nazionale, accompagnato dalla volontà, espressa da più parti, di preservare l'unità della categoria di fronte alle sfide che attendono il sistema professionale nel prossimo futuro.
Il paradosso demografico: calano gli iscritti, crescono i praticanti
Se il capitolo reddituale offre motivi di soddisfazione, il dato relativo al numero degli iscritti all'albo restituisce invece un quadro più complesso e articolato. La professione continua a scontare un calo demografico che preoccupa i vertici dell'ordine, un fenomeno che solo in minima parte trova un contrappeso nei numeri, seppur incoraggianti, relativi ai tirocinanti.
Per la prima volta dopo diversi anni, infatti, il numero dei praticanti ha invertito la rotta e si è rimesso a crescere, un segnale che potrebbe preludere a un futuro rinnovamento del parco professionisti, ma che al momento non basta a compensare le uscite e la mancanza di nuovi ingressi stabili nell'albo.
La sfida per il Consiglio nazionale sarà dunque quella di trasformare questo timido risveglio dei praticanti in un flusso costante di nuove iscrizioni, invertendo così quella tendenza negativa che rischia di ridurre il peso numerico e l'influenza di una categoria che, nei fatti, gestisce quote fondamentali del gettito fiscale e della consulenza alle imprese italiane.
Il ruolo economico della categoria oltre i numeri
Al di là delle fluttuazioni statistiche, il Rapporto 2026 sottolinea come i commercialisti abbiano comunque rafforzato il proprio ruolo strategico nell'economia del Paese, diventando interlocutori sempre più qualificati non solo per le imprese, ma anche per lo stesso legislatore in materia di riforme fiscali e tributarie. La crescita del reddito medio, del resto, è un indicatore che testimonia la capacità della categoria di adattarsi ai cambiamenti normativi e di intercettare nuove esigenze di consulenza in un mercato del lavoro in continua evoluzione.
Ma se da un lato i numeri dicono che la professione è solida e remunerativa, dall'altro la contrazione degli iscritti impone una riflessione approfondita sulle barriere all'ingresso, sul costo della formazione e sull'equilibrio tra vita professionale e privata, elementi che spesso allontanano i giovani da un percorso di carriera tradizionalmente considerato impegnativo e gravoso.
L'assemblea di Roma, in questo senso, ha rappresentato il palcoscenico ideale per iniziare a tracciare quelle linee guida che possano rendere la professione più attrattiva, senza però intaccare il rigore e la preparazione che ne costituiscono da sempre i principali valori aggiunti.




