Il licenziamento del ministro Fedorov apre una crisi politica in Ucraina: scontro tra Zelensky e la Rada
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Redazione Esteri
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La decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di sollevare dall'incarico il ministro della Difesa Mychajlo Fedorov ha innescato una scossa politica che non accenna a placarsi, con il Parlamento che ha aggiornato le proprie sedute per la pausa estiva senza avere la forza di ratificare la nomina del successore, un’impasse che getta un’ombra lunga sulla stabilità del governo e sulla prosecuzione dello sforzo bellico.
L’unico atto concretamente compiuto dalla Rada, in questa fase di stallo, è stata la nomina ad interim di Yevhen Khmara, attuale capo dei servizi segreti Sbu e figura chiave nella pianificazione di molte delle operazioni più audaci condotte in territorio russo, a testimonianza del peso crescente che i servizi di intelligence hanno assunto nelle dinamiche di potere interne.
La mossa di Zelensky, che ha rimosso l'architetto della trasformazione digitale del settore della difesa e l'uomo che aveva gestito i delicati negoziati con Stati Uniti e Russia, appare quindi come un tentativo di riconfigurare gli equilibri di vertice in un momento particolarmente critico per le sorti del conflitto.
La rimozione di Fedorov e le reazioni a Kiev
Mychajlo Fedorov, fino a pochi giorni fa ministro della Difesa, era stato il principale artefice della rapida evoluzione tecnologica che ha reso l'Ucraina una delle potenze mondiali nell'impiego di droni militari, una capacità che negli ultimi mesi ha permesso di intensificare gli attacchi contro obiettivi strategici in Russia e in Crimea, causando danni significativi alle infrastrutture e modificando la percezione stessa della minaccia per Mosca.
La sua rimozione, però, ha scatenato un fronte interno che il presidente non sembra intenzionato a ricomporre facilmente, e le proteste che hanno animato per due giorni consecutivi le strade di Kiev contro il licenziamento testimoniano quanto la figura di Fedorov fosse ormai divenuta un simbolo dell'innovazione e della resistenza ucraina, nonché un punto di riferimento per quella fetta di società che spinge per un'accelerazione nella modernizzazione dell'apparato bellico.
La tensione tra il presidente e il Parlamento si è fatta palpabile, con i deputati che hanno scelto di rinviare ogni decisione sulla successione, lasciando il dicastero in una sorta di limbo operativo che rischia di paralizzare le attività più delicate del ministero proprio mentre il conflitto entra in una fase potenzialmente decisiva.
L'ombra della procura e il video dell'attentato di Monaco
A complicare ulteriormente il quadro politico si inserisce un elemento di cronaca giudiziaria che, sebbene apparentemente distante, si intreccia con le dinamiche di potere e con la gestione delle informazioni sensibili: il procuratore generale ucraino Ruslan Kravchenko ha diffuso un video che mostra il momento esatto dell'esplosione durante il fallito attentato del 29 giugno scorso a Monaco contro il facoltoso uomo d'affari Vadim Ermolaev e la sua famiglia, un filmato che gli inquirenti definiscono "una delle prove chiave" recuperate nonostante i tentativi dei sospettati di distruggerla.
La pubblicazione di queste immagini, in un momento di così alta tensione politica, potrebbe avere l'obiettivo di distogliere l'attenzione dallo scontro istituzionale o, al contrario, di alimentare un clima di sospetto e instabilità, gettando ulteriori ombre su una classe dirigente già messa a dura prova dalle pressioni esterne e dalle divisioni interne.
Non è un caso, forse, che la procura abbia scelto proprio queste ore per rendere pubblico il materiale investigativo, quasi a voler ricordare come la gestione della sicurezza e la lotta contro le influenze corruttive restino temi caldi e potenzialmente esplosivi per l'esecutivo.
Le letture di Mosca e il commento della stampa russa
La stampa russa, come prevedibile, non ha perso l'occasione per interpretare la crisi politica ucraina come un segnale di cedimento del regime di Kiev, con l'agenzia di Stato Ria Novosti che in un commento particolarmente aspro ha descritto una situazione in cui "il regime di Kiev non ha retto e la scissione si è trasformata in una ribellione contro Zelensky", arrivando a parlare di vertici che "sentono la fine inevitabile e sempre più vicina; quindi, allungano le mani freneticamente a tutto ciò che si può arraffare".
Dall'altra parte, il quotidiano Izvestia ha tradotto il clima politico ucraino in un invito al rinnovamento per la stessa Russia, con un titolo che recita "Seguiamo l'esempio dell'Ucraina, è l'ora del rinnovamento", una provocazione che apparentemente ribalta la narrazione ma che in realtà conferma come Mosca osservi con attenzione e compiacimento le crepe che si aprono nel fronte avversario.
Al di là della propaganda, è innegabile che il licenziamento di Fedorov e l'incertezza che ne è conseguita rappresentino un vantaggio psicologico e strategico per il Cremlino, che può ora sperare in un rallentamento delle iniziative ucraine o in un ripiegamento su posizioni più difensive.
Il ruolo dei servizi segreti e le nuove nomine
La scelta di affidare l'interim del ministero della Difesa a Yevhen Khmara, un uomo che proviene dai servizi segreti e che ha diretto alcune delle operazioni più spettacolari nel cuore della Russia, suggerisce una possibile svolta nelle priorità strategiche di Kiev, con un'accresciuta enfasi sulle azioni di intelligence e sugli attacchi asimmetrici rispetto alla logica più tradizionale della guerra di trincea.
Khmara, che gode della fiducia di Zelensky per aver saputo orchestrare colpi che hanno colpito l'immaginario collettivo russo, si trova ora a dover gestire un dicastero in piena emergenza, privo di una guida politica chiara e con un personale che probabilmente guarda con sospetto a un uomo più abituato alle ombre dei servizi che alle luci della ribalta ministeriale.
La sua nomina ad interim, lungi dall'essere una soluzione stabile, rappresenta piuttosto un ponte verso un futuro incerto, in cui il presidente ucraino dovrà decidere se confermare questa scelta o se cercare un profilo più politico e meno tecnico, capace di ricucire lo strappo con il Parlamento e con l'opinione pubblica.




