Il trionfo degli ascolti di La7 nel giorno del referendum: Mentana, Gruber e Bianchi dominano la sfida con la Rai

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È stata una giornata, quella di lunedì 23 marzo, in cui il racconto televisivo del voto ha finito per oscurare, almeno per chi guardava il piccolo schermo, lo stesso responso delle urne. Quasi sessanta italiani su cento si sono recati a votare per esprimersi sul referendum che chiedeva di separare le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, un test politico cruciale per la maggioranza guidata da Giorgia Meloni. Eppure, per seguire l’esito di questa tornata referendaria, il pubblico ha scelto in massa di abbandonare le sponde del servizio pubblico tradizionale, rappresentato da Raiuno, per riversarsi sulla concorrenza. La7 ha letteralmente fatto il botto, realizzando un tris di ascolti da record che ha coinvolto i suoi volti di punta: Enrico Mentana, Lilli Gruber e Diego Bianchi, in arte Zoro.

La maratona di Mentana batte il Tg1 in sovrapposizione

Il primo, schiacciante verdetto è arrivato già nel pomeriggio. Lo speciale “TgLa7 – Referendum”, condotto da Enrico Mentana, è andato in onda per quasi cinque ore consecutive, dalle 14.46 fino alle 19.52. Un impegno profuso che è stato ampiamente ripagato dal pubblico: 1.543.000 spettatori medi, con uno share del 12,9%. Dati che assumono un peso ancora maggiore se si considera la sovrapposizione con il competitor diretto. Mentana ha infatti superato, nel segmento comune di messa in onda, lo “Speciale Tg1 – Referendum Giustizia” (trasmesso dalle 14.50 alle 17.14), il quale si è dovuto accontentare di 1.391.000 spettatori e di un 13,1% di share. Un sorpasso simbolico, quello del direttore del TgLa7 ai danni della testata ammiraglia della Rai, che certifica il cambio di passo nell’informazione di questi grandi eventi politici.

Gruber e Bianchi, il mattatore della prima serata

Se il pomeriggio è stato di Mentana, la prima serata ha confermato il dominio dell’emittente di Urbano Cairo con due programmi che hanno saputo interpretare la lunga notte del voto in modo complementare. “Otto e Mezzo”, il talk show di Lilli Gruber che funge da avamposto dell’informazione serale, ha incassato un ottimo 13,1% di share. Poco più tardi, è stato il turno di “Propaganda Live”, il programma di Diego Bianchi che mescola satira, approfondimento e partecipazione. Un format che, in una serata dal forte contenuto politico, ha sfiorato il fatidico muro del 10% di share, dimostrando come un certo tipo di racconto – ironico ma non per questo meno incisivo – riesca a intercettare un pubblico vasto e appassionato.

Il flop del servizio pubblico e gli ascolti tiepidi della concorrenza

Il rovescio della medaglia, per il servizio pubblico, è stato rappresentato dalla sostanziale mancata reazione. Raiuno non ha modificato la sua programmazione serale in modo strutturale per seguire il voto, limitandosi a finestre informative che non hanno scalfito il dominio della concorrenza. Lo speciale del Tg2, inserito in una serata comunque frammentata, ha fatto registrare un vero e proprio flop di ascolti. Una scelta editoriale, quella della prima rete, che appare oggi maggiormente penalizzante alla luce dei risultati. Su Rete4, l’approfondimento tradizionale ha raccolto consensi tiepidi, incapaci di contrastare l’onda lunga dell’ammiraglia del gruppo Cairo. In questo panorama, la sfida in prime time tra i programmi di intrattenimento alternativi – come quello che ha visto coinvolti Gassman e Max Giusti – si è risolta in un sostanziale equilibrio, con un competitor che vinceva per numero di spettatori e l’altro per share, ma senza incidere sul predominio generale del racconto referendario di La7.

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