«Non ci si comprendeva reciprocamente». Paola Turci e il racconto del matrimonio finito con Francesca Pascale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A distanza di mesi dalla separazione, formalizzata nel 2024 dopo appena due anni di unione civile, Paola Turci ha rotto il silenzio sulla relazione con Francesca Pascale. L’occasione è stata una lunga intervista concessa a “Verissimo”, durante la quale la cantautura cinquantasettenne – che pure ha sempre custodito con cura la propria sfera privata – ha ripercorso le tappe di un legame nato sotto i riflettori e altrettanto rapidamente tramontato. «Potevo anche evitare di sposarmi», ha dichiarato con una franchezza che non ammette fraintendimenti. «L’ho fatto per amore, ma poi non è andata, va bene così». Una frase, quest’ultima, che racchiude l’amara consapevolezza di chi guarda indietro e riconosce l’errore di valutazione, senza però concedersi al pentimento sterile.

L’amore tossico e la mancata reciprocità

Nel corso del colloquio – mediato dalle domande della conduttrice Silvia Toffanin – la Turci ha utilizzato un’espressione particolarmente cruda per definire il rapporto con l’attivista quarantenne: «un amore tossico». E ha aggiunto, a mo’ di spiegazione, che alla base delle (ormai evidenti) fratture vi fosse una sostanziale incapacità di comprendersi l’un l’altra. «Probabilmente non ho ammesso a me stessa la profonda differenza e diversità tra di noi», ha confessato l’artista, indicando così una responsabilità condivisa piuttosto che un’unica colpa. La sua analisi, in effetti, evita accuratamente la demonizzazione dell’altra parte: parla di incomprensione reciproca e di un sentimento che, con il tempo, si è rivelato incapace di sostenere l’impegno formale delle nozze civili celebrate a Montalcino nell’estate del 2022.

Un nome mai pronunciato, tre matrimoni nel mirino

Un dettaglio, peraltro, non è sfuggito a chi ha seguito l’intervista: Paola Turci, per tutta la durata del racconto, non ha mai chiamato Francesca Pascale né per nome né per cognome, limitandosi a riferirsi a lei con il pronome «lei». Tanto che è stata la stessa Toffanin a dover fare esplicitamente il nome dell’ex compagna di Silvio Berlusconi – colei che, nel dicembre scorso, al “Corriere della Sera” aveva a sua volta bollato la loro unione come «una relazione tossica» – per contestualizzare le domande. La cantautrice, invece, ha allargato lo sguardo ai suoi due matrimoni precedenti: quello con il giornalista Andrea Amato, durato dal 2010 al 2012, e quello appena concluso con la Pascale. Due esperienze nuziali molto diverse tra loro, ma accomunate – a sentire le sue parole – da una medesima difficoltà a tradurre l’affetto in una convivenza stabile e appagante.

Il desiderio di maternità e la vita che riparte

Oltre lo specchio della relazione finita, l’intervista ha offerto un altro scorcio della vita privata della Turci: il desiderio, mai sopito, di diventare madre. Un tema che l’artista ha affrontato con la stessa schiettezza riservata al fallimento matrimoniale, senza sovrapporre i due piani né cercare facili consolazioni. «Non rimane nulla», aveva già dichiarato in altra occasione a proposito del legame con la Pascale, e quelle parole riecheggiano anche in questa nuova messa a punto. Eppure, proprio l’ammissione di non essersi dovuta sposare – «l’ho fatto per lei» – lascia emergere il ritratto di una donna che ha scelto di assecondare un sentimento nonostante i campanelli d’allarme. Oggi, a due anni dalla fine dell’unione civile, la cantautrice guarda altrove: né rancore né nostalgia, ma la lucida consapevolezza che alcune diversità non si colmano, nemmeno con la buona volontà o con un contratto.

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