Torino, la Maratona convoca al Fila: “Qui non si viene a festeggiare”
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Redazione Sport
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La tensione che da settimane cova sotto la superficie del tifo granata, alimentata da un’estate di contestazioni silenziose e da recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni esponenti della curva, ha trovato ieri una nuova e nitida esplicitazione. Mentre l’Inter – concentrata sul proprio impegno di Coppa Italia contro il Como – si prepara alla trasferta di campionato in programma domenica alle 18 al Grande Torino, i gruppi organizzati della Maratona hanno deciso di alzare il volume, disertando di fatto l’Olimpico per riunirsi altrove. La loro convocazione, diffusa via social, è chiara e senza ambiguità: appuntamento alle 12 davanti allo stadio Filadelfia, il vecchio campo del mito, per ribadire un concetto che non ammette repliche.
“Questa città è nostra”: la posta in gioco non è solo il risultato
Nel comunicato diffuso dalla Curva Maratona, letto con attenzione dagli addetti ai lavori e dagli investigatori della Digos che seguono da vicino il fenomeno ultrà torinese, si legge una frase destinata a fare discutere: “Anche se non entreremo allo stadio – e questa è una scelta che pesa come un macigno, perché significa rinunciare al proprio posto in tribuna pur di non offrire alcuna immagine di normalità – vogliamo ribadire con forza che questa città è la nostra”. Un’affermazione identitaria, certo, ma anche una dichiarazione di occupazione simbolica del territorio, resa più aspra dal passaggio finale: “Nessuno può sentirsi a casa propria a Torino”. Il riferimento ai potenziali festeggiamenti nerazzurri – che, al combinarsi di alcuni risultati, potrebbero regalare all’Inter la matematica certezza dello scudetto – è appena velato ma inconfondibile.
La protesta silenziosa diventa adunata: assenteismo e sfida alla società
Le recenti gare casalinghe del Torino avevano già mostrato uno scenario inedito, con la Maratona semideserta e il tifo organizzato ridotto a poche centinaia di presenze, in segno di protesta nei confronti della gestione societaria. Quella che oggi si delinea, però, è una strategia diversa: non più l’assenza passiva, ma la presenza ostentata altrove. Il Filadelfia, luogo carico di memoria storica per i granata, diventa così il palcoscenico di una controcerimonia. Nessun invasione di campo, nessuno scontro annunciato – si legge tra le righe del messaggio – ma una dimostrazione di forza numerica: si attendono fino a dodicimila interisti per la trasferta, ma la Maratona vuole far vedere che il popolo granata, se mobilitato, può comunque riempire un altro luogo simbolo.
Le procedure di sicurezza e il nodo degli accrediti
Sullo sfondo, intanto, la macchina organizzativa del Torino Football Club procede per inerzia. Il club ha già diramato le consuete disposizioni per gli accrediti stampa, richiedendo ai giornalisti di inviare le richieste entro le 18 di martedì 21 aprile all’indirizzo mail dedicato, con un limite di quattro nominativi per le testate nazionali e uno solo per tv locali, radio e siti internet. Un dettaglio apparentemente tecnico, ma che rivela la volontà di tenere sotto controllo il flusso delle informazioni in una partita dal profilo mediatico delicato. Nessuna modifica ai protocolli di sicurezza è stata ancora annunciata, ma è probabile che le forze dell’ordine rafforzino i dispositivi attorno al Fila, dove la concentrazione è prevista in tarda mattinata, ben prima del fischio d’inizio.
Un messaggio che non chiede dialogo, ma che impone una linea
La nota della Maratona si chiude con un’espressione che suona come un’ingiunzione secca: “A casa nostra non si viene a festeggiare”. Non c’è appello alla ragione, non c’è mediazione. C’è invece la riaffermazione di un principio territoriale elementare, quasi tribale, che prescinde dalla forma-partita e dalle sue variabili tecniche. Per i tifosi della curva, il match contro l’Inter non è solo una gara da seguire o boicottare, ma un’occasione per ridisegnare i confini dell’appartenenza. E mentre i nerazzurri si concentrano sul Como, a Torino l’aria è quella delle grandi sfide extra-calcistiche, dove il campo da gioco diventa accessorio e il vero duello si gioca per le strade, davanti a un cancello chiuso di uno stadio storico.




