Dalla Costa Concordia ad Amy Bradley: perché Netflix è "ossessionata" dai disastri delle crociere
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Redazione Interno
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Poche cose, è bene dirlo subito, attirano l'attenzione del pubblico quanto una vacanza da sogno che si trasforma improvvisamente in un incubo. Netflix, del resto, lo sa bene e nell'ultimo anno ha costruito una vera e propria piccola collezione di storie in mare finite in tragedia. Dopo il giallo di Amy Bradley e il caso della "Poop Cruise", il colosso dello streaming "torna in mare" con il doc sulla tragedia della Costa Concordia: tre storie diverse, eppure accomunate da un fil rouge che sembra aver conquistato le classifiche di visualizzazione.
La piattaforma, che conta ormai oltre 325 milioni di abbonati, ha trovato una formula che funziona, trasformando il lusso e la sicurezza di una nave da crociera nello scenario perfetto per un racconto true crime.
Il fascino del disastro e il paradosso delle vacanze
A giugno 2025 era approdata in piattaforma "Trainwreck: Poop Cruise", il racconto del disastro della Carnival Triumph del 2013, con migliaia di passeggeri bloccati per giorni senza elettricità e servizi essenziali. A pochi giorni di distanza era toccato a "La scomparsa di Amy Bradley", il documentario sulla misteriosa sparizione della giovane americana durante una crociera Royal Caribbean nel 1998.
Lo scorso 10 luglio, infine, è stato il turno di "Costa Concordia: Incubo in mare" (titolo originale "Shipwrecked: Nightmare at Sea"), dedicato alla tragedia del 2012 che il pubblico italiano conosce fin troppo bene, quella che provocò 32 vittime davanti all'isola del Giglio.
Impossibile non notare una certa ironia: proprio nei mesi in cui le compagnie marittime invitano tutti a salire a bordo, Netflix mostra tutto ciò che può andare storto. Eppure il paradosso è che queste storie funzionano, e pure bene. Il fascino del disastro, potremmo chiamarlo così, è una calamita per gli spettatori: si tratta di racconti in cui una situazione considerata sicura e prevedibile diventa un'emergenza, trasformando un luogo associato al divertimento e al lusso in uno spazio dove ogni certezza può improvvisamente venire meno.
Una nave da crociera, dopotutto, è una città galleggiante, con migliaia di persone e servizi complessi che devono funzionare senza sosta, e la sua efficienza può cambiare radicalmente a causa di un minimo errore.
"Costa Concordia: Incubo in mare": il ritorno della tragedia
A quasi quindici anni dal naufragio, il docufilm di Netflix riporta in primo piano la vicenda e invita a chiedersi dove siano oggi le persone che in quelle ore erano sulla nave o fra i soccorritori. Prodotto in Gran Bretagna e diretto da Chiara Messineo, il documentario ripercorre una storia che il pubblico italiano già conosce, ma lo fa attraverso filmati amatoriali, registrazioni e testimonianze dirette di sopravvissuti e membri dell'equipaggio.
Tra questi, la coppia americana Meghan e John, i passeggeri Patricia Sandoval e Nicholas Taliaferro, il direttore dell'albergo Manrico Giampedroni e la ballerina Rose Metcalf, che raccontano il panico e l'incredulità di quella notte.
La tarda serata del 13 gennaio 2012, al largo dell'Isola del Giglio, la nave da 114 mila tonnellate stava per fare il suo "inchino", un saluto non ufficiale ma che nella liturgia nautica era diventato una consuetudine per omaggiare luoghi simbolo. Il comandante Francesco Schettino aveva deciso di effettuare un passaggio ravvicinato per "salutare" gli abitanti dell'isola, ma la scelta si rivelò drammatica: la nave colpì gli scogli delle Scole, aprendo una falla nello scafo che ne avrebbe decretato il destino.
La gestione dell'emergenza fu caotica, l'ordine di evacuazione arrivò con oltre un'ora di ritardo e molti passeggeri, inizialmente, non compresero la gravità della situazione, convinti da annunci che parlavano di un problema tecnico.
Le zone d'ombra e il processo a Schettino
Uno degli elementi più controversi del caso è sempre stato il comportamento del comandante Schettino, divenuto un simbolo del disastro per la sua condotta durante e dopo l'incidente. Il documentario non entra nel dettaglio di alcuni aspetti emersi durante le indagini, come il fatto che Schettino non indossasse gli occhiali quella sera, o la presenza a bordo della sua amante, Domnica Cemortan. Tuttavia, ricostruisce le criticità che segnarono la vicenda: il panico, le comunicazioni contraddittorie e il ritardo nell'evacuazione.
Le registrazioni delle comunicazioni con la Guardia Costiera, riportate nel doc, evidenziano il contrasto tra le richieste dei soccorritori e la gestione dell'emergenza da parte del comandante, che sostenne di aver commesso un errore di valutazione e contestò l'idea di essere l'unico responsabile. Nel 2015, la magistratura la pensò diversamente: Schettino fu condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo e abbandono della nave. Nel 2017, l'ex comandante iniziò a scontare la sua pena.
Un filone di successo che non ferma le crociere
Le tre storie hanno caratteristiche diverse, ma condividono lo stesso contrasto: un ambiente associato alla sicurezza e al divertimento diventa improvvisamente pericoloso, e questo le rende perfette per il formato documentaristico. La nave, enorme e isolata, è piena di telecamere e passeggeri pronti a registrare, e il caos che si sostituisce al sistema diventa una narrazione avvincente, con responsabilità da individuare e testimonianze contrastanti.
Non sorprende, quindi, che "La scomparsa di Amy Bradley" sia rimasta nella Top 10 globale per settimane e che "Costa Concordia: Incubo in mare" abbia totalizzato 9 milioni di visualizzazioni in 48 ore, entrando rapidamente nella Top 10 dei film più visti in Italia e nel mondo, secondo solo a "Enola Holmes 3" che ha totalizzato 12 milioni di visualizzazioni.
Ma questo filone di successo sta scoraggiando i vacanzieri? A quanto pare no. Il giornalista Tony Maglio di The Hollywood Reporter ha interrogato l'esperta di crociere Ashley Kosciolek, ricevendo una risposta secca: le crociere sono più popolari che mai e le tariffe sono le più alte di sempre a causa dell'elevata domanda. L'associazione di categoria Cruise Lines International Association stima che, entro il 2029, il numero di passeggeri annuali salirà a 42,1 milioni, contro i 37,2 del 2025.
La vera ossessione di Netflix, insomma, non sono i viaggi per mare ma le storie eccezionali, impossibili da dimenticare: quelle in cui una vacanza perfetta si trasforma in un caso capace di occupare giornali, tribunali e, anni dopo, milioni di schermi.




