Prova al pc, personale Ata in rivolta: "In 581 perdono un giorno di lavoro"
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Redazione Interno
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Nell'era dell'intelligenza artificiale e delle connessioni globali, che hanno permesso il regolare svolgimento di esami universitari e di Stato in modalità digitale, una procedura amministrativa destinata al personale della scuola riporta indietro l'orologio, scatenando un comprensibile malcontento. La necessità di sostenere una prova obbligatoria per l'ottenimento delle posizioni economiche, un passaggio fondamentale per la valorizzazione della carriera degli ausiliari e dei tecnici, si scontra infatti con una logistica giudicata arcaica e profondamente penalizzante. L'Ufficio Scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna, dopo aver pubblicato gli abbinamenti tra i candidati e le sedi d'esame, ha di fatto costretto centinaia di lavoratori a programmare trasferte spesso lunghe, con il conseguente sacrificio di un'intera giornata lavorativa.
Il caso di Reggio Emilia e Modena
Ciro Fiore, segretario generale aggiunto di Cisl Scuola Emilia Centrale, ha denunciato senza mezzi termini la situazione, parlando esplicitamente di un ritorno "ai tempi delle caverne". A Reggio Emilia, ben 581 dipendenti Ata, tra il 15 e il 19 dicembre, dovranno recarsi in strutture disseminate in tutta la regione, con tutto ciò che ne consegue in termini di disagi e di perdita economica. Una situazione analoga, se non peggiorativa, si registra nella provincia di Modena, dove Carmelo Randazzo, altro leader dello stesso sindacato, segnala che quasi settecento colleghi si troveranno "sballottati ovunque", costretti a lunghi spostamenti per una prova che, sottolineano in molti, potrebbe essere agevolmente gestita online.
La protesta si allarga a Ravenna e oltre
Il fenomeno non è circoscritto a queste due realtà, ma assume i contorni di un disagio nazionale. A Ravenna, ad esempio, si calcolano oltre quattrocentocinquanta lavoratori coinvolti in spostamenti che superano ampiamente i confini provinciali. Le proteste, che si stanno organizzando in modo trasversale, puntano il dito contro la mancanza di un criterio geografico nell'assegnazione delle sedi. Gli uffici regionali, ai quali spetta il compito di predisporre le liste, non avrebbero infatti tenuto in alcuna considerazione né la distanza dal domicilio dei partecipanti né quella dalla loro sede di servizio abituale.
Le critiche della FLC CGIL
A farsi portavoce di questa ondata di malumori è anche la FLC CGIL, la quale evidenzia come la scelta delle sedi, apparentemente priva di una logica di prossimità, abbia generato situazioni ritenute paradossali dalla maggior parte dei diretti interessati. L'assenza di una pianificazione che tenga conto delle esigenze pratiche dei lavoratori, i quali si vedono obbligati a sostenere costi e sacrifici per un esame che dovrebbe rappresentare un'opportunità di crescita, rischia di trasformare un momento di verifica professionale in un ulteriore elemento di stress e di contestazione.




