Prezzi del carburante, la doppia verità dei cartelli: a Bari quattro distributori nei guai con la Finanza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La prossima volta che alzerete lo sguardo verso l’insegna luminosa di un distributore, forse varrebbe la pena di chiedersi se quel numero tanto basso (quasi fosse un’attrazione irresistibile) sia davvero lo stesso che comparirà sul display della pompa. È una domanda tutt’altro che retorica, a giudicare dall’esito degli ultimi accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza nel barese, dove le Fiamme Gialle del Comando Provinciale hanno passato al setaccio quindici impianti stradali, scoprendo che in quattro di essi – esattamente uno su quattro, per restare ai numeri – qualcosa non tornava.
Il meccanismo della discordanza tra “servito” e “self”
L’irregolarità, spiegano gli investigatori, risiede in una sottile ma sostanziale differenza tra la pubblicità esterna e la pratica alla pompa. In concreto, i finanzieri hanno rilevato una violazione legata alla “discordanza del prezzo praticato rispetto a quello comunicato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy”, un contrasto che diventa ancora più grave a seconda delle modalità di rifornimento. Mentre sui cartelloni stradali campeggiava il costo del servizio ‘servito’ (quello più caro, solitamente), gli automobilisti che optavano per il ‘fai da te’ al self service scoprivano di pagare una cifra diversa – o forse è il caso di dire “non allineata” – rispetto a quanto pubblicizzato. Una pratica che, se da un lato aggira l’obbligo di trasparenza, dall’altro falsa la concorrenza in un settore già reso incandescente dalle oscillazioni dei listini.
L’efficacia del controllo territoriale e le sanzioni
Non si tratta, peraltro, di un episodio isolato circoscritto al solo capoluogo pugliese. Spostando lo sguardo verso la Sardegna, per avere un termometro della situazione nazionale, emerge un quadro altrettanto significativo: nell’Oristanese le verifiche hanno interessato una pluralità di gestori, restituendo un tasso di irregolarità che sfiora il 30 per cento del campione esaminato. Anche in quel caso, la contestazione principale è scattata per l’omessa o errata comunicazione dei prezzi al ministero di competenza (quello che gestisce l’Osservaprezzi), con sanzioni amministrative che hanno raggiunto cifre nell’ordine delle migliaia di euro a carico dei trasgressori. L’obiettivo dichiarato dalle Fiamme Gialle, in entrambi i contesti geografici, è quello di arginare le “manovre speculative” in un momento in cui la volatilità del mercato energetico rischia di pesare come un macigno sul potere d’acquisto delle famiglie.
Il rischio concreto sotto il cofano
E se la manipolazione dei prezzi è un inganno per il portafoglio, c’è un’altra faccia della medaglia – quella più silenziosa e meccanica – che riguarda ciò che finisce realmente nel serbatoio. Il richiamo del cartello con il prezzo più basso della zona, avvertono gli esperti del settore, si sta trasformando in un vero e proprio campanello d’allarme. Dietro un pieno apparentemente economico, infatti, potrebbe nascondersi la pratica della manipolazione del carburante: un fenomeno esploso complice il rialzo dei listini, dove benzina e gasolio vengono “tagliate” con scarti industriali o lubrificanti esausti. Il conto di questo risparmio illecito, tuttavia, non lo si paga alla cassa del distributore, ma dal meccanico: l’uso di prodotti adulterati corrode iniettori e sistemi di scarico (Fap e catalizzatori) nel giro di poche centinaia di chilometri, generando danni che possono facilmente superare le migliaia di euro. Per due degli operatori controllati in Puglia, proprio per verificare l’eventuale estensione della frode, le indagini sono state addirittura estese fuori regione. A dimostrazione che, quando si parla di energia e profitti, i confini amministrativi contano fino a un certo punto.




