Legge di Bilancio 2027, poche risorse per Irpef, pensioni e Zes

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo è alla ricerca delle risorse per finanziare la Legge di Bilancio 2027, con il taglio dell'Irpef per il ceto medio come principale punto d'accordo tra i partiti della maggioranza. La manovra, l'ultima prima delle elezioni politiche, deve conciliare numerose richieste con margini di spesa limitati. Tra le proposte sul tavolo figurano interventi sulle pensioni, agevolazioni per le famiglie, incentivi agli investimenti e nuove misure fiscali. A Palazzo Chigi e al ministero dell'Economia il confronto riguarda soprattutto le coperture finanziarie necessarie per trasformare le proposte politiche in provvedimenti concreti.

Taglio Irpef e pensioni, il problema delle coperture

Il Documento programmatico di finanza pubblica, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre, ha definito i vincoli entro i quali costruire la prossima manovra. Le previsioni indicano una crescita del Pil dello 0,8% nel 2027 e un rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo del 138,5%. Per il deficit programmatico è previsto un valore del 3,4%, comprensivo dell'utilizzo delle clausole europee di salvaguardia, mentre al netto di queste ultime il rapporto scende al 2,8%. La possibilità di ricorrere a maggiore indebitamento è dunque legata a finalità specifiche, senza offrire una copertura generalizzata alle richieste dei partiti.

Sul fronte fiscale, una delle ipotesi riguarda l'estensione fino a 60 mila euro della fascia di reddito alla quale applicare l'aliquota Irpef del 33%. La riduzione dal 35% al 33% per i redditi compresi tra 28 mila e 50 mila euro era già stata introdotta con la precedente legge di Bilancio. L'obiettivo della nuova proposta è ampliare il beneficio per una parte dei contribuenti con redditi medi. Anche la detassazione delle tredicesime compare tra gli interventi discussi, insieme a ulteriori agevolazioni sui redditi da lavoro. Le misure hanno caratteristiche e costi differenti e richiedono stanziamenti specifici.

Le pensioni costituiscono un altro capitolo della trattativa. Tra le ipotesi esaminate compare l'ampliamento delle possibilità di uscita anticipata dal lavoro a 64 anni attraverso il sistema contributivo, oltre alla proroga dell'Ape sociale. Sono interventi che incidono sulla spesa previdenziale e che devono essere valutati considerando tanto i requisiti dei beneficiari quanto gli effetti sui conti pubblici. Nel confronto trovano spazio anche le richieste di maggiore flessibilità in uscita avanzate dalle forze politiche, mentre il ministero dell'Economia punta a contenere gli impegni finanziari non coperti.

Banche e società energetiche, il governo cerca nuove entrate

Una parte decisiva della ricerca di finanziamenti riguarda il contributo richiesto agli istituti bancari e ai grandi gruppi dell'energia. Il viceministro dell'Economia Maurizio Leo ha indicato la strada di un accordo con le imprese, sul modello delle intese precedenti. La Lega punta a ottenere dalle banche fino a 3 miliardi di euro aggiuntivi, ma l'Associazione bancaria italiana ha manifestato contrarietà a nuove richieste, richiamando gli impegni già assunti dal settore. Il confronto coinvolge anche le aziende energetiche, alle quali il governo guarda in una fase segnata dall'aumento dei prezzi e dai maggiori costi sostenuti da famiglie e imprese.

Il ministro Giancarlo Giorgetti non ha escluso un intervento nazionale sugli extraprofitti nel caso in cui una soluzione europea richiedesse tempi troppo lunghi. Sul piano comunitario, diversi ministri delle Finanze hanno sostenuto l'ipotesi di una tassazione coordinata dei maggiori guadagni realizzati nel settore energetico. Nel frattempo, alcune società hanno introdotto iniziative per contenere i prezzi dei carburanti. L'entità degli eventuali versamenti al bilancio dello Stato rappresenta un elemento centrale per valutare la sostenibilità delle misure fiscali e degli interventi sociali richiesti dalla maggioranza.

Condono edilizio e Zes nazionale tra le nuove proposte

Nel confronto politico è entrata anche l'ipotesi di un nuovo condono edilizio, insieme alla possibilità di estendere la Zona economica speciale all'intero territorio italiano. Per la sanatoria non sono stati definiti i confini degli abusi interessati, le condizioni di accesso e gli eventuali importi da versare. L'allargamento della Zes richiederebbe invece di individuare quali agevolazioni applicare alle imprese e secondo quali criteri territoriali. Le due proposte hanno caratteristiche diverse: la prima interviene sulla regolarizzazione di situazioni edilizie, la seconda riguarda il sostegno agli investimenti e alle attività produttive.

L'attuale disciplina della Zes unica prevede già un credito d'imposta per gli investimenti realizzati nelle aree ammesse. La legge di Bilancio precedente ne ha finanziato l'applicazione anche negli anni successivi, con un limite di spesa di un miliardo di euro per il 2027 e di 750 milioni per il 2028. Le imprese interessate devono rispettare specifici obblighi di comunicazione all'Agenzia delle Entrate e documentare le spese effettivamente sostenute. Un'eventuale estensione nazionale dovrebbe quindi confrontarsi con un sistema di incentivi già disciplinato e finanziato, oltre che con le regole europee sugli aiuti alle imprese.

Tra gli altri interventi in discussione figurano il rinnovo delle agevolazioni per i lavori nelle abitazioni e il rafforzamento del bonus mamme. Quest'ultimo è stato portato dalla precedente manovra a 60 euro mensili per le lavoratrici in possesso dei requisiti previsti, con un limite di reddito da lavoro di 40 mila euro annui. Sul versante delle imprese sono state avanzate anche proposte relative agli incentivi per le assunzioni e al regime fiscale delle partite Iva. Per la manovra sono previsti il passaggio parlamentare sul documento di finanza pubblica il 13 ottobre e la presentazione del Documento programmatico di bilancio alle istituzioni europee entro il 15 ottobre.

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