Carburanti, benzina in lieve calo e diesel in rialzo sulle autostrade: i prezzi del 18 ottobre
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Redazione Economia
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Il quadro dei prezzi alla pompa fotografato dall'Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy restituisce un'Italia a due velocità, dove la rete ordinaria e quella autostradale seguono andamenti solo in parte sovrapponibili. Nella giornata di domenica 18 ottobre 2026, lungo la viabilità nazionale, il self service per la benzina si attesta a 2,029 euro al litro, con una variazione in diminuzione di un millesimo rispetto alla rilevazione precedente, mentre il gasolio resta fermo a 2,257 euro al litro.
Si tratta di movimenti minimi, che tuttavia confermano una tendenza già osservata nelle ultime settimane, con il gasolio che continua a mantenersi su livelli superiori a quelli della verde.
Il divario tra rete ordinaria e autostrada
Sulla rete autostradale il quadro cambia leggermente, perché se la benzina self scende a 2,049 euro al litro, il diesel sale a 2,298 euro, sfiorando la soglia dei 2,3 euro. La differenza tra i due comparti non è soltanto una questione di centesimi: i punti vendita autostradali scontano costi operativi e di servizio diversi, legati alla gestione delle aree di sosta e alla continuità dell'apertura, e questo contribuisce a mantenere i listini mediamente più alti rispetto alle pompe lungo le strade ordinarie.
Per l'automobilista che percorre tratte autostradali, dunque, il pieno di gasolio resta più oneroso, anche se la forbice con la benzina si mantiene ampia e consolidata.
Le rilevazioni regionali e le differenze territoriali
I dati diffusi dal Mimit non si limitano alle medie nazionali, ma offrono una fotografia regione per regione che evidenzia come il prezzo finale alla pompa risenta di variabili locali. Per la benzina in modalità self, le rilevazioni mostrano valori inferiori alla media in regioni come la Liguria, il Lazio e la Lombardia, mentre in Basilicata e Campania si registrano livelli più elevati.
Il gasolio presenta un andamento analogo, con le Marche e l'Abruzzo che si distinguono per una maggiore diffusione di impianti con prezzi contenuti, mentre la Basilicata e la Calabria restano tra le aree meno competitive. Queste differenze, già osservate nelle settimane precedenti, si riflettono sulla convenienza del rifornimento e orientano le scelte di chi ha la possibilità di scegliere tra più distributori.
Le tensioni sul fronte degli approvvigionamenti
Il quadro dei prezzi si intreccia con le difficoltà che hanno interessato la distribuzione dei carburanti in alcune aree del Mezzogiorno. Nelle giornate precedenti si sono registrate code e impianti a secco in diverse province, con una ripresa solo parziale dei rifornimenti e una distribuzione che procede a singhiozzo. Le cause vengono ricondotte a una combinazione di fattori, tra cui le proteste degli autotrasportatori contro il costo del gasolio e le ripercussioni legate alle tensioni presso il polo di raffinazione di Taranto.
La contemporanea presenza di prezzi elevati e di difficoltà logistiche ha alimentato una corsa ai rifornimenti, contribuendo a esaurire più rapidamente le scorte disponibili in alcune zone.
Le richieste di chiarimento sulle accise mobili
Sul fronte delle politiche di contenimento, il Codacons ha diffuso una nota in cui quantifica l'impatto dei rincari sui bilanci delle famiglie, segnalando che il prezzo medio del gasolio risulta superiore di quasi il 40 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con un maggiore esborso stimato in 31,65 euro per un pieno sulla rete ordinaria, mentre per la benzina l'aumento annuo viene indicato al 19,7 per cento, pari a 16,7 euro in più.
L'associazione ha inoltre chiesto di sapere quale sia lo stato di attuazione del meccanismo delle accise mobili, annunciato dal governo e atteso per il 6 ottobre, chiedendosi se il maggior gettito Iva derivante dai rincari sia stato effettivamente utilizzato per ridurre i listini alla pompa.
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