Acqua minerale, i rincari della plastica arrivano a valle del conflitto in Medio Oriente
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Redazione Economia
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Che lo Stretto di Hormuz, quel sottile passaggio d’acqua tra l’Iran e la penisola arabica, rappresenti un crocevia strategico per l’energia globale non è certo una novità; quello che forse sfugge alla percezione quotidiana, mentre si osserva il carrello della spesa, è quanto sia profondo il legame tra le tensioni belliche in quella regione e il semplice gesto di acquistare una bottiglia d’acqua. Secondo un’analisi diffusa dal Codacons, che ha messo nero su bianco le comunicazioni ufficiali provenienti dal settore industriale, i consumatori italiani devono prepararsi a un rincaro compreso tra i 5 e i 6 centesimi per ogni bottiglia da 1,5 litri. Un aumento che, moltiplicato per i volumi sterminati che caratterizzano questo mercato – basti pensare alle abitudini di un Paese tra i primi consumatori mondiali di acqua confezionata – si traduce in una stangata potenziale di circa 606 milioni di euro annui a carico delle famiglie.
L’effetto domino della crisi petrolifera sugli imballaggi
La ragione di questa impennata non risiede certo nell’oro blu che sgorga dalle sorgenti, bensì nel contenitore che lo racchiude. La plastica, che avvolge la nostra vita sotto forma di bottiglie, tappi ed etichette, è un derivato diretto della raffinazione del petrolio e del gas; per la precisione, oltre il 99% della produzione globale dipende da quei combustibili fossili che transitano proprio dal Golfo Persico. Le recenti dinamiche belliche – che hanno inevitabilmente alterato le rotte commerciali e fatto impennare i costi delle materie prime – hanno generato un vero e proprio cortocircuito nella filiera del packaging. I produttori di polimeri, quelli che forniscono i granuli necessari a stampare le preforme, hanno iniziato a inviare ai clienti (cioè alle aziende imbottigliatrici) richieste formali di revisione contrattuale. Si parla di “surcharge” o di clausole di adeguamento straordinario; in alcuni casi, emerge addirittura la minaccia di sospendere le forniture qualora le nuove condizioni economiche non venissero accettate in tempi brevi.
La plastica riciclata come fragile ancora di salvezza
Di fronte a questo scenario, dove la materia prima vergine diventa improvvisamente più cara e difficile da reperire, l’attenzione si sposta inevitabilmente verso il riciclo. Eppure, come osservano gli operatori del settore intervistati nelle ultime ore, quella della plastica rigenerata rischia di rappresentare solo una soluzione temporanea. Se da un lato l’aumento del prezzo del vergine rende il riciclato improvvisamente competitivo – offrendo una boccata d’ossigeno a una filiera che spesso soffre per i margini stretti – dall’altro lato il sistema logistico non è ancora in grado di sostituire i volumi necessari a soddisfare la domanda industriale su larga scala. La tensione si fa sentire lungo tutta la catena: non basta avere il materiale se i costi energetici per la lavorazione (dall’estrusione allo stampaggio) lievitano di pari passo con il prezzo del petrolio.
Un’estate a rischio tra aumenti e timori per gli scaffali
Il quadro che si delinea per i prossimi mesi, specie con l’avvicinarsi della stagione estiva quando il consumo di bevande cresce esponenzialmente, è caratterizzato da una doppia minaccia. C’è quella dei prezzi, ovviamente, ma il Codacons ha acceso i riflettori anche su un rischio forse più insidioso: quello della carenza fisica del prodotto sugli scaffali. Non è un’ipotesi peregrina, se si considera che i produttori di plastica, nel comunicare i rincari, hanno talvolta legato l’aumento alla “buona riuscita” delle consegne. In altre parole, chi non accetta il nuovo listino rischia di vedersi interrompere il flusso dei polimeri necessari per imbottigliare. Ecco perché l’associazione dei consumatori ha già inviato un esposto all’Antitrust; l’obiettivo è verificare se queste richieste di adeguamento straordinario – troppo simili nella forma e nei tempi tra loro – nascondano fenomeni speculativi o pratiche commerciali scorrette coordinate tra i vari fornitori. Per ora, l’acqua continua a scorrere, ma il meccanismo del mercato è già in tensione.




