Pfas, la sentenza Miteni: undici condanne e 141 anni di carcere per l'inquinamento in Veneto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo quattro anni di dibattimento e sei ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Vicenza ha emesso oggi, 26 giugno, la sentenza che chiude uno dei più complessi processi ambientali della storia italiana. Undici imputati su quindici – tra manager e tecnici della ex Miteni di Trissino – sono stati riconosciuti colpevoli di aver inquinato con sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) le falde acquifere di tre province venete, in un’area dove quasi quattro mila morti potrebbero essere legate alla contaminazione. Le condanne, che superano le richieste della procura, vanno dai 2 anni e 8 mesi fino a 17 anni e mezzo, per un totale di 141 anni di reclusione e risarcimenti pari a 76 milioni di euro.

L’inchiesta, avviata oltre un decennio fa, ha ricostruito come per trent’anni migliaia di cittadini abbiano inconsapevolmente bevuto acqua contaminata, mentre la fabbrica – specializzata nella produzione di composti chimici per l’industria tessile e conciaria – continuava a rilasciare sostanze tossiche nel terreno e nei corsi d’acqua. I Pm Blattner e Fietta, che avevano chiesto pene per 121 anni e l’assoluzione di sei imputati, hanno visto la corte adottare un orientamento più severo, confermando la responsabilità penale per disastro ambientale e avvelenamento colposo.

Quattro gli assolti, per i quali i giudici hanno ritenuto non provata la correlazione diretta con le condotte illecite. Ma il verdetto, che arriva dopo un iter giudiziario segnato dal rischio prescrizione e da vuoti normativi sulla regolamentazione dei Pfas, rappresenta un precedente cruciale. Le sostanze, persistenti nell’ambiente e legate a gravi patologie, hanno compromesso un’area vasta tra Vicenza, Padova e Verona, dove ancora oggi si studiano gli effetti a lungo termine sulla salute.

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