Istat, la ricchezza delle famiglie italiane erosa dall'inflazione: -5% sul 2021

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La fotografia scattata dall'Istat sui bilanci delle famiglie italiane alla fine del 2024, benché mostri un ammontare complessivo di 11.732 miliardi di euro, rivela un paradosso economico di non poco conto. Se, infatti, a prezzi correnti si registra un incremento del 2,8% sul 2023, è soltanto depurando il dato dall'effetto dell'inflazione che emerge la reale condizione del Paese: il patrimonio netto reale, infatti, risulta ancora inferiore di oltre il 5% rispetto ai livelli del 2021. Un arretramento, questo, che trova la sua origine principale nella fiammata dei prezzi del 2022, la cui onda d'urto ha continuato a propagarsi negli anni successivi, erodendo il potere d'acquisto e comprimendo il valore della ricchezza accumulata.

Il peso dei prezzi costanti sul patrimonio

La lettura a prezzi costanti, che elimina la lente deformante dell'aumento generalizzato dei beni e servizi, costituisce l'unico parametro in grado di misurare l'effettiva evoluzione della ricchezza. Ed è qui che il bilancio, nonostante i timidi segnali positivi degli ultimi dodici mesi, si fa nettamente più critico, evidenziando come il picco inflazionistico non sia stato ancora pienamente riassorbito. La situazione, del resto, accomuna l'Italia alla Francia, uniche tra le principali economie europee a segnare un peggioramento nella ricchezza pubblica, in un contesto continentale che, per altri versi, mostra maggiore capacità di tenuta.

La dinamica tra immobili e attività finanziarie

Analizzando la composizione del patrimonio, le attività non finanziarie – guidate in larga parte dal valore delle abitazioni – hanno registrato un incremento dell'1,9% a prezzi correnti, confermando una tendenza di crescita che prosegue ormai da tre anni. Questo andamento del mercato immobiliare, tuttavia, non è bastato a compensare la perdita di potere d'acquisto della moneta, un fenomeno che ha intaccato anche la consistenza del risparmio finanziario. La ricchezza complessiva, pertanto, seppur le sue componenti mostrino segnali nominali positivi, nel confronto con la capacità di spesa delle famiglie si presenta sensibilmente ridotta.

Un divario da colmare rispetto alla crisi del carovita

Il dato, nella sua crudezza statistica, delinea un quadro di persistente vulnerabilità, simile per certi aspetti a quello che ha caratterizzato l'andamento dei salari lordi, anch'essi in ritardo nel recupero del terreno perduto. La ricchezza netta, dunque, pur muovendosi verso l'alto in termini assoluti, sconta ancora il ritardo accumulato durante la fase più acuta della crisi del carovita, quando l'inflazione ha agito come una tassa occulta sul patrimonio esistente. La lenta riconquista del potere d'acquisto rappresenta, in tal senso, la sfida principale per una ripresa solida della condizione economica delle famiglie.

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